ORSI ITALIANI MAGAZINE




ATTENZIONE / NOTICE

Questa pagina contiene immagini di nudo maschile e testo a contenuto omoerotico: e' pertanto riservata a persone maggiorenni

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Nicolaj il Grande

Un racconto di Verybigbear


I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.


Non chiedetemi perché ma da qualche tempo frequento le sale d’attesa dell’ospedale della mia città. Non c’è un motivo, lo faccio e basta. Avete mai notato che c’è sempre qualcuno fuori posto nei luoghi pubblici?

Lo strambo in stazione che non ha mai preso un treno, la clochard nel parcheggio del supermercato… ecco, io sono quello fuori posto negli spazi comuni dell’ospedale. Cosa faccio? Esco la mattina, mi faccio un giro e poi ad una certa ora “timbro il cartellino”, passo le porte scorrevoli dell’ospedale inizio a fare me stesso. Lavorare? Non se ne parla.

Sono troppo grasso per fare lavori manuali e troppo pigro per studiare e ambire ad un lavoro di concetto, quindi faccio il parassita. Vivo con poco, mangio roba economica e non ho spese.

L’alloggio diurno è gentilmente offerto dal Servizio Sanitario Nazionale, mi basta una stanza con un letto dove andare la sera. Se pensate che passare le giornate a non fare nulla sia noioso evidentemente siete tra quelli che osservo.

Sì perché da quando sono qui vedo un sacco di gente che mi passa davanti ma che non vorrebbe essere qui. Gente che passa buona parte della propria esistenza desiderando di essere altrove. Di non essere al lavoro, di non essere in coda per un esame, di non essere malato…

Io invece qui sto benissimo. Faccio l’osservatore. Vi rubo la vita con gli occhi e con la mente. Cerco di capire cosa della vostra vita vi portate in questo luogo e cerco di ricostruire quello che manca.

E’ estenuante, perché molti di voi sono proprio noiosi. Generalmente vi vestite male, ma non perché i vostri vestiti siano brutti. Alcuni lo sono davvero, non fraintendetemi, ma il problema non è questo.

Purtroppo vi vestite per coprirvi perché non vi piacete e allora mettete quelle maglie sformate, quelle t shirt lise solo perché vi danno l’illusione di nascondere un fisico che non volete.

Non c’è altra spiegazione. Per fortuna non è sempre così e a distinguersi in positivo di solito sono gli uomini. Molti non nascondono affatto le forme generose, la calvizie o dei difetti fisici e io lo apprezzo tanto. Il mio lavoro è molto più facile e mi sento molto più a mio agio.

Vi voglio raccontare ora di un incontro speciale che è avvenuto qualche mese fa e che mi ha consentito di trascorrere dei momenti molto “particolari”.

Era un giorno di inizio estate, verso la fine di giugno. Io ormai ero a fine turno, anzi, stavo facendo gli straordinari perché fuori faceva ancora caldo e l’atrio dell’ospedale aveva una temperatura perfetta. Perché uscire e sudare se si può stare comodi al fresco?

La sala d’aspetto con le macchinette era troppo affollata e avevo scelto le sedie di plastica dell’ingresso. Sì lo so, non solo le più comode, ma mi consentono di mettermi di fianco senza stare troppo scomodo. Con la mia stazza non posso sempre stare seduto composto, dovreste saperlo… Ma torniamo a quel giorno.

Ero lì bello spaparanzato che puntavo l’ingresso per vedere chi entrava. A quell’ora c’è più affluenza, vengono a trovare i parenti dopo il lavoro, quindi c’è molto materiale da esaminare.

Ad un tratto entra un omone di un metro e novanta, polo blu con il colletto tutto aperto, pantaloncini color kaki al ginocchio e scarpe di tela blu.

Fisico possente, grosso ma non grasso, il torace massiccio con una bella pancia, ma era sodo e comunicava robustezza.

Dall’apertura della polo spuntava un pelo folto che gli arrivava sulla gola.

Il volto rasato era incorniciato da due sopracciglia nere folte su due occhi azzurro chiaro.

I capelli corti erano neri ma sui lati sfumavano al bianco vicino alle orecchie.

Le braccia erano pelose fino alle dita delle mani.

I polpacci erano sodi e muscolosi e si gonfiavano leggermente ad ogni passo.

In mano aveva una borsa di carta di una nota catena di calzature. Si avvicina a me e si siede due sedia più in là, appoggia la borsa e si stira la schiena. Era visibilmente stanco e accaldato e sicuramente il fresco dell’ingresso gli ha suggerito di prendersi una pausa.

