ORSI ITALIANI MAGAZINE




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Questa pagina contiene immagini di nudo maschile e testo a contenuto omoerotico: e' pertanto riservata a persone maggiorenni

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Vent'anni dopo

Un racconto di kikiM


I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.


Fu la più bella chiusura di stagione fatta. La ricordo sempre con emozioni speciali.

Il giorno in cui io e Pietro chiudemmo il villaggio, ci fu una lacrimuccia. Ma con lo scambio dei numeri di telefono ci fu la promessa che ci saremmo rivisti. Presto.

L'occasione fu 3 settimane dopo per un congresso a cui partecipavo, ad un'oretta di strada da dove abitava lui. Lo invitai come mio aggregato.

Erano 3 giorni e temevo che, conoscendo un po' la sua discrezione, visto che saremmo stati sempre insieme ed in pubblico, avrebbe trovato una scusa.

Invece no. Ne fu contento e io 1000 volte di più.

Disse che si stava godendo un mesetto di pausa e nel frattempo cercava un nuovo lavoro, quindi era libero e sarebbe stato – testuali parole - “tutto mooolto interessante (con tono che chiaramente alludeva piacevolmente ad altro oltre alla conferenza)”

Io avevo già trovato lavoro per la stagione invernale a Sestriere ed ero riuscito a trovare lavoro anche a lui nello stesso stabilimento. Non dissi nulla. Aspettavo di incontrarlo per dargli questa notizia.

Ma la vita, spesso non gira come si pianifica.

Un paio di giorni prima del congresso, ci sentimmo per stabilire dove incontrarci per poi andare in albergo insieme. Dopo aver stabilito luogo ed ora, Pietro mi fa con enfasi “Ho una novità! Ho trovato lavoro tra 10 giorni mi imbarco su una nave da crociera per 4 mesi.”.

Rimasi deluso lo ammetto. Per fortuna il suo entusiasmo era contagioso ed i giorni di congresso fu come la chiusura giù in Puglia.

Solo una volta chiesi se fosse convinto della scelta, lui scanzonato disse “Sarà una bella avventura.... e pure bei soldi!!” Da quel momento non decisi di non dir nulla del lavoro in montagna. Giovane ed avido di esperienze, aveva tutto il diritto di scegliere la sua vita.

Ma, come nella canzone di Rino Gaetano “non persi neanche un minuto per fare l'amore” con lui. Perchè con Pietro c'era una magia mai vista. Tutto era semplice ed eccitante allo stesso momento.


Arrivati in camera, il tempo di adagiare le valigie che fummo uno addosso all'altro.

Erano 3 settimane che ero in astinenza (l'auto erotismo non conta, giusto ahah!) e mi dissetai della sua bocca voglioso di sentire la sua lingua “lottare” con la mia.

Ancora vestiti ci buttammo a letto. Nulla importava in quel momento, se non stare avvinghiati.

Ti voglio...” sussurrò all'orecchio e con le mani slacciò pantaloni e li abbassò quel tanto da prendere il pisello eretto e portarlo fuori “e anche tu.....senti come sei bagnato!” lubrificando l'asta con il mio pre-cum.

In quel istante non capii più niente. Mi stacchai da lui e vestito ma col cazzo duro dissi “prendo i condom, tu spogliati” e aggiunsi un occhiolino.

Li presi dalla tasca esterna della valigia e subito ne indossai uno. Mi giro e mi tuffo a letto lui era nudo solo dalla cintola in giù, ma mi prese tra le sue braccia e iniziò a baciarmi senza mollare la stretta.

Poi mi allontaò un attimo e gettò le sue gambe sulle mie spalle e disse “ti prego, facciamo l'amore... subito!”

E risposi “lasciami spogliare...” ma insistette dicendo “per quello c'e tempo dopo. Adesso è per far l'amore”. Quasi cone la canzone di Rino Gaetano, pensai

Non me lo feci ripetere. Con le sue gambe in spalla, entrai in lui e lo facemmo cosi, mezzi vestiti.

Io mordicchiavo le sue cosce nude, lui i miei lobi.

