ORSI ITALIANI MAGAZINE


La verita' di Paolo

Un racconto di Billy Joe

Quest'anno sono stato uno dei pochissimi italiani sfigati costretto a rinunciare al favoloso ponte del 25 aprile per dedicarsi al lavoro. Non e' che potessi farne a meno. I nostri potenziali investitori tedeschi sarebbero venuti a trovarci il fine settimana successivo (cosi' sono stato costretto a rinunciare anche al fine settimana lungo del 1 maggio!!!), quindi dovevo assolutamente preparare le pagine per la presentazione della nostra societa' in tedesco. Ero in auto e mentre le strade erano deserte, io mi incazzavo come un orso a cui era stato sottratto il miele. Non capivo come avessi potuto farmi coinvolgere nella gestione della visita, sono sempre stato una frana ad organizzare le cose ed il solo fatto che conosca sei lingue non basta a fare di me un anfitrione. Arrivando davanti ai cancelli della ditta, azionai il portone con il telecomando ed entrai.

Il piazzale era deserto e le tapparelle degli uffici tutte abbassate. Se dietro l'angolo fosse comparso un malintenzionato, o magari (magari!!!!!) un gruppetto di tre o quattro malintenzionati, sarei stato la loro vittima, avrei dovuto cedere alle loro richieste, magari subire le loro pericolose attenzioni.

Fantasticavo pensando ai cazzi cui stavo rinunciando e senza accorgermene, come se i piedi si muovessero da soli, oltrepassai le scale che portavano agli uffici del primo piano e mi infilai direttamente negli spogliatoi degli operai.

Un leggero aroma di sudore maschile del sabato precedente permeava ancora l'ambiente. Immaginavo il locale percorso da uomini completamente nudi che andavano e venivano, che fraternizzavano scherzando sulle dimensioni dei loro uccelli e sulla forma arrotondata dei loro sederi. Vedevo le docce occupate dai loro corpi, avvolti da nuvole di vapore che si contorcevano nel tentativo di insaponarsi e sciacquarsi, vedevo dietro di loro la fila di quelli che si preparavano a dare spettacolo, con gli asciugamani penzolanti sulle spalle massicce da camalli ed i loro attrezzi rilassati, penzolanti fra le cosce come batacchi di campanacci a riposo. Contro le pareti erano schierati i quindici armadietti dei magazzinieri e dei camionisti. Li passavo in rassegna e leggendo i nomi dei proprietari visualizzavo le loro facce: Mario, il magazziniere piu' appetitoso, aveva la mia eta'. Capelli a spazzola neri, con qualche pelo bianco, due occhi marroni bellissimi e duri, un viso gia' abbronzato dalla calura di aprile, lineamenti maschi, con un velo di barba nera ispida e pungente, un fisico da culturista pompato dal trasporto dei pesi anziche' dai bilancieri della palestra. Disordinatamente ammassate sotto il suo armadietto c'erano le infradito di gomma che usava per farsi la doccia e gli scarponi da lavoro con le calze di spugna arrotolate dentro. Aprii l'armadietto. Appesa al gancio c'era la canottiera che indossava spesso anche in quei giorni. Era di un bel verde militare, senza maniche, cosi' poteva sfoggiare i suoi bicipiti con quelle troie delle mie colleghe impiegate. Se solo avesse saputo che mi faceva morire ogni volta che mi salutava e mi sorrideva e ogni volta che dovevo andare da lui per chiedergli un favore, per farmi fare un lavoretto da quelle mani bellissime ed esperte di meccanica. E se solo avesse immaginato che bel lavoretto avrei potuto fare io per lui se solo me lo avesse chiesto. No, ma che chiedere..mi doveva obbligare. Mi doveva sottomettere ai suoi voleri ed io gli avrei ceduto subito. Mi tolsi la polo e presi la sua canotta rammendata. Annusai il suo odore e il pisello comincio' a palesare la sua incomoda ed ingombrante presenza. Mi spogliai completamente e mi rivestii con la sua canotta. Ero inebriato dal suo sudore. Indossai le sue infradito e cominciai a pompare un po' di flessioni affondando il naso nei suoi calzettoni. Volevo regalargli un po' del mio corpo cosi' che il martedi' successivo, al rientro, potessi osservarlo mentre si portava addosso un po' di me. Sarebbe stato come tenerlo abbracciato forte a me. Rimisi a posto ogni cosa e con le infradito di Mario ancora ai piedi, con il tarello ormai teso e rigido, aprii l'armadietto di Gianni. rimasi folgorato. In fondo all'armadietto Gianni aveva dimenticato i suoi slip. Li afferrai. Erano ancora umidi del suo sudore. All'interno dello slip, sul davanti, era rimasto qualche pelo riccio. Lo slip aveva mantenuto la forma del randello e delle palle che aveva contenuto il sabato precedente. L'odore era tipicamente di sudore, acre, disgustoso, ma eccitante come nessuno. Gianni era un quarantenne di taglia molto grossa, un orso favoloso con una foresta fittissima sul petto e sulla schiena. Mi infilai i suoi slip in testa, con il naso e la bocca infilati nel loro davanti. Cercai con la lingua di assaporare un po' della sua maschia virilita', ma il forte odore della sua urina copriva ogni altra cosa. Gianni mi piaceva molto. Una accoppiata Gianni-Mario poteva trovare posto quotidianamente nei miei sogni. Il mio pisello cominciava a gocciolare. Mi asciugai con gli slip di Gianni e li riposi dove li avevo trovati.