Mi guarda e mi dice. “Fa caldo oggi” accenna con timidezza e cortesia. “Buongiorno” gli rispondo, e aggiungo indicando il mio ventre gonfio “E’ vero, fa un caldo infernale e per quelli come noi è anche peggio”.

Lui mi sorride complice e mi squadra dalla testa ai piedi come mi vedesse davvero per la prima volta. Si sofferma sulla mia pancia da gestante e vedo che è incuriosito dalla camicia tesa all’inverosimile che scopre la pelle tra un bottone e l’altro.

Mi ricompongo, un po’ imbarazzato per la posa oscena che avevo involontariamente raggiunto, ma vedo che è quasi dispiaciuto.

Gli tendo la mano “Piacere, Giuliano”. “Piacere, Nicolaj” mi risponde e noto per la prima volta che ha un lieve accento straniero.

“Che bel nome! E’ russo?” gli chiedo d’istinto. “Ucraino”, mi risponde, “io e mia moglie siamo di Odessa”. Mi viene in mente Fantozzi e la corazzata Potëmkin e trattengo a stento un sorriso. “Ah la città sul mar Nero”, esclamo facendo sfoggio di conoscenze di geografia che in realtà non ho.

“Sì esatto” mi risponde lui compiaciuto. “Cosa la porta qui in ospedale?” gli chiedo, ben consapevole di essere poco opportuno. “Mia moglie ha subito un intervento” mi risponde senza battere ciglio “e le ho portato un po’ di frutta fresca, sa il cibo qui è buono ma un po’ ripetitivo…”.

“Ottima idea” gli dico “vada, cosa aspetta?”. Lui mi guarda, un po’ dispiaciuto che lo esortassi ad andare. “Vada. Se non fa tardi, quando esce mi trova ancora qui” aggiungo. Lui, quasi sollevato, si alza, mi saluta e si incammina verso gli ascensori e io penso “Sono innamorato.”

Dopo circa mezz’ora vedo spuntare Nicolaj dalla zona ascensori. Sì lo stavo aspettando, ma non volevo darlo a vedere, soprattutto a lui. E’ visibilmente più rilassato, segno che stare al fresco e in compagnia della moglie gli ha fatto bene.

E’ di buon umore. Mi si avvicina e mi dice “Ma è davvero ancora qui! Allora mi ha aspettato!”. Volevo dirgli che in realtà io sto sempre lì, ma è più semplice anche se più imbarazzante dirgli la verità e me ne esco con un “Certo, gliel’avevo detto” e aggiungo “ma diamoci del tu, che ne dici?”. “Certo”, risponde lui con un bel sorriso.

“Beviamo qualcosa?” gli chiedo indicando la sala d’attesa ormai vuota in cui ci sono le macchinette. “Volentieri” mi risponde “ma non ho monetine per offrire”. “Ci mancherebbe, sei a casa mia” gli dico ridendo, sottintendendo una battuta di cui lui non può capire tutta la verità che cela.

Ci incamminiamo verso il distributore di caffè e lui mi dice “Sembri davvero a tuo agio qui dentro. Lavori qui?”. E’ una domanda a cui non voglio rispondere perché temo che confessare che sono un nullafacente di professione possa allontanarlo da me.

Gli racconto quindi una verità condita “In effetti sì, mi occupo dell’accoglienza ai visitatori”. E’ davvero più una verità che una bugia. Che non venga pagato per questo è un dettaglio, ma lui ci crede in pieno. “Ah, e nell’accoglienza è previsto anche caffè e giro turistico della struttura?” mi risponde tra il sarcastico e il divertito.

“Beh, il caffè viene offerto solo ai visitatori più meritevoli” rispondo ridendo. “Cosa ho mai fatto per meritarmi il caffè?” mi chiede stando al gioco. “E’ una questione di pelle, suppongo” ribatto arrossendo.

Nicolaj coglie il mio imbarazzo e, come se avesse avuto la conferma definitiva di un sospetto mi dice “Non essere imbarazzato, ho capito subito che ti piaccio e se sono qui a parlare con te è perché anche tu mi piaci. Però lasciatelo dire, si vede che sei gay ad un chilometro di distanza, è inutile che dissimuli”.

Non so se essere arrabbiato perché ha giocato con me o essere felice per questa rivelazione. Di fatto arrossisco per l’imbarazzo, mi viene una prepotente erezione e non riesco a spiaccicare parola. Nicolaj mi squadra e il suo sguardo si addolcisce, capisce di essere stato un po’ troppo diretto e mi accarezza molto delicatamente la spalla destra.

