ORSI ITALIANI MAGAZINE




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Nicolaj il Grande reloaded

Un racconto di Verybigbear


I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.



[...] Si riveste in silenzio, senza dire una parola, senza degnarmi di uno sguardo, senza tentare di aiutarmi ad uscire da quella posizione degradata.

“Ciao troia” mi dice sprezzante “ci vediamo presto.” E se ne va.


Così è finito il primo incontro con Nicolaj, che da quel giorno ho soprannominato Nicolaj il Grande per una serie di motivi. Grande come il buco che mi ha fatto, grande come il cazzone che ha tra le gambe… e grande come il segno che quella notte ha lasciato nella mia mente. Ma andiamo con ordine.


Sono ancora nudo, piegato a novanta sul tavolo e con il culo sfondato da cui esce la più grottesca creampie di sempre.


Non oso alzarmi, non so se le gambe sono in grado di reggermi e questa volta non posso fare affidamento sulla presa di Nicolaj. Non sono sicuro sia davvero andato via. Di sicuro non è andato via dalla mia mente (andrà mai via?). Magari è dietro di me e da un momento all’altro mi assesterà uno schiaffone sulla natica.


Tendo l’orecchio ma non sento volare una mosca. Cosa faccio? Mi puntello sulle mani e cerco di sollevare il torace. La schiena mi fa male da impazzire. Chissà quante ore ho passato in questa posizione innaturale…


Appoggiandomi tutto su gomiti e braccia tento di riportare le gambe unite e sorprendentemente ci riesco. Le sento ancora deboli e intorpidite ma almeno rispondono. Tento di caricare un po’ il peso su di loro e reggono. Va meglio del previsto.


Non credo di riuscire ancora a camminare, quindi cerco di recuperare muscoli e circolazione con movimenti goffi e simil-ginnici. Chi mi vedesse ora sicuramente scoppierebbe a ridere come un pazzo. Senza sapere che il pazzo sono io perché mi sono infilato in questa situazione assurda.


Mi assale il panico: i miei vestiti dove sono? Mi guardo attorno e dopo un attimo di terrore li vedo ben ripiegati in un angolo della cucina. Non oso pensare cosa avrei potuto fare se per un crudele scherzo se li fosse portati via.


Istintivamente metto una mano sul mio ano martoriato e per poco non caccio un urlo.


Non ho più un buchetto, ho una voragine! Ci posso infilare tranquillamente cinque dita fino alle nocche… E se rimanessi così sfondato a vita? Nicolaj mi ha assicurato che avrei recuperato “quasi” le dimensioni originali, ma al momento non c’è segno di regressione.


Sono spaventato, è vero, ma sapete una cosa? Sono anche eccitato da morire! Ho avuto le mie belle esperienze e per quanto riguarda il sesso posso dire di aver provato di tutto, ma nessuno mai mi aveva trattato come Nicolaj. Mi scopro a desiderarlo. Ci credereste che, dopo tutto quello che mi ha fatto, mi manca?


Un po’ traballante mi dirigo verso i vestiti. Voglio andare a casa, sono intontito e dolorante e ho un terribile bisogno di una doccia. Mi infilo la camicia, abbottono la metà inferiore, cerco le mutande… Alzo i pantaloni ma niente. Guardo per terra… niente. Vedo un bigliettino che spunta da una tasca. Lo estraggo e c’è scritto in una bella grafia elegante


Трусы - мои.

Non so cosa significhi ma immagino riguardi la mia biancheria intima. Prendo il cellulare per tradurre la frase con Google e trovo un messaggio da un numero sconosciuto. Lo apro e c’è un’altra frase in russo. Nicolaj ovviamente. Il messaggio dice

Спасибо за секс. Теперь ты мой.

Anche se non parlo russo riconosco la prima parola, spasibo, che significa grazie, e intuisco la terza, seks. Traduco tutto e vedo che mi ha scritto

Grazie per il sesso. Sei mio ora.

Cosa significa “Sei mio ora”? Un sentimento misto di paura ed eccitazione mi assale. Non sono mai stato “di qualcuno” ma credo davvero che potrebbe piacermi. Traduco anche la frase del bigliettino

Le mutande sono mie.