L'armadietto successivo era di Alessio, un marcantonio di 1,90, che se aveva tutto in proporzione... Improvvisamente udii il motore del cancello elettrico che si stava aprendo. Nudo, con il cazzo in tiro e gocciolante e con indosso le infradito di Mario, sbirciai dalla finestrella e vidi una grosso moto rossa lucente che stava parcheggiando ed un bestione in tuta di pelle nera con stivaletti e casco neri che scendeva dal bolide, aitante come un buttero maremmano. Mi rivestii di corsa, diedi una bella leccata alle infradito di Mario, un ultimo sguardo a quella stanza che quella notte avrei sognato piena di operai nudi che avevano appena gettato a terra i loro abiti da lavoro sudati e puzzolenti e stavano a guardarmi mentre mi spogliavo per loro e mi gettavo ai loro piedi per raccoglierli con la bocca fino all'ultimo indumento. E mentre il cane Billy si muoveva a quattro zampe fra le loro gambe pelose e muscolose, a turno, qualcuno di loro avrebbe potuto approfittare del mio buchetto per far sfogare un computer. La moto era quella di Paolo. Il mio collega Paolo era un uomo di quarantadue anni, sposato, due figli ed un terzo in arrivo, una vera macchina per sesso che la fortunatissima moglie si scopava quasi ogni giorno ma che io, fino a quando accadde, potevo ammirare solo da lontano. Me la immaginavo ogni giorno, ogni fottutissimo giorno che me lo vedevo seduto al tavolo, a pochi metri da me. Lui che pompava la sua maschia energia fra le cosce della moglie che guaiva come una cagna mentre lei gli affondava le unghie laccate nella schiena e gli stropicciava le natiche muscolose. Lui era spietatamente dentro di lei, ansimando e pompando, gemendo e sudando, le allargava la vagina con la sua mazza di carne e acciaio, entrava ed usciva instancabile, sfregandole velocemente le pareti strette ed irritate con il suo randello. Lei allo spasimo, ruotava gli occhi all'indietro ed un rivolo di bava le usciva dalla bocca. Come avrei voluto che la natura mi avesse fatto donna e come avrei voluto essere succube di quell'animale, stretto fra le mie cosce. Era un uomo piuttosto rozzo, con una risata grossolana ed un lessico elementare, ma aveva due labbra carnose e lucide, un bellissimo mento pronunciato e una testa di riccioloni brizzolati rasata accuratamente che mi facevano eccitare ogni mattina, quando sentivo il suo vocione e poi lo vedevo avanzare verso di me. Mi guardava e sorrideva.