“C’è un posto dove possiamo rimanere soli lontani da occhi indiscreti?” mi chiede sottovoce. Non mi sembra vero di sentire queste parole. “Certo, vieni con me” gli rispondo e senza finire il caffè mi incammino verso la zona ascensori.

Nicolaj non capisce ma mi segue. Anziché andare a destra imbocco il corridoio a sinistra e apro la porta tagliafuoco del vano scale. Pochi usano le scale, men che meno a quell’ora. E’ la zona perfetta, ma fermarsi lì espone comunque ad inutili rischi, anche se minimi.

Invece di salire, scendo. Nessuno va mai nell’interrato perché è in disuso. Consiste di una rete di corridoi che collega i vari reparti tra loro e con le vecchie cucine, sostituite da un servizio di catering esterno.

E’ proprio nelle cucine che voglio portare Nicolaj. Mi volto e vedo che mi guarda con aria interrogativa.

“Non preoccuparti” gli dico “ti porto in un posto dove nessuno ci troverà”. Mi rendo conto che è una frase tipica da serial killer, ma vedo che la cosa non lo preoccupa. In effetti non potrei sopraffarlo fisicamente nemmeno volessi…

Arriviamo nelle cucine. C’è un odore di chiuso anche se un paio di finestre sono semichiuse. Dall’esterno filtra la luce dei lampioni e ci troviamo in una penombra che dà al momento un’atmosfera molto seducente.

Nicolaj si avvicina e mi mette una mano sulla spalla. “Non pensavo ci fosse tutto questo qua sotto” mi dice meravigliato. Io prendo la sua mano nella mia e sento sul palmo i suoi peli ruvidi e il calore della sua pelle.

Lui mi guarda. Ha uno sguardo buono, sorride con gli occhi ed emana sicurezza.

Mi avvicino e mi appoggio al suo fianco, gli cingo le spalle con il braccio destro e poggio il capo sulla sua spalla.

Ho voglia di contatto umano, di affetto e l’eccitazione e l’attrazione che provo per lui sono solo una parte di ciò che mi spinge tra le sue braccia. Nicolaj è colpito dal mio atteggiamento e lo capisco perché sento che il suo corpo esita un po’ a lasciarsi andare.

La sua non è paura o repulsione. Forse si aspettava un approccio più diretto o più spinto. La sua reazione però è meravigliosa.

All’inizio reclina il capo e lo posa sulla mia testa, poi mi prende il volto tra le mani, lo avvicina al suo e mi dà il bacio più dolce che io abbia mai ricevuto. Il mondo mi gira tutto attorno e perdo l’equilibrio. Nicolaj è pronto a sorreggermi e mi adagia delicatamente su uno dei tavoli di acciaio della cucina.

Ho il fiato corto e sono paonazzo in volto. “Tutto bene?” mi chiede preoccupato. “Non potrebbe andare meglio” rispondo con un sorriso e il volto di Nicolaj si distende.

La camicia è tesa all’inverosimile e tra un bottone e l’altro si intravede il mio ventre peloso che spinge per uscire. Nicolaj lo nota e infila un dito sotto un bottone, facendolo saltare. “Sembra che il tuo corpo non veda l’ora di mostrarsi” mi dice divertito.

Io sorrido e non dico niente. Il dito sale e fa saltare ad uno ad uno i bottoni fino al petto, poi ridiscende e finisce il lavoro, ma non sfila la camicia dai pantaloni. Non ancora.

Con tutta la calma del mondo scosta la camicia e scopre il mio torace. Sì, sono molto peloso. dalla base del collo ai piedi. “Non ho mai visto il pelo anche sui fianchi” mi dice incuriosito, passandoci una mano incredula.

Io stavo già avendo un’erezione leggendaria.

Quel tocco leggero ma così sensuale mi eccitava da matti. Cerco di alzarmi perché voglio togliere la polo a Nicolaj e faccio appello ai miei addominali sepolti nel grasso per alzarmi, ma lui se ne accorge e con una mano mi tiene fermo.

“Dove vuoi andare bello?” mi dice con un tono scherzosamente minaccioso. Dopo essersi accertato che non avrei provato a rialzarmi, allenta la presa e con una mossa agile si sfila la polo rimanendo a torso nudo.

A quella vista quasi svengo.