Scopro che il cazzo mi è venuto duro. Sì, decisamente la cosa mi piace. Mi metto i pantaloni e la sensazione del tessuto jeans sull’ano sfondato è sgradevole. Brucia.


Per fortuna il tragitto dall’ospedale a casa è breve, giusto duecento metri. Controllo che ci sia tutto: portafoglio, chiavi…

Mi incammino e risalgo le scale fino al corridoio degli ascensori. E’ tutto silenzioso. Guardo l’orologio e vedo che sono quasi le 3 di mattina. Potrei uscire dalla porta principale, ma non mi va di farmi notare anche se quasi sicuramente il portinaio non avrà voglia di farmi domande.


Decido di allungare di un bel po’ il tragitto ma di uscire dall’accesso secondario del pronto soccorso. Lì basta attraversare dove entrano le ambulanze e si esce. La notte è fresca e la passeggiata, anche se mi tormenta le parti basse, mi fa riacquistare lucidità. Devo avere un aspetto orribile perché un uomo di colore che mi incrocia scende dal marciapiede e mi guarda di traverso. Se sapesse cosa ho fatto…

Sono assorto nei miei pensieri quando sento il cellulare vibrare nella tasca. Un altro messaggio.


Ты сейчас дома?

Traduco

Sei a casa adesso?

Perché continua a scrivermi in russo? Parla benissimo l’italiano e soprattutto credo sappia che non spiccico una parola della sua lingua… Gli rispondo


Perché mi scrivi in russo? Non lo parlo mentre tu parli italiano benissimo. Comunque sono ancora per strada.

Mi risponde dopo qualche secondo


Потому что я твой хозяин

Traduco

Perché io sono il tuo padrone

Gli rispondo

OK

Non replica. E’ soddisfatto. Rimetto il telefono in tasca e continuo a camminare. Ora penso solo a lui. Mi è entrato in testa. E se sapesse dove abito? Apro freneticamente il portafoglio: carta di credito ok, bancomat ok, carta d’identità ok… la patente! Manca la patente! Deve averla presa lui, non posso averla persa.

Gli scrivo

Mi hai preso la patente?

Mi risponde

Да, я сохраню это сейчас

Traduco

Sì, per ora la tengo io


Vacillo. Chi è questo pazzo che ha preso il controllo della mia vita in questo modo? Vorrei andare dai Carabinieri e denunciarlo, ma cosa racconto? Che mi sono infilato in una zona dismessa dell’ospedale con uno sconosciuto per fare sesso e questo mi ha derubato? Sono sicuro di volere uno sputtanamento del genere?


Ormai sono in ballo, vediamo dove ci porta questo gioco. Non gli rispondo. Nel frattempo sono arrivato a casa. Mi chiudo la porta alle spalle, mi appoggio alla porta e inizio a piangere. Ho paura, sono stato violato in modo estremo e la mia vita è nelle mani di un russo che conosco a malapena. Ho bisogno di scaricare questo colpo, di commiserarmi un po’ per farmi sembrare la situazione meno brutta, per convincermi che andrà tutto bene. Non ne sono troppo convinto però.


Riprendo fiato.


La tranquillità della casa vuota e buia mi avvolge e mi dà sicurezza. Perdersi nel buio di uno spazio che si conosce non fa paura. Fin da piccolo vagavo per casa di notte evitando agilmente gli ostacoli e andando a memoria.


Arrivo in camera, mi spoglio e lascio cadere tutto a terra. Non vedo, ma immagino che sia i pantaloni che la camicia siano un disastro, quindi dovrò lavarli comunque. E’ troppo tardi (o troppo presto) per fare una doccia, sveglierei mezzo condominio, ma non posso andare a letto in queste condizioni.


Per fortuna ho un secondo bagno con una vasca. Non la uso mai perché la doccia è più pratica ma in questo caso cade a fagiolo.