-Ciao Billy!!!-

-Ciao Paolo, tutto OK?-

-Tranqui Billy!!!- e si avvicinava dandomi una pacca sul mio pettorale sodo e villoso.

Aveva due spalle da contadino larghe e massicce ed un petto ampio e glabro, una vita sottile, pesantemente marcata da addominali duri e sviluppati. Il sedere... beh, da morirci dietro. Sporgente e tondo, normalmente vestito da calzoni stretti dai colori vivaci. Solitamente il batacchio non era molto visibile ma era una gran bel matterello nodoso e scappellato. Quella mattina soleggiata appoggio' il casco sul manubrio della moto. Era bello come un dio. Sembrava che i suoi occhioni verdi brillassero come smeraldi nel mezzo del piccolo angolo ombreggiato dove aveva parcheggiato. Si tolse il fazzolettino rosso fuoco dal collo e comincio' ad aprirsi la cerniera della tuta. Indossava una polo blu, molto aperta sul petto. Al centro della valle di quel massiccio montuoso dei suoi pettorali sviluppati, brillava la piccola croce in oro appesa al cordino di pelle intriso del suo aromatico sudore. La lampo scivolo' fino all'inguine. Paolo estrasse dal bauletto i suoi sandali di pelle e li getto' a terra. Si tolse gli stivaletti in gomma e si calo' la tuta sfoggiando due bellissimi bermuda color crema sui quali i due polpacci pelosi e scolpiti e le caviglie sottili e sensuali facevano una gran bella figura. Si abbasso' per raccogliere il tutto porgendo alle mie voglie il suo bel sedere. Gli sarei saltato addosso subito, ma Paolo fece in un attimo e si diresse verso gli uffici guardando la mia auto parcheggiata poco lontano. La porta a vetri si apri' automaticamente ed il rumore dei suoi passi nell'atrio e poi sulle scale giganteggiavano nel silenzio immenso dell'edificio vuoto. Io me ne restavo seduto alla scrivania osservando lo scalone che dava accesso all'open-space degli uffici. Avevo la camicia ancora aperta e l'uccello ancora in tiro per la scena del parcheggio cui avevo appena assistito. La sua bella testa rasata apparve all'orizzonte sorridendomi e velocemente la sua imponente massa muscolare spinta dai due glutei possenti sali' fino al pianerottolo. Io lo guardai senza fiatare e con il cuore che mi scoppiava. Gli saro' sembrato un idiota ma non potevo distogliere lo sguardo dalle sue belle caviglie e dai suoi polpacci muscolosi.

-Ciao Billy!!!- e corse verso di me, come camminando a piedi nudi su di una spiaggia sassosa e venne a darmi la sua pacca quotidiana sul petto. Cominciai a sudare.

-Ciao Paolo, sei in tenuta estiva?-

-Cazzo!!! Fa gia' un caldo da morire!!!! Sono venuto in moto perche' cosi' dopo me ne vado un po' in giro. Minchia!!!! Ma cos'hai sul petto, una foresta?-

-Si, la giungla della Malesia. Se ti avvicini vedi Sandokan che salta da un albero all'altro.-