Mi tirò su un po' la camicia e le sue mani presero le mie manigliette dell'amore. Aver scoperto la pancia, mi fece sentire il suo cazzo duro contro di me. Questo mi spinse a muovermi ancora di più per con tutto il busto, spalle e ventre per dargli piacere.

Le miei cure furono ripagate. Il suo calore corporeo inondava il mio petto a getti. Cercai la sua bocca e lo baciai. Lo baciai immensamente per ringraziarlo, finchè anche io raggiunsi l'estasi e affondai il volto sul suo petto, tra le sue braccia.

Ci stendemmo a letto, vicini e dopo 10 minuti di silenzio disse “pensa se entrasse qualcuno ora e ci vedesse così: tu praticamente vestito e io praticamente nudo ”ed io risposi “Direbbero che questi non hanno capito bene come di fa il sesso protetto ahah!”

Come la chiusura del villaggio turistico, furoni giornate di lavoro e serate di spese a fare all'amore.

L'ultima mattina, in doccia, assieme, gli aprii un po' il mio cuore facendogli sapere quanto gli volessi bene e augurandogli il meglio sulla nave da crociera.

Pietro ricambio con un bacio speciale e disse un semplice “ti voglio bene” che era carico di sentimenti che la sua giovane età non sapeva ancora esprimere.

Lo stesso bacio arrivò inaspettatamente quando ci lasciammo al parcheggio. Si avvicinò, mise una mano sulla mia nuca e mi baciò con la lingua. Aggiunse un “Fai il bravo. Ci sentiamo presto” e ci salutammo.


Nel periodo a seguire, ci sentimmo spesso (seguii il suo viaggio per prendere servizio in nave, e il successivo cambio di nave andando ai caraibi, perdendo pure del bagaglio).

Questo fino a poco prima di pasqua, quando mi apprestavo a chiudere la stagione invernale. Poi più nulla. Mie chiamate o sms non avevano mai risposta.

Fu un periodo buio. Non avere riscontro dopo aver messo tanto l'uno nell'altro, fu per me destabilizzante.


L'estate tornai al villaggio in Puglia ma non ricordo come sia passata.

Finchè non conobbi Leandra.

Fu l'unica a capire che c'era un'ombra cupa su di me e riusci a darle spintone e svoltare la vita.

La frequentazione fu intesa e fu lei a trovarmi un nuovo lavoro: quello di ispettore d'hotel in incognito. Valutavo i servizi e la qualità percepita di varie catene di hotel in giro nel globo.

Mi piaceva un sacco e quando tornavo non vedevo l'ora di stare con lei. Avevo capito di aver trovato l'amore. Quello puro, quello che a cui non importa cosa hai fatto, ma chi tu sia. Fui franco e le raccontai tutto di me fino ad Pietro. Lei fece altrettanto (compreso un festino di 10 donne per un solo stallone).

Così, tempo 3 mesi ci sposammo e continuai a fare l'ispettore per il mondo. Ma non più come single, ma come coppia in viaggio (il che dava meno sospetti ai concierge e rendeva tutto più facile).

Io dovevo andare in giro per lavorare mentre lei riusciva a lavorare nonnostante fosse sempre in giro. E l'equilibrio creato ci piaceva... tanto che non tardarono ad arrivare le nostre stelle: le gemelle Edda e Anne (o Dada e Nena, come le chiamavamo a casa).

Per un anno Leandra stette a casa con le gemelle mentre io volavo di qua e di là ma poi, la ferale notizia.

I malesseri di Lea sviluppati durante la gravidanza indicarono che fosse affetta dalla malattia di Huntington, malattia degenerativa genetica senza cura.

Questo ci spinse a fare una decisione ferma: far vivere a Lea e alle gemelle una vita piena. Così grazie al mio lavoro non fummo più una coppia in viaggio, ma una famiglia in viaggio e ciò mi permise di andare a valutare, come ispettore, altri aspetti degli hotel.

Viaggiammo facendo esperienze, uniche tutti assieme fino ai 6 anni di Dada e Nena. Poi la malattia iniziò a colpire duro.

Rientrammo in italia e ci sistemmammo. Lea, nonostante la malattia seguiva le figlie con inserimento a scuola e io, forte dell'esperienza e contatti da ispettore, aprivo una mia agenzia di“ospiti in incognito” per valutare gli alberghi.