Anche lui ha il torace completamente ricoperto di pelo, ma il suo è pelo riccio che disegna innumerevoli nuvolette sulla sua pelle abbronzata.

I suoi seni sono pieni e un po’ cadenti, con due capezzoli lunghi e turgidi su cui starebbe bene un piercing…

Ho voglia di toccarlo, di sentire quel sogno nelle mie mani, ma Nicolaj mi tiene ancora fermo e mi guarda.

Per la prima volta è serio e vedo del desiderio nei suoi occhi. Un desiderio quasi animale dove io sono la preda e lui il cacciatore.

Si piega su di me e si dirige verso il mio capezzolo sinistro. Sento le sue labbra calde avvolgere la mia zona erogena preferita e i suoi denti stringere al limite del piacere, poi allenta la presa e inizia a leccare la pelle sotto il mio seno.

Sono un po’ imbarazzato perché so di sudare molto lì ma vedo che l’odore di maschio gli piace e allora mi rilasso. La sensazione è bellissima. Sento che si sta eccitando perché emette un mugolio basso e animalesco.

Passa all’altro seno, scostandolo con la mano per leccare meglio. Io sono in estasi.

La mia erezione è fuori controllo, quasi dolorosa da tanto sono eccitato. Nicolaj se ne accorge e senza guardare sbottona i miei pantaloni e libera il mio cazzo.

Dopo aver leccato bene entrambi i seni, senza dire una parola scende e si prende cura del mio sesso.

Scopre dolcemente la cappella e inizia a stimolarla con piccoli colpi di lingua.

Senza smettere mi dice “Chi l’avrebbe mai detto che sotto questa pancia ci fosse questa meraviglia”... Io non vedo nulla perché il mio ventre nasconde buona parte della sua testa, ma le sensazioni che provengono da lì sotto sono inequivocabili.

Ad un tratto i colpetti di lingua cessano e Nicolaj lo prende tutto in bocca, fermandosi al pube. Sento la sua testa premere contro la mia pancia e gli sforzi che il mio membro gli provoca in gola.

Sento che vorrebbe andare oltre e un po’ ci riesce, prendendo anche i testicoli in bocca, ma dopo poco deve rinunciare e si rialza. E’ rosso in volto e i suoi occhi sono pieni di desiderio.

Si slaccia i pantaloni e li lascia cadere a terra e… non ha biancheria intima!

“Nicolaj non porti le mutande?” gli chiedo sorpreso.

“No, con il caldo mi stringono troppo e se posso non le porto” mi risponde. Abbasso lo sguardo e capisco perché.

Ha un cazzo ENORME. Non lungo, sarà sui 16 cm, ma grosso. Molto grosso.

“Nicolaj, non penserai mica di usare quello su di me vero?” gli dico tra lo spaventato e l’eccitato.

“Certo che sì” mi risponde. “So che è grosso, l’ho misurato e più o meno ha il diametro di una lattina di birra. Non è impossibile da prendere se ti rilassi. Mia moglie ci riesce sia davanti che dietro”.

“Nicolaj mi farai male” imploro io. “E’ probabile, ma so che ti piacerà, non è vero?”. Non dico nulla, perché ha ragione. “In ogni caso non è ancora ora” mi dice sfilandomi prima le scarpe, poi i jeans e infine i boxers.

Resto lì con la sola camicia aperta addosso, gambe oscenamente divaricate.

Nicolaj mi regge le caviglie e mi guarda.

Appoggia il suo sesso duro sul mio e vedo che vorrebbe prendermi come fa con sua moglie. Sarebbe fantastico.

Mi tira un po’ a sé in modo che le mie natiche sporgano un po’ dal tavolo, poi si inginocchia e scompare alla mia vista. D’un tratto sento la sua lingua intorno al mio buco.

No, è dentro al mio buco.

Mi sta leccando il culo come nessuno mai. Sembra che lo voglia mangiare. Mi scopa letteralmente con la lingua e io ho perso il lume della ragione.

Devo avere la pressione alta (già di norma è alta) perché mi gira tutto e perdo il contatto con la realtà. Gemo di piacere senza vergogna come una cagna in calore e questo deve piacergli molto perché più gemo più mi fotte di lingua…

Va avanti così per un bel po’ finché lo imploro di mettere fine a quella dolce tortura e di impalarmi sul suo cazzone. “Vedi che alla fine lo vuoi anche tu?” mi dice sornione rialzandosi.

Il suo cazzo è durissimo e sembra ancora più grosso di prima.

Mi tira un po’ a sé, si appoggia le mie gambe sulle spalle e inizia a spingere la Bestia dentro di me.