Paolo fece una delle sue risate grasse e sboccate e giro' i tacchi andando a sedersi al suo tavolo. Quelle natiche in movimento mi ipnotizzavano e avrei leccato quei polpacci muscolosi per tutto il giorno. Quando rimaneva da solo con me aveva l'abitudine di restare alla scrivania con i piedi poggiati sul tavolo, spesso senza scarpe. Comincio' a telefonare in Germania nel suo stentatissimo inglese ed appoggio' rumorosamente i talloni sulla scrivania divaricando le gambe e palpeggiandosi ripetutamente il pacco. L'avevo di fronte a me, seguivo con lo sguardo la peluria scura delle sue belle gambe robuste e cercavo di sbirciare al di sotto dei bermuda per vedere il piu' possibile. Io e Paolo c'eravamo gia' visti nudi. Nell'inverno appena trascorso avevamo frequentato la palestra vicina all'ufficio. Un posto fetente, come tutto il quartiere, ma molto a buon mercato, frequentato da tipacci pompati nella testa e nel fisico. La sera dopo il lavoro andavamo a scaricare la tensione su bilancieri e tappetini, a passarci gli asciugamani ed il sapone sotto la doccia, a massaggiarci reciprocamente la schiena dopo qualche ora ininterrotta di allenamento. Spesso di faceva un bagno turco insieme e poi si andava a mangiarci una pizza. Mi piaceva toccare il suo corpo e a lui piaceva farsi palpeggiare da me. Non sapeva che ero frocio, o forse non gliene importava granche' o forse non aspettava che un gesto, una confessione da parte mia per fottermi o farsi spompinare a dovere. Non sapeva ma non poteva sfuggirgli la mia imbarazzante erezione che mi provocava quando gli accarezzavo le spalle ed i bicipiti e poi scendevo lungo il suo costato muscoloso fino a massaggiargli i fianchi e lui gemeva di piacere con le braccia appoggiate al muro ed il getto della doccia sulla testa. Poi quando toccava a me, con un randello che stava per inondarlo di sperma tanto era duro e gonfio, egli mi pettinava delicatamente il pelo rossiccio della schiena ed avvertivo le sue gambe fra le mie, cercando si sporgere un po'di piu' il mio sedere nel tentativo di sfiorare la punta del suo grimaldello. In questo modo passavano le rigide (in tutti i sensi) serate invernali. Lui tornava a casa e si sfogava chiavandosi la moglie, io aspettavo che lui mi salutasse per tornare dentro e masturbarmi sotto la doccia, magari ai piedi di un muscoloso e sordido personaggio che spompinavo gratuitamente e sul cui corpo leccavo l'acqua intrisa di sudore che gli colava addosso.

Paolo mi guardava mentre io lo osservavo di nascosto al di sopra dello schermo del mio pc e si stropicciava il cazzo muovendo le natiche sulla poltroncina. Termino' la telefonata ed ando' nel bagno sbuffando:- Cazzo che caldo che fa!!!-

Fui tentato di seguirlo e finsi di andare al distributore delle bibite. Quando udii la porta del cesso chiudersi non potei trattenermi dall'osservare dal buco della serratura. Lui era dentro che si stava togliendo la maglietta. Ricordavo bene ogni fascio muscolare della sua schiena e con mia grande eccitazione lo vidi sfilarsi i bermuda. Era completamente nudo e si gettava addosso dell'acqua fresca. Le goccioline scorrevano lungo le sue cosce e si infilavano nel taglio del suo bellissimo sedere. Teneva le gambe leggermente divaricate aspettando che le goccioline della schiena gli rinfrescassero il buco. Rialzo' il busto e gli guardai il petto riflesso nel grande specchio. Aveva due bei pettorali e due capezzolini appuntiti e duri, inturgiditi dall'acqua fredda che si era spruzzato addosso. Ero troppo impegnato a spiare il suo corpo e non mi resi conto che il suo bellissimo cazzone adagiato sui due testicolo pelosi, si stava pericolosamente avvicinando alla porta.

Apri' di scatto ed io rimasi imbarazzatissimo in ginocchio all'altezza del suo tarello.

-Che cazzo stai facendo?- Chiese con molta brutalita'.

-Io...io.....- Balbettai come un idiota.