In un anno, tutto cambiò. Lea ci lasciò e io mi dedicai completamente alle gemelle. Il mio lavoro era prevelentemente di coordinamento ora (erano i miei agenti che viaggiavano e giudicavano i servizi in segreto), io cercavo nuovi clienti e facevo qualche incursione solitaria in italia e/o assieme a Dada e Nena durante le loro vacanze.


Solo dopo una decina di anni iniziai a concedermi qualche svago sessuale nelle mie uscite lavorative. Le gemelle oramai adolescenti sapevano badare a casa per 2 giorni e comunque i nonni erano lì vicini.

Non nego che tornare a soddisfare i piaceri della carne non fosse bello ma avevano un sapore diverso rispetto alle conquiste dei villaggi.

Le donne non mi interessavano, l'unica che mi eccitava con cui fare di tutto e di più, senza vergogne o tabù era Lea.

Mi dedicavo ai maschi (quelli veri!). Nel corso degli anni ho visto l'evolversi della comunità e cultura gay, ma che odio quelli che per affermarsi e mostrare il loro orgoglio sono convinti che bisogna parlare di moda, gossip ecc.

Le mie avventure per fortuna, erano sempre con persone vere, dotate di pensieri e desideri che vanno oltre alla marca di vestiti.

Dada e Nena si facevano sempre più grandi e arrivò il momento in cui la mia presenza era marginale: l'università. Nena a Bologna indecisa fra medicina o chimica, Dada a Parigi a fare lingue.

Questo cambiamento mi consentì ad ampliare il mio raggio di azione nel lavoro, tornando sul campo internazionale,o quanto meno europeo. Anche in ambito interpersonale ahah!

Memorabile fu l'americano che voleva avere un vero daddy bear italiano (in Italia)!

Certo, rispetto a quando gestivo i villaggi il mio corpo è cambiato un po': i capelli sono andati (forse troppo testosterone ahah!) ma ho compensato con una barba ben curata, c'è qualche kg in piu che con l'immutato petto villoso mi permette di entrare nel mondo bear.

Comunque sia, Jason ha apprezato tutto ahah!

Lui era un gran palestrato con la pelle color ebano, liscia e calda. Quasi 2 mt di uomo, che quando mi ha visto ha subito iniziato a fare avances. E alla fine, dopo una birrette dopo cena, mi prese e disse “domani parto, ti voglio daddy bear” e tastando il pacco aggiunse “lo so che ti piaccio”.

In camera mi spogliò lui, voleva farlo per scoprire lui il mio corpo. Quando vide il mio petto, affondò il viso nel mio pelo e andò a cercare i capezzoli.

La sua lingua era magica, furono turgidi tutto d'un colpo. Gli tolsi tutto e questo marcantonio mi sollevò per portarmi a letto.

La sua magica lingua assaggiò tutto il mio corpo. Il suo pisello nero mostrava una punta rossa, come una rosa. Fu il mio turno di assaggiare e feci sbocciare del tutto la rosa, scappellando la punta e prendendomi cura di tutta la sua corona.

Ad un certo punto, si alzò e mi chiese di seguirlo in bagno. Pensavo volesse andare in doccia, ma invece si sedette sulla tazza. Ammirai il suo corpo scolpito, con la luce che evidenziava il rigonfiamneto di ogni muscolo e il tono scurissimo della pelle. E per un attimo mi chiesi cosa possa trovare in me, io che sono inbolsito.

Lo scoprii poco dopo. “adoro il corpo bianco e peloso... io sono glabro e non posso avere questo ben di dio” disse passandomi la mano dall'ombelico fino al collo e facendomi sedere a cavalcioni sulle sue gambe tornite.

Mi massaggiò le braccia e poi cominciò a segarmi. “Vieni qui” disse battendo la mano sui suoi addominali. Presi il suo attrezzo ed anche io lo masturbai “anche tu devi godere” dissi.

Si daddy bear”. Non ci volle molto che emise un abbondante getto, 7/8 schizzi che caderono sulla sua pelle scura e anche sul mio pelo del petto. Ciò fu l'apice del suo piacere. Leccò il suo seme dal mio petto e rimase col volto contro me.