La sua cappella è mostruosa. Violacea, tozza e molto larga. La base della fragola è così larga che sembra fatta apposta per evitare di sfilarla in qualunque buco si infili. E’ davvero grossa e quando inizia a dilatare lo sfintere, nonostante io sappia bene come prenderlo nel culo, soffro davvero tanto.

Urlo, impreco e mi dimeno, facendo sobbalzare il mio ventre pingue, ma l’avanzata non si interrompe. Nicolaj è come un treno, ormai è in preda all’eccitazione e nulla potrebbe fermarlo. Mi sento pieno, il mio uomo mi ha appena rotto il culo nel modo più doloroso possibile, con una penetrazione lenta ed inesorabile, senza darmi tregua per attenuare il dolore.

Sono stravolto, il dolore non accenna ancora a diminuire e vedo che Nicolaj ha tutta l’intenzione di iniziare a pompare. “Ti prego Nicolaj fai piano” imploro in debito di ossigeno. “Dici così ma in realtà ti piace che ti faccia male, vero troia?” mi risponde con un velo di pazzia negli occhi.

“Nicolaj non sto fingendo, ti rendi conto di cosa hai tra le gambe?” gli dico spaventato.

Lui ride e per tutta risposta estrae il cazzo quasi del tutto e con un colpo di reni me lo infila di colpo.

Senza pensare di essere sentito da qualcuno tento di urlare ma mi esce un grugnito di dolore soffocato.

Quello stronzo mi ha fatto così male che mi ha tolto perfino l’aria dai polmoni.

Nonostante la mia reazione fosse palesemente vera, Nicolaj continua a sorridere e sembra che procurarmi dolore non abbia altro effetto che eccitarlo ancora di più. “Ti prego smettila” mi scopro a piagnucolare.

Per tutta risposta ricevo un altro colpo di reni e un altro e un altro ancora. Il dolore è così forte che diventa tutto nero e perdo conoscenza.

Mi risveglio e mi ritrovo completamente nudo (non che prima fossi molto vestito) a pancia in giù sul bancone della cucina.

Ho un sapore metallico in bocca.

Mi accorgo di avere la lingua sul piano sporco e di aver sbavato non poco mentre ero privo di sensi. Non riesco a muovermi.

Le gambe sono divaricate, le caviglie bloccate con qualcosa. Le braccia tese in avanti sono legate ai polsi all’altro capo del bancone. Panico. Cerco di alzarmi, spingo, ma la posizione innaturale e la mancanza di appigli mi rendono inerme. Inizio a pensare che morirò qui, vittima di un pazzo che ho adescato senza pensarci troppo.

Bentornato” sento dire dietro di me.

Una manata mi colpisce la natica destra così forte che sembra una frustata.

Gemo di dolore, ma Nicolaj pensa che mi piaccia. “Ah vedo che la voglia non ti è passata” esclama, assestandomi un’altra manata, questa volta sulla natica sinistra. “Ti prego non farmi del male” gli dico. Voglio giocarmi la carta della sottomissione, anche se temo che venga scambiato tutto per un gioco di ruolo. “Oh te ne farò tanto invece” mi dice compiaciuto. 

Sento che si avvicina e istintivamente contraggo lo sfintere ma mi accorgo che non succede nulla. “Ah mi sono permesso di usare un giocattolo che avevo con me. Sai cos’è uno speculum?” mi dice seriamente.

Lo so benissimo, ma decido di far finta di non saperlo. “No, cos’è?” gli dico. “E’ uno strumento di concezione molto antica ma tutt’ora in uso, specialmente in ginecologia. Questo l’ho costruito io per superare i limiti… tecnologici di quelli in commercio” mi dice compiaciuto.

E continua “Normalmente non c’è necessità per i medici di avere grandi dilatazioni, quindi per ottenere i miei scopi ho dovuto arrangiarmi. Ne ho costruito uno a sei lame per raggiungere i 15 centimetri di diametro. Vedrai, è un’esperienza che toglie il fiato”-

“Perché fai questo?” gli chiedo piagnucolando. “Perché ti piace, troia” risponde lui “e soprattutto perché così quando ti scoperò non ti capiterà di svenire ancora”. Sono terrorizzato. Ormai fuori è buio e la cucina è illuminata da una sola luce.

Anche se mi metto ad urlare nessuno mi sentirà. I sotterranei sono isolati anche di giorno e ora le poche persone che potrebbero essere nei pressi sono già andate a casa. La mia vita è nelle mani di Nicolaj. “Iniziamo” mi dice.