Apro il rubinetto lentamente per fare meno rumore possibile e aspetto che si riempia. Quando il livello arriva ad un terzo circa mi immergo e mi distendo. Il contatto dell’acqua calda con la mucosa rettale esposta mi provoca un bruciore intenso che però si attenua quasi subito.


Ho bisogno di lavarmi, mi sento sporco. Il livello dell’acqua sale e io scivolo verso il basso finché l’acqua mi lambisce la base del collo e le orecchie. Sento la lieve spinta idrostatica che mi toglie un po’ di peso e mi fa galleggiare. Chiudo il rubinetto e resto lì sospeso.


La sensazione è bellissima e voglio assaporarla tutta. Inizio ad accarezzare il mio corpo grasso e peloso, passo le mani sul ventre teso e gonfio, sui seni cadenti e sui genitali flaccidi. Sembra impossibile che un corpo così possa suscitare attrazione ma invece..


La mia mente ritorna a Nicolaj. Ai suoi messaggi brevi e lapidari. Mi eccito nuovamente. Mi masturbo, più per abitudine che per vera necessità. Non credo di riuscire ad avere un orgasmo stanotte, ma devo rispondere a questo istinto nell’unico modo che conosco. Cosa mi hai fatto, Nicolaj?


Mi sveglio che ormai è giorno fatto. La camera da letto è illuminata dalla luce che filtra dalle fessure della persiana e si capisce che il sole splende alto.


Ho un sapore strano in bocca e mi fa male la testa. Sintomo di pressione alta, mi dicono, ma non me n’è mai importato granché.


Mi accorgo di essermi sporcato durante la notte. Ho perso delle feci e degli umori e metà del letto è macchiato. Che schifo. L’odore e la consapevolezza di essere sporco mi spingono ad alzarmi.


Mi gira la testa, forse anche perché mi sono alzato troppo velocemente, ma soprattutto perché ho lo stomaco sottosopra. Non mangio da ieri e devo essere in debito di zuccheri. Decido di buttar giù qualcosa e mi dirigo verso la cucina.


Sento i rumori della strada, le auto, le voci delle persone. Apprezzo il silenzio dei miei pensieri e mi scaldo una tazza di latte. Prendo dei biscotti, li inzuppo e mangio. Lo stomaco accoglie il cibo restituendo una sensazione piacevole e attenuando la nausea. So che tra poco svanirà. Il mal di testa invece resta. Guardo a terra. Ho lasciato qui e lì delle gocce marroni sul pavimento. Sono ancora incontinente e non me ne rendo minimamente conto.


Decido di svuotare l’intestino, o quello che resta, e mi dirigo al bagno. Mi siedo sulla tazza senza accendere la luce e resto lì, nudo, seduto a contemplare la casa nella penombra. Che ore sono? Mi ricordo che al polso ho una smartband che restituisce l’ora.


La sfioro e appare 14:10. Ho dormito più di 10 ore. Incredibile. Di solito non supero le 6 ore. L’evacuazione è assolutamente fuori da ogni mio controllo. Sento che esce qualcosa solo dal rumore che fa cadendo sulla tazza. Sono davvero preoccupato. Se diventassi incontinente sarebbe un problema molto serio. Ce lo vedete un ciccione di 150 kg con il pannolone?


Mi faccio un bidet e quando passo la mano sulla voragine mi rendo conto con grande sollievo che si è notevolmente ridotta. E’ ancora dilatata in modo anomalo, ma non molto più di quanto mi capita dopo una bella scopata.


La cosa mi mette di buon umore e decido di farmi un’altra doccia. Prima però tolgo le lenzuola sporche dal letto e le metto a lavare in lavatrice. Prima di lavarmi do un’occhiata al telefono e vedo 5 chiamate perse. Non ho sentito nulla. Ovvio, ho messo per errore il telefono in modalità silenziosa. C’è anche un messaggio.


Где ты, сука?

Traduco

Dove sei, cagna?

Mi immagino che sia furioso. Sicuramente pensa che lo stia ignorando. Gli rispondo

Scusami ma ho dormito fino a poco fa. Ero sfinito.

Dopo pochi secondi mi risponde

Одевайся и уходи.