Con un sussurro, gli feci capire che stava arrivando il mio momento. Si allontanò un pochetto per far sì che potesse vedere. La sua mano era praticamente ferma, mi muovevo io per raggiungere l'orgasmo. Una mia mano che si aggrappava alla sua spalla, l'altra che stuzzicava un capezzolo nero.

I miei schizzi si unirono a i suoi ed avendo le mani libere gli feci un massaggio al suo statuario busto usando lo sperma comune come fosse olio.

Dopo una doccia condivisa con molto sapone e molte coccole sotto l'acqua calda, mi salutò con un “sarai sempre ne mio cuore daddy bear” e tornò alla sua stanza.


La mattina non lo vidi nella hall. Un pizzico di dispiacere, ma mi dissi che fosse meglio così: un stupendo ricordo della cittadina di L.....

Fui paralizzato.

Era un secolo che non ci pensavo: è la città di Pietro!

Rimasi sovrapensiero per tutto il check-out e al momento di uscire mi passò vicino un uomo dell'albergo che richiamò qualcosa alla mente. Quando fui in macchina, un'illuminazione. Quello ERA Pietro !

Ne ero quasi certo, per poco non scesi e corsi di nuovo in hotel.

La parte razionale del cervello ebbe la meglio in quel istante, ma tornato a casa ed in agenzia, mi diedi da fare per avere informazioni sull'albergo.

L'istinto aveva ragione: era lui. E non solo ci lavorava, l'albergo era suo. Complimenti al ragazzo, la mia valutazione era alta.


La voglia di tornare lì era molta. Però l'idea di mostrarmi lì, chiedere di lui, magari l'imbarazzo di non riconoscersi mi fece desistere.

Studiai un piano. Feci finta di inviare un invito a tutti i clienti dell'agenzia per assistere al convegno degli albergatori (si, proprio quello in cui lo vidi per l'ultima volta!), ma in realtà lo mandai solo a lui con richiesta esplicita di conferma per l'alloggio. Se non avesse risposto avrei dovuto farmi coraggio e tornare da lui.

La fortuna fu dalla mia parte. Dopo qualche giorno ricevetti sua conferma e proseguii con il piano.

Prenotai una camera a nome di entrambi e inviai gli estremi ad Pietro barando sull'orario di check-in. Infatti io sarei già stato li, mentre lui sarebbe potuto arrivare solo nel pomeriggio. Così avrei potuto intercettarlo, presentarmi e sperare che i vecchi tempi gli tornassero alla memoria.

Il fatidico giorno arrivò.

Arrivai in hotel, presi la chiave e salii al quarto per posare i miei bagagli in camera. Dopodichè richiusi e riportai la chiave in hall con preghiera (e lauta mancia, si sa come va il mondo no?) di non proferire nessuna parola sul mio arrivo o sul secondo ospite della stanza. Tornai al 4 piano, mi sedetti nel salottino da cui si poteva vedere l'ascensore e la porta di camera. L'agitazione cresceva con il passare del tempo.

All'ennesima apertura dell'ascensore, finalmente, arrivò Pietro.

Era cambiato, ovvio, ma i capelli corti avevano lo stesso taglio di allora. Si era irrobustito e aveva un filo di barba incolta.

Si diresse alla camera e riconobbi la sua andatura. Anche io mi alzai. Nel momento in cui inseriva la chiave, dissi con la salivazione a zero “Scusi, signor A....” non riuscii a terminare la frase, perchè un “PIETRO!!!!” risuonò nel corridoio. Pietro mollò la valigia lì dove era e corse verso di me abbracciandomi stretto stretto.

Ehi, anche tu al congresso? Che ricordi, ci pensavo in macchina... che coincidenza, trovarsi sullo stesso piano” disse

Ehm... non proprio coincidenza” feci imbarazzato, e poi proseguii “se entri nella camera che ho prenotato ti spiego tutto”

Che hai prenotato tu?” rispose incredulo mentre lo spingevo verso la porta.


Entrati, spiegai che ero stato al suo albergo, in seguito il mio piano per vedersi in un ambiente neutro e che se tutto ciò gli avesse dato fastidio io me ne sarei andato e la camera era tutta per lui (nonché pagata).