Sento che armeggia dietro di me e piano piano l’oggetto che mi invade buona parte del retto inizia ad espandersi. Per ora non sento dolore. Il movimento è lento e le sensazioni che vengono da lì sono come ovattate. “Mi sono preso la premura di lubrificare lo speculum con un blando anestetico. Non farà molto ma faciliterà questa prima parte” mi rassicura Nicolaj. “Siamo a 5 centimetri. Come ti senti?” mi chiede.

E’ strano, ma nonostante il terrore di essere nelle mani di un potenziale pazzo, la situazione mi eccita. “Per ora tutto bene” gli rispondo.

Bene allora procedo” e riprende ad armeggiare con lo speculum. Sento qualcosa che preme contro gli sfinteri e per il momento il mio culo cede. “Siamo a 8 centimetri, bravo!” mi dice. Cerco di immaginare cosa voglia dire avere un buco di 8 centimetri ma non ci riesco. “Dobbiamo fermarci un po’, cosa ne dici di raccontarmi un po’ di te?”

Cosa vuoi sapere?” gli chiedo incuriosito da questa domanda strana.

Beh mi piacerebbe sapere quanti uomini hanno visitato il tuo culo, per iniziare. Non è da tutti dilatarsi di 8 centimetri senza fiatare.”

Credimi, ho perso il conto, ma non perché ce ne siano stati così tanti. Semplicemente non tengo la cifra esatta nel diario. Aggiungici qualche orgia in cui davvero perdi il conto dopo un po’...”

E il cazzo più grosso che hai preso?” incalza Nicolaj apparentemente eccitato.

Mi piacerebbe dire il tuo, ma il tedesco che ho incontrato alla fiera di Monaco era davvero fuori scala.”

Davvero? Dai racconta” esclama Nicolaj con la voce tremante.

Anni fa ho incontrato un tizio alla fiera di Monaco. E’ stato il classico incrocio di sguardi in cui capisci tutto in 10 secondi. Abbiamo iniziato a parlare, preso un caffè e alla sera ero in camera sua. Bell’uomo, biondo scuro, barba curata, peloso, fisico robusto ma asciutto e 32 centimetri di arma biologica.”

32 centimetri?” esclama Nicolaj

Sì, non li ho misurati, mi sono fidato, ma credimi era enorme.”

E l’hai preso tutto?”

Ovviamente no, ma ti assicuro che bastava prenderne mezzo per urlare di dolore, anche perché il diametro era proporzionale alla lunghezza.”

E ti ha riempito di sborra?”

Certo, anche perché non credo facciano preservativi di quella taglia e non avevo nessuna voglia di perdermi il seme del dio Priapo.”

Nicolaj fa il giro del tavolo e mi si para davanti. Posso alzarmi a fatica ma vedo che si sta masturbando, evidentemente eccitato dal mio racconto.

Cavoli, avrei voluto assistere” mi dice.

In due mi avreste ucciso” gli rispondo sogghignando.

Nicolaj non dice nulla, torna alle mie spalle e ricomincia ad armeggiare con lo speculum. “Passiamo a 10 cm” mi informa, e ricomincia a dilatare. La spinta è molto forte e sento che anche lui fa fatica. “Rilassati” mi ordina “altrimenti a 15 centimetri non ci arriviamo e ti farò molto male”. Io obbedisco, cerco di rilassare il più possibile lo sfintere e sento che piano piano il mio culo cede. Fa male, ma è sopportabile.

Bravo, gli ultimi 5 centimetri saranno duri, andremo di 1 centimetro alla volta e molto lentamente, ma abbiamo tutto il tempo che vogliamo, giusto?”

Non rispondo, non so cosa dire…

Ti aspetta qualcuno a casa?” mi chiede.

Cosa dovrei rispondere? Se dico di no è finita, ma se dico di sì potrei accelerare il tutto e soffrire come un cane. Cosa dico? La paura di soffrire prende il sopravvento e gli dico la verità. “No non mi aspetta nessuno, tranquillo.”

Nicolaj si rilassa e mi dice “Bene, così possiamo fare le cose con calma senza farti soffrire troppo”. Risposta esatta, pare.

Ho braccia e gambe intorpidite e il mio notevole peso che grava tutto sulla mia pancia mi toglie il respiro. Nicolaj sembra accorgersene e mi dice “so che la posizione è un po’ scomoda per quelli della nostra stazza, ma fidati, tra un po’ la circolazione ridotta negli arti ti toglierà un po’ di sensibilità e ti sembrerà di galleggiare. Questo tipo di bondage è una mia invenzione, l’ho chiamato intavolatura. Pensa che una volta ho tenuto legato così un tizio per tre giorni.”