Traduco

Vestiti ed esci.

Non gli rispondo. Non credo di aver tempo di farmi una doccia. Mi metto dei vestiti puliti ed esco di casa. Non sto ragionando, sto ubbidendo. Sono consapevole di non essere padrone di quello che faccio, ma lo faccio ugualmente.


Sotto casa c’è una Mercedes grigia d’altri tempi, avrà almeno vent’anni ma sembra nuova. Dal finestrino spunta una mano che mi fa cenno di avvicinarmi. All’interno un uomo sulla cinquantina dall’aspetto piuttosto anonimo mi dice con un forte accento straniero “Giuliano?”. “Sì sono io” gli rispondo. “Sali, Nicolaj aspetta.”


Obbedisco e salgo in macchina. Partiamo e ci dirigiamo verso ovest, dove c’è una frazione rurale molto bella ma scarsamente popolata. “Dove stiamo andando?” chiedo all’autista, che mi guarda senza dire una parola. Sorride e basta. Ho capito che questo non parla la mia lingua ed è inutile insistere. In ogni caso il viaggio è breve e ci fermiamo nel cortile di una bella casa bianca, con un portico pieno di fiori e un giardino spoglio ma molto curato.


Dalla porta esce Nicolaj con indosso solo un paio di boxer. I miei. L’autista, dopo che sono sceso, se ne va da dove è venuto. “Entra” mi invita Nicolaj “ti stavamo aspettando”. “Stavamo?” gli chiedo incuriosito. “Chi c’è con te?”. “Mio fratello Sila” mi risponde con un sorriso.


Entro in un soggiorno molto luminoso, fa caldo fuori ma dentro il clima è perfetto. L’arredamento è essenziale, non di lusso, ma pulito e in ottimo stato. Ci sono dei quadri astratti alle pareti, un paio di tappeti molto vecchi e l’unica nota di disordine: alcune pile di libri, disposte su ogni ripiano libero della stanza.


Sul divano di tessuto rosso è seduto un uomo che presumo essere Sila. Quando mi vede scambia una rapida occhiata con il fratello e si alza porgendomi la mano “Piacere, io sono Sila”. “Piacere, io sono Giuliano” rispondo come un automa. Sila è la versione chiara di Nicolaj.


I capelli sono di un biondo cenere, quasi bianchi. Gli occhi di una sfumatura tra il grigio e il verde, la barba bionda molto corta e uno strato basso ma molto denso di pelo chiaro che lo ricopre dal collo all’elastico dei boxer senza soluzione di continuità.


Ho una violenta erezione e non la nascondo.


Sila la nota e mi apostrofa dicendo “Bene, vedo che in fondo non mi sarà difficile convincerti a fare quello che devi…”. “Cosa dovrei fare?” chiedo timidamente. “Soddisfare mio fratello” interviene Nicolaj. “Per tua fortuna Sila non è interessato al tuo culo, ma ha bisogno del tuo cazzo e delle tue attenzioni, Mi aspetto che tu collabori”. “Quando si comincia?” scherzo io.


Sila scoppia in una risata fragorosa, Nicolaj mi assesta una pacca sul culo che mi fa trasalire e mi domanda “come va il tuo buco?”. “Guarda tu stesso” gli dico, e senza indugiare calo pantaloni e boxer e mi piego mostrandogli l’esito della sua opera.


Nicolaj non è per nulla sorpreso dal mio gesto. Anzi, si china a guardare come farebbe un medico nel suo studio e mi sfiora con molta delicatezza le mucose martoriate, alimentando ancora di più la mia prepotente erezione. “Ci vorrà ancora un giorno perché tu riesca a contenerti di nuovo” mi dice indicando la macchia scura che si è formata sui miei boxer. “Mi dispiace, ma quando mi hai fatto arrabbiare non ci ho più visto. Non avrei dovuto punirti in quel modo”.


“Spero tu non gli abbia danneggiato la muscolatura o qualche nervo” interviene Sila “perché non ci sono molti rimedi efficaci.” “Sei tu il medico qui” gli risponde Nicolaj scocciato. “Visitalo.”