Rimase in silenzio e non capii cosa potesse succedere. Si avvicino a braccia aperte e mi strise a se dicendo “sono passati 20 anni, credi che ora ti lascerei andare via per così poco?” e mi diede un bacio a stampo sulla pelata.

Quante cose da raccontare....” disse.

Sì” continuai io, “lo facciamo a cena? Avrei prenotato anche quella...”

Tra quanto dobbiamo essere là? Riesco a fere una doccia?”

si. Se veloce, si” risposi

sarò un lampo!” disse

Si spogliò velocemente davanti a me, restando in mutande. Prese il necessaire dalla valigia ed entrò in bagno. Quella vista mezzo nudo mi suscitò una certa eccitazione. “Avevo visto bene” pensai accendendo la tv “ ora le maniglie dell'amore ce le ha pure lui. Ahah!”


Finita la doccia, usci con solo l'asciugamano addosso e gli riportai il mio pensiero sulle maniglie e lui rispose col suo largo sorriso“ti ho preso a modello!!”

Andammo a cena fuori. E iniziammo a parlare come se ci fossimo visti l'ultima volta appena 2 settimane prima.

Pietro fu costernato quando gli venne in mente che quell'anno non potè più chiamarmi. Ai caraibi gli avevano fregato il telefono e così tutti i numeri. Al rientro in italia aveva provato a cercarmi alla ditta del villaggio, ma ero già andato via.

E così raccontai della mia vita, di Lea e delle gemelle. E lui mi raccontò di come aveva preso l'albergo assieme al suo ex, che dopo 2 anni lo ha mollato e ha dovuto chiedere aiuto alla famiglia per non farselo portavia.

Per raccontare tutto questo, la cena non fu sufficiente, ci fu una lunga passeggiata che ci riportò all'albergo.

In camera, chiusa la porta, lo presi con me e lo abbracciai. “Grazie” sussurrai “grazie di non avermi mandato via”

Grazie a te di avermi trovato. Ti voglio bene e te ne ho sempre voluto”.

Ora” disse scioglendosi dall'abbraccio “organizziamci per la notte. Tu da quale lato dormi? E direi che andiamo a letto nudi, tanto lo sappiamo che faremo l'amore, giusto?”

S-si, direi di si” dissi in preso in contropiede, con un sorriso sognatore e il pisello che si stava gonfiando. “Tu scegli il tuo lato. Io prima faccio una doccia”

Ci spogliammo uno davanti all'altro. Vidi con piacere che non ero il solo contento della situazione, anche Pietro era barzotto. Mi avvicinai, gli diedi un bacio e accarezzai il suo cazzo.

Ci vediamo tra poco” dissi e andai in bagno.

Un minuto dopo essere sotto l'acqua, sentii aprire la porta e Pietro si insinuò nella doccia “prima ho visto che era fatta per 2.....” disse “Bravo” risposi io “è così grande che da solo mi sarei perso ahah!”

Chiusi l'acqua e presi il sapone. Lo passai sul suo petto pelosetto e trovai i capezzoli da giocare. Lui mi tastava la barba e mi trasse a se. Voleva limonare. Lo volevamo entrambi.

Era sempre stato bravo con la lingua ed era una goduria stare li con lui. Le mie mani scorrevano su e giù dai fianchi scesero fino alle chiappe, tra le chiappe.

Alzò una gamba e si avvinghiò a me. Il mio pisello scivolò di lato e ciò gli permise di premere con delicatezza col suo peso sul mio cazzo. Io presi il suo in mano e lo scappellai pian piano. Nel fare questo, succhiavo avido la sua lingua.

Ci staccammo, presi la doccetta e lavai via il sapone per spompinarlo. In ginocchio davanti a lui lo presi in bocca lo guardai, dal basso verso l'alto. Anche se uomo, negli occhi vidi la stessa gioia delle nostre prime volte. Massaggiai i coglioni che, notai solo in quel istante, erano lisci e depilati....per fortuna il resto no!