Tre giorni?” sussulto spaventato. “Ma non dormiva? E i bisogni?”

Tranquillo, ci si può addormentare. L’unico problema è che grasso come sei farai fatica a respirare ed andrai in apnea. Per i bisogni, te ne accorgerai, non ci sarà problema. Specialmente da dietro.”

Si avvicina alle mie spalle. Le sue gambe sono sono sopra le mie. Sento il suo grosso cazzo entrare nello speculum. Mi sta scopando con un preservativo metallico! La cosa mi diverte e inizio a ridere.

Perché ridi troia?” mi dice infuriato. Estrae il cazzo dallo speculum e dà due giri rapidi al meccanismo. Il dolore arriva inaspettato e violento, un urlo si soffoca in gola, inarco la schiena a delfino per quanto mi è possibile e ricado pesantemente sul tavolo.

Ecco sei contento? Due centimetri in un colpo solo. Fa male vero? Hai ancora voglia di ridere?” mi urla nelle orecchie.

Il dolore è terribile. So che lentamente svanirà ma per ora è forte da togliermi il fiato. Ho paura e inizio a tremare e a piangere silenziosamente.

Cosa fai, piangi?” mi urla in faccia. “Smetti immediatamente o do un altro giro, così avrai davvero un buon motivo per piangere. Avrei dovuto darti un giro ogni mezz’ora per farti soffrire il meno possibile, ma tu fai di tutto per farmi arrabbiare…”

Ti prego smettila” imploro tra le lacrime.

Forse non hai capito. Io voglio un uomo, non una signorina” e senza aggiungere altro dà un’altro giro allo speculum. Il dolore è lancinante e con uno spasmo violento perdo nuovamente i sensi.

Non so quanto sono rimasto privo di conoscenza. So solo che ad un tratto il mondo si fa di nuovo chiaro e il risveglio arriva con una nuova ondata di dolore, sordo, bastardo, totalizzante. Il mio buco è una voragine. Non posso ovviamente vederlo ma lo sento. E’ umido, bagnato.

Bentornata signorina” mi sfotte. “Se c’è una cosa buona della tua bassa soglia del dolore è che mi consente di giocare senza sentirti piagnucolare. Complimenti, sei arrivato a 15 centimetri”

A queste parole provo un’eccitazione incontenibile e mi viene un’erezione istantanea.

Vedo che l’idea ti piace” mi dice ridendo. “Te la sei fatta anche addosso, ho dovuto pulire e lavarti il culo, meno male che non hanno chiuso l’acqua in questo buco di posto.”

Ecco perché mi sento bagnato.

Cosa ne dici di farci una birra?” mi dice con tono amichevole, quasi fossimo due vecchie conoscenze al bar.

E’ un po’ difficile bere legato così” gli rispondo. ”Hai una cannuccia?” gli dico scherzando.

Tranquillo, ti farò bere da dietro, è più comodo e molto più efficace”.

Vuoi farmi un clistere di birra?” gli chiedo tra lo spaventato e il divertito.

Certo. Mai provato? Vedrai che sballo! E per fortuna che ti sei liberato, così terrai tutto dentro.”

Lo sento armeggiare, poi si avvicina e mi infila due tubi semirigidi ben oltre lo speculum, finché incontra un po’ di resistenza.

Ecco, un tubo per la birra e un tubo per far uscire l’aria. Attacchiamo il tubo all’imbuto e fissiamo l’imbuto a questa asta per la flebo. Sei pronto?”

Io sono ancora incredulo. Mi sento pronunciare un sì come non fossi io a dirlo veramente. Nicolaj inizia a versare. Sento il gorgoglio nell’imbuto e subito dopo un liquido freddo riempirmi la pancia.

E’ solo mezzo litro, ma farà l’effetto di quattro, vedrai” mi dice serio, quasi come un medico. “Dieci minuti e sarai fatto come una pera.”

Che birra è?” gli chiedo, vincendo il premio per la domanda più stupida dell’anno.

Fa 10.5 gradi, se vuoi saperlo. E’ bella forte. Visto la stazza non volevo sbagliare in difetto.”

La bottiglia si è già esaurita. Mi sento pieno. Nicolaj si affretta a togliere i due tubi rimpiazzandoli con qualcosa di liscio e tozzo che mi chiude il buco come un tappo.