“Posso?” mi chiede Sila con estrema gentilezza. “Certo che puoi” risponde per me Nicolaj. “Lui è mia proprietà ora, guardagli il culo e dimmi se potrò giocarci ancora”.


Sila mi lancia uno sguardo di compassione e inizia ad ispezionare l’ano e il retto. Sento che preme su alcuni punti e osserva la reazione, poi prende una salvietta umida e mi pulisce dalle perdite fecali. “Credo sia tutto a posto” mi comunica Sila “ma eviterei di tormentarlo per una settimana almeno. Sempre che tu non voglia farlo soffrire, è ovvio”. “Vedremo” lo liquida Nicolaj.


“Grazie Sila” gli dico senza voltarmi od osare abbandonare la posizione ma con un tono carico di sollievo e gratitudine. “Ora lo ringrazierai a modo nostro” mi dice Nicolaj. Mi prende per un braccio e mi conduce verso un’altra stanza. Io sono impacciato dai pantaloni, mi libero la presa e mi chino per raccoglierli. Quando mi rialzo vengo letteralmente investito da un treno.


Nicolaj mi assesta uno schiaffone di palmo pieno sulla guancia. Per fortuna che alle mie spalle c’è il divano perché rovino all’indietro in un tripudio di puntini bianchi su sfondo nero. “Non osare mai più ribellarti” mi ruggisce. Trattengo a stento le lacrime perché ho paura di farlo arrabbiare di più. Me ne sto zitto e immobile. “Alzati” mi ordina.


Mi rialzo e meccanicamente lo seguo in quella che scopro essere una camera da letto. “Spogliati”. Eseguo. “Ora distenditi a pancia in su”. Eseguo. Sila osserva tutta la scena senza fiatare. Sembra che non voglia fare nulla che possa dispiacere al fratello. Nicolaj estrae degli oggetti dal comodino.


Sono due manette e due bracciali di pelle con una catena all’estremità. Mi ammanetta i polsi agli angoli della testiera del letto e mi lega le caviglie agli angoli inferiori del letto con quelli che erroneamente avevo chiamato bracciali. Sembro la versione obesa dell’homo quadratus di Leonardo. Poi mi mette un asciugamano sotto le natiche “Non vorrei che avessi altre perdite” mi apostrofa. Poi aggiunge rivolto a Sila “E’ tutto tuo, io torno stasera”. Prima di andarsene fruga nei miei pantaloni e prende le chiavi di casa. “Cosa fai con quelle?” mi esce d’istinto.


Nicolaj si volta verso di me, apparentemente calmo. “Cosa hai detto, troia?” mi sibila gelido. Non riesco a parlare. Vedo la rabbia montare nei suoi occhi. Alza la mano destra in segno minaccioso e poi, caricando tutto il peso sulla spalla, mi colpisce in pieno stomaco come volesse rompermi in due.


Per mia fortuna lo strato di lardo attutisce gran parte del colpo, ma la posizione totalmente inerme mi fa subire tutta la violenza con cui è stato inferto e per qualche secondo non riesco a respirare. “Cazzo, fai attenzione” reagisce Sila. “Se l’avessi colpito più forte o più in alto gli avresti fermato il cuore”. “E’ lui che mi provoca. Vedi di spiegargli come funzioneranno le cose da oggi in poi prima che lo riveda”. Esce sbattendo la porta.


Scoppio a piangere. Un pianto sommesso, non voglio farmi sentire da Nicolaj e rischiare che mi picchi di nuovo. Sila si siede sul letto accanto a me e mi accarezza il volto. Non dice nulla, non mi chiede di smetterla. Mi guarda con i suoi occhi buoni e aspetta paziente che mi calmi. Il suo sguardo è quasi ipnotico e mi trasmette sicurezza. “Stai tranquillo, tornerà tardi” mi rassicura. “Cosa vuole fare con le mie chiavi di casa?” gli chiedo preoccupato. “Non vuole rubare nulla, se è questo che pensi” mi rassicura divertito.