-Mi stavi spiando al cesso? Cosa sei un frocio?-

-Perdonami Paolo, non volevo..-

-Non volevi farti scoprire!!!- Rispose in maniera secca. E richiuse la porta.

Mi veniva da piangere. Come avevo potuto farmi scoprire in questo modo e con quale coraggio avrei potuto ancora guardarlo in faccia? Mi sentivo morire. Pensavo a quello che avrebbe detto ai colleghi ed ero deciso a fuggire. Mi rialzai e la porta si riapri' nuovamente. Paolo era ancora completamente nudo. Mi si avvicino', mi apri' la camicia e me la tolse guardandomi negli occhi.

-Paolo, ti prego.....cosa..-

-Un cazzo!!! Fatti guardare, spogliati!!- E resto' a guardarmi mentre mi slacciavo i pantaloni e li lasciavo cadere ai miei piedi. Mi sfilai gli slip ed il mio cazzo che aveva gia' sporcato l'intimo, finalmente fu libero di mostrarsi.

-Adesso che siamo nudi che cosa vogliamo fare?-

-Paolo, ti prego perdonami, io non volevo. Lasciami andare via, non mi vedrai mai piu'.-

-Sei un coglione!!!! Credevi che non mi fossi accorto di nulla?- Prese a schernirmi.

-Lo sapevi? Sapevi che sono frocio?- Annui' sorridendo. -E perche' non mi hai mai detto che sapevi?-

-Perche' mi piaceva giocare con te. Mi piaceva fartelo rizzare sotto la doccia e mi piaceva provocarti.-

-E cosi' tutte le volte che andavamo in palestra insieme ti sei divertito a torturarmi.-

-Si, ma adesso basta. Se vuoi scopiamo.-

-Ma tu sei frocio?-

-Sono bisex, mi piacciono le donne, ma anche i bei fustacchioni come te.- E allungo' una mano afferrandomi l'uccello. Prese a segarmelo.

-Che bel cazzone!!!! Ti piace cosi'?- Mi guardava negli occhi e sfregava la sua bella mano sul mio manico. Gli afferrai la testa e avvicinai le sue labbra alle mie. Ci baciammo a lungo, intensamente. Paolo appoggio' le mani sulle mie spalle e dopo averle accarezzate per bene mi spinse giu', in ginocchio. Io mi trovai faccia a ...faccia con l'oggetto della mia libidine e lo presi in bocca gia' bello scappellato e ancora gocciolante di acqua. Perdetti in quell'istante ogni contatto con la realta'. La mia lingua solleticava una salciccia che si drizzava e si induriva sempre di piu'. Aveva un buon sapore e l'aroma di pulito del suo pube mi faceva impazzire come un'ape attorno ad un cesto di fiori. Lo sentivo gemere, sentivo i suoi rantoli di piacere. Urlava di piacere, senza alcuna inibizione. -AAAAHHHH!!!!! Sei fantastico.....se solo..lo avessimo fatto prima....!!!-

Eravamo da soli in tutto l'edificio. Le sue dita mi penetravano la carne delle tempie e mi trapanavano le ossa del cranio nel tentativo di affondare dentro la mia bocca vorace tutta la sua canna di una ventina di centimetri. Afferravo con forza le sua natiche muscolose ed erano tanto forti i suoi spasmi che le mie dita rimanevano bloccate nel solco del suo sedere. Le dita mi dolevano perfino, e il suo culo e le sue cosce si imperlavano di sudore caldo e scivoloso.

-Sei un sfottuto pompinaro da competizione!!!!- Ansimava. Ed io tanto avrei voluto rispondergli che erano anni che speravo di assaggiare una cerchia come la sua. Lo guardavo mentre lui continuava a pomparmi in bocca un liquido salato e trasparente.