Mi rimisi in piedi, mi baciò, e poi la lingua scese prima sul capezzolo e poi sull'ombelico. Non avevo mai provato prima. Scese ancora e mentre giocava sapientemente con la cappella rosea, prese il sapone e iniziò a stimolare il buchetto. Misi una mano sulla sua testa, per seguire i suoi movimenti, l'altra alla base della mia asta per garantirgli una ottima erezione.

Quando sentii che dietro stava lavorando con 2 dita, feci cenno di salire. “Ti voglio dentro” E mi girai e appoggiandomi alla parete in piastrelle.

Sentii il suo corpo contro il mio, mi baciò la nuca e voltandomi riuscii a baciarli pure io. Le sue mani accarezzavano le mie braccia, poi le ascelle, e poi giu fino ai fianchi. Una corse allo stomaco e salì al petto, prima di fuggire per aiutare la penetrazione.

Era un po' che non lo prendevo, così inarcai la schiena e spinsi. Non ci fu bisogno di molto, e fu dentro me. Con movimenti lenti iniziò a farmi suo.

Non volevo altro.

Si aggrappò alle mie spalle mentre aumentava il ritmo, volevo che arrivasse all'estasi anche io mi muovevo lentamente. Quando mi prese ai fianchi, capii che stava per venire. Subito dopo si appiattì contro di me baciando tutto quello che poteva: collo, orecchie, testa, finchè mi girai e trovò la mia bocca. In quel momento sentii un fiotto caldo in me. Era il suo sperma, lo avevo portato a godere.

Aprii l'acqua e ci lavammo. Stavolta per davvero.

Uscendo dalla doccia ci demmo appuntamento a letto “siamo già in ritardo ahah!” dissi io.

Senza pensarci, mi misi le mutande e quando entrai nel letto Pietro mi si accoccolò addosso e disse “Eh no!! non erano questi i patti.....nel letto nudi, avevamo detto. Senti qua!” disse prendendo la mia mano e portandola al suo pacco deplilato.

Tenendo il gioco, dissi “Mi scusi, ma essendo ispettore, devo andare a ispezionare ahah!”

Accesi la luce da comodino e mi tuffai giù tra le lenzuola. Lui rimase supino ed io, con naso e labbra trovai la zona migliore da ispezionare. Mi sistemai al meglio e iniziai a leccare dalla base del pisello (comunque barzotto) tutte le palle. La combinazione tra profumo di pulito e le palle lisce mi eccitavano parecchio ed ad ogni leccata, mi spingevo sempre più indietro. Alla fine stavo penetrando Pietro con la lingua e questo gli piaceva parecchio.

Mi tirai su, tra le sue gambe piegate. Il mio cazzo era duro non potè fare a meno di toccarlo. Le sue mani erano un po' fredde, ma era piacevole il tocco sul mio pene caldo.

Mi stesi su di lui e dissi “voglio far l'amore con te”. E rispose “anche io... prendimi!”

Spostò i cuscini dietro la schiena all'altezza dei suoi reni per essere più alto, allargò le gambe e questo fu il segno che potevo procedere.

Prima lo leccai di nuovo e abbondantemente, poi mi avvicinai. Tenevo le sue gambe sugli avambracci e non ci furono difficoltà a penetrarlo era lì con me e per me.

Me la presi con comodo, perchè quello era il momento per me più intenso. I miei movimenti di bacino sortivano ad ogni colpo sempre più effetto. Mi avvicinavo ogni volta di più a quell'esplosione a colori dell'orgasmo.

Quando cedere al piacere fu inevitabile, Pietro impuntò i suoi piedi sulle mie spalle per tenermi su mentre mi abbandonavo. Poi dolcemente allargò le gambe per farmi scivolare tra le sue braccia e baciarmi teneramente.

Sistemandomi accanto a lui, sentii che la zona bassa del ventre era fradicia di precum (o in questo caso post-cum?) e lo guardai. Lui mi disse con facilità “Pietro, ti amo”

Ti ho sempre amato, Ale”

Perchè non l'ho capito 20 anni fa?”

Perchè tu eri giovane ed io sapevo che non ti potevo legare, dovevi andare e capire cosa è il mondo”

Ora che ci siamo ritrovati, possiamo capirlo insieme”


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale;

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