“Vuole solo rendere casa tua più controllabile. Farà un duplicato delle chiavi e installerà delle webcam e dei microfoni, tutto qui”. “Tutto qui?” gli chiedo tra l’infuriato e lo spaventato. “L’hai sentito, sei di sua proprietà ora. L’ultimo uomo che aveva ha scelto la pillola blu, quindi ha dovuto essere sostituito”.


“Pillola blu?” gli chiedo incuriosito. “Tutto a suo tempo” mi sussurra Sila avvicinando le sue labbra alle mie. Sento la sua barba mescolarsi con la mia un attimo prima che la sua lingua tocchi le mie labbra e si faccia strada nella mia bocca.


Ha un buon profumo di pulito e ho voglia di lui. Sì, ho voglia di Sila come poche volte mi è successo. Il mio sesso manifesta la mia eccitazione.


Sila la nota e lo prende in mano, delicatamente, mentre continua a baciarmi su tutto il viso, sulle orecchie, sul collo. Il mio respiro si fa pesante e per la prima volta non mi pesa essere legato in quella posizione. Anzi, voglio essere lì, esposto e vulnerabile a Sila e voglio che possa farmi ogni cosa desideri. Sila non si fa certo pregare. Si stacca dal mio volto e ingoia fino alla base il mio uccello, muovendosi lungo l’asta con grazia e grande maestria. Le sensazioni che mi arrivano rischiano di farmi impazzire.


Sicuramente potrei venire in pochi secondi se non smettesse quella dolce atroce tortura. Sila pare rendersene conto perché si alza e ammira durezza e dimensioni del mio cazzo. “Davvero interessante” dice compiaciuto, dopodichè sale con i piedi sul letto e si piega sulle ginocchia, avvicinando il suo buchetto al mio arnese.


Con la mano destra lo tiene in posizione e lentamente ma senza mai fermarsi lo prende tutto. Non emette un gemito, non dice una parola.


Prenderlo in culo così al primo colpo, in quel modo… Si vede che l’ha fatto un milione di volte. La sensazione che mi sale dal basso ventre è violenta e inaspettata. Non sono solito penetrare, sono tendenzialmente passivo, ma di sicuro non è la prima volta che lo faccio. Non so spiegarlo, ma il suo ano è così lubrificato, caldo e pulsante che sembra muoversi di vita propria.


Posso senza dire senza mezzi termini che mi sta scopando il cazzo con il culo. Vedo dal sorriso stampato sulla sua faccia che non solo gli piace prenderlo, ma anche che sa benissimo cosa mi sta passando per la testa. Sila prosegue la sua cavalcata, lenta e inesorabile.


Ora ha appoggiato ginocchia e stinchi al letto, ha inarcato la schiena e ha puntato le mani indietro nella posizione del delfino. Sento la mia cappella scorrere dentro di lui, lubrificata dai suoi umori e non riesco a trattenermi. Faccia appena in tempo a dire “Sto per …” che Sila si impala completamente fino ai testicoli e io esplodo dentro di lui in un orgasmo che mi acceca temporaneamente. La posizione costretta di gambe e braccia mi rende impossibile contrastare lo spasmo dell’orgasmo e vengo in preda ad una incontrollabile convulsione.


Quando mi riprendo vedo Sila ancora su di me, la testa all’indietro, ancora nella posizione del delfino. Sta respirando con un leggero affanno e il suo ventre e il suo petto si gonfiano ad intervalli regolari restituendomi la calma.


Scopro di non aver minimamente notato quanto sia bello, concentrato com’ero sulle sensazioni che provavo. Sono felice di aver avuto questo contatto intimo con lui e sento che il mio membro sorprendentemente sta riacquistando vigore.


Sila se ne accorge ma evidentemente non vuole un secondo tempo. Riacquista la posizione eretta, si piega verso di me e mi dà un tenerissimo bacio sulle labbra. “Grazie, è stato bellissimo” mi sussurra, dopodiché si rialza ed esce dalla porta chiudendola dietro di sé. Prima di uscire mi lascia con una promessa: “Continueremo domani…”


(continua)


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