-Voglio infilartelo nel culo!!!-

Mi sollevai e mi appoggiai alla mensola della finestra del corridoio. Mi penetro' con fatica, la sua cappella era quanto di piu' grosso mi capito' di prendere ed a poco servi' la lubrificazione che con la mia saliva avevo fatto a tutta la canna. I palestrati gonfiati all'estrogeno ce l'hanno piccolino, ma Paolo ce l'aveva come uno stallone.

La prima botta mi fece gridare.

-Ti supplico, fai pianoooo!!!! AAAAHHHH!!!!- Lo implorai, ma egli non sentiva piu' ragioni. Ormai comandava il suo istinto bestiale, la sua voglia, il suo piacere. Io non ero che una voce lamentosa, non ero che una vacca da montare e mentre strappavo le tende della finestra per il dolore atroce che stavo provando, lui devastava il mio buco provocandomi lesioni dolorose. Riusci' a fottermi fino in fondo, percepivo i peli del suo pube attorno al mio buco ed io inarcavo la schiena nel tentativo di favorire la sua energica penetrazione. Funziono'. Il piacere che mi dono' fu immenso, mi scopava da dio e mi afferrava i capezzoli mordendomi il collo. Ora non avvertivo piu' alcun dolore e con il cazzo gocciolante spandevo liquido contro il termosifone e sul pavimento. Mi monto' per almeno quindici minuti, insaziabile e solo dopo alcune energiche botte mi abbraccio' il petto restando dentro di me fino a quando non si fu rilassato. Erano parecchi mesi che non trombavo con un mandingo di quelle dimensioni, ma ero felice e sudato di avere soddisfatto il mio uomo.

-Che gran puttana!!!- Ansimo'. E mi volto' di scatto verso di lui.

Ai miei piedi c'erano sperma e qualche goccia di sangue. Si inginocchio' fra le mie gambe e me lo meno' schizzandosi in viso qualche goccia del mio seme. Ingoio' il mio cazzo succhiando la mia vita e portandomi ad una veloce erezione sulla quale comincio' a giocare con la lingua.

-Continua, ti scongiuro!!!! MMMMsssiiiii!!!! Sei un gran pompinaro anche tu!!!- Ed era inarrestabile, sentivo al sua lingua flagellarmi la cappella, sentivo i suoi denti stringermi il glande troppo grosso per la sua bella bocca.

Gli sborrai in gola e mi accasciai sul pavimento ai suoi piedi, esausto. Lui si sedette accanto a me accarezzandomi il petto e sorridendo teneramente. Il suo petto sudaticcio colava e mi gettai sui suoi capezzoli leccando il suo sudore salino e provocandogli un lungo sospiro. Si sdraio' a terra allargando le braccia e io chinai il viso sul suo torace ascoltando il battito accelerato del suo cuore.

-Andiamo di sotto a farci una doccia, come quando andavamo in palestra insieme?- Propose. Lo guardai sorridente ed annuii.

-Poi dobbiamo ripulire tutto qui.-

-Cazzo ti frega, siamo soli!!- Balzo' in piedi e con una agilita' straordinaria corse verso lo scalone.

-Prova a prendermi Billy!!!!- Il suo vocione roboante mi trascino' nel carnevale.

Mi alzai ridendo del suo comportamento infantile e corsi giu' per le scale nel tentativo di raggiungerlo. Lui mi attendeva ai piedi della scala. Lo raggiunsi e ci abbracciammo. Restammo stretti di fronte alla vetrata buia del centralino guardandoci riflessi per qualche minuto. Ci dirigemmo tutti nudi, toccandoci e baciandoci verso gli spogliatoi dei magazzinieri per farci una bella doccia.

Quel giorno non lavorammo molto, ma in compenso ci divertimmo tantissimo, talmente tanto che nessuno di noi si ricordo' di spegnere le telecamere a circuito chiuso che registrarono ogni nostro movimento, da quando mi inginocchiai davanti alla porta del bagno fino a quando ci infilammo negli spogliatoi uscendone, sempre nudi ed abbracciati un paio di ore dopo.