ORSI ITALIANI MAGAZINE


53550 (seconda parte)

Un racconto di Billy Joe


Il ritorno in cella fu accompagnato da un chiacchiericcio composto, quasi sussurrato, con qualche risata, qualche scambio di cazzotti fra detenuti, tirati scherzosamente sulla schiena o sul petto e avvenne con una certa rapidita'. Cosi' in fila uno dietro l'altro, a piccoli gruppi, avevo la seconda occasione della giornata di osservare gli altri ergastolani e di cercare altri sguardi interessati ed interessanti. Braccia muscolose, alcune tatuate, in fila come stoccafissi, facevano bella mostra di se spuntando da eccitanti canotte bianche e grigie. Il ritmo dei passi ordinato e cadenzato imponevano a questa semplice procedura un non so che di militaresco. L'aria era appena pervasa dall'odore di quei corpi e le loro andature, leggermente ondeggianti, mi ricordavano le sfilate di moda maschile che avevo frequentato, a caccia di maschietti, alcuni anni prima.

Ero a meta' della fila, il primo del mio nuovo gruppo di amici. Dietro di me Rambo mi teneva d'occhio. Ebbe modo di osservare la mia ricerca ossessiva di cazzi da prendere e di chiappe da aprire, provandone anche una certa gelosia. Davanti a me c'era un ometto magro e pelato che, facendo ondeggiare il braccio, tentava di toccarmi. Pensai che fosse un tentativo coraggioso che andava premiato e allungai leggermente il passo, spostandomi leggermente di lato in modo che la sua mano potesse raggiungere il mio pisello. Rambo se ne accorse, mi diede un pugno sul fianco e mi scosto' passando davanti a me.

-Che razza di stronzo!!!- mi disse e nel momento in cui l'ometto fece ondeggiare il braccio, Rambo gli afferro' il polso e lo blocco' dietro la schiena quasi a slogargli la spalla. Il disgraziato emise un gemito e si chino' in avanti scompaginando la fila.

Rambo lascio' la presa e voltandosi verso di me mi sussurro': -Non hai ancora capito? Tu sei mio!!-

Io ero suo. Inutile dire che era cio' che avevo desiderato fin da subito, ma sentirlo dire da lui con quella determinazione e quella rabbia, mi faceva sciogliere. Il cuore comincio' a battermi perche' stavo gia' gustandomi l'epilogo di quella giornata. Decisi tuttavia di non rendergli le cose facili. Pensare a lui arrabbiato e violento mi eccitava. Desideravo l'animale selvaggio che si intravedeva nell'intimo di quel corpo muscoloso ma ben proporzionato, desideravo essere la vittima su cui sfogare la sua rabbia per poterlo poi vedere rilassato e tranquillo disteso accanto a me. Da quando ho scoperto il sesso sado-maso, o meglio la violenza intesa come totale abbandono delle convenzioni a favore dell'istinto piu' brutale, ho sempre e solo cercato questo tipo di esperienza. Il dolore fisico spinto all'eccesso, da dominare con