Tranquillo, è solo un butt plug. Non vorrei che la birra uscisse prima di fare effetto.”

Penso che sia tutta una buffonata. In fondo cosa farà mai la birra nell’intestino? Starà lì, mi farà forse venire il mal di pancia e se ne uscirà come è entrata… e invece… Nonostante sia legato e ben saldamente piantato sul tavolo la stanza inizia a girare come una giostra.

Cosa mi stà succedendo?” mormoro spaventato.

Sta facendo effetto?” chiede Nicolaj.

Mi gira tutto…”

Oh bene, ed è solo l’inizio. Devo ammettere che è stato piuttosto rapido. Ottima birra evidentemente”.

Mi sento come se avessi bevuto come una spugna. Il mio corpo è in preda ad una tempesta di sensazioni. Vampate di calore mi salgono dal ventre alla testa. Mi sento debole e perdo il controllo della vescica. Mi piscio addosso come se quella birra me la fossi bevuta e non riesco a fermare il getto di urina che va a formare una pozza sul pavimento.

La nausea è insopportabile. Nello stomaco non ho nulla ma sento l’urgenza di vomitare a causa di questa insopportabile, fortissima vertigine. Sento il diaframma contrarsi violentemente e mi rendo conto di non essere completamente presente a me stesso. Sono in preda a spasmi violenti e ad ogni spasmo ricado violentemente sul tavolo.

Tranquillo, la nausea e gli spasmi sono indotti dall’intestino che cerca di reagire alla birra. Tra poco passerà e sarai solo molto ubriaco.” mi comunica Nicolaj in modo molto professionale. “Certo che questa birra è proprio buona, non pensavo ti procurasse questo effetto…”

Infatti dopo qualche minuto la nausea si attenua e gli spasmi si placano. Nicolaj estrae il butt plug e sento solo un minuscolo rivolo di birra uscire dal mio buco sfondato.

L’hai assorbita tutta, bravo!” mi informa compiaciuto. “Ora sei pronto per una bella scopata!”

Non so cosa dire, e non dico nulla. Voglio solo che tutto finisca. Sono un semplice spettatore di quello che sta accadendo al mio corpo e non reagisco.

Nicolaj armeggia con lo speculum e lo sfila lentamente. Immediatamente sento un gran sollievo e provo a contrarre lo sfintere, ma nulla.

Tranquillo, non sei ancora in grado di controllare lo sfintere volontario” mi dice come se mi leggesse nella mente. “Tra un paio d’ore inizierà a richiudersi e per domani sarai più o meno come prima. Ho fatto in modo di non danneggiare lo sfintere involontario, altrimenti saresti diventato incontinente. Ho giusto il tempo di divertirmi”.

Detto questo, inizia a slegarmi prima i piedi e poi le mani. Sono libero! Tento di alzarmi, voglio picchiarlo con tutto me stesso, ma l’unica cosa che riesco a fare è cadere all’indietro come un sacco di patate. Se Nicolaj non fosse stato dietro di me sarei franato a terra.

Ti consiglio di stare buono finché non avrò finito” mi redarguisce. “Le gambe non sono in grado di reggerti a causa della posizione in cui le ho costrette e il tasso alcolico che hai nel sangue ti rende impossibile stare in piedi. Prendilo nel culo e divertiti, ammesso che tu senta qualcosa.”

Obbedisco. Non muovo nemmeno le braccia, le lascio nella posizione innaturale in cui le corde le avevano costrette e aspetto che tutto finisca.

Nicolaj avvicina il suo cazzo al mio culo oscenamente aperto e lo infila fino alle palle. Non sento nulla. O meglio, sento che è dentro di me ma non provo dolore. Non provo nemmeno piacere.

Sono un buco caldo per il suo godimento. Sento che è molto eccitato perché i colpi che mi dà sono secchi e sempre più rapidi. Non è una gran scopata, nemmeno per lui credo. Il bello per Nicolaj sta nel distruggere la vittima, renderla inoffensiva e priva di volontà.

E ci è riuscito in pieno. Sento a malapena il fiotto caldo di sperma riempirmi la pancia. Nicolaj si stacca da me, evidentemente soddisfatto di aver compiuto il suo lavoro. Si riveste in silenzio, senza dire una parola, senza degnarmi di uno sguardo, senza tentare di aiutarmi ad uscire da quella posizione degradata.

Ciao troia” mi dice sprezzante “ci vediamo presto.” E se ne va.

(continua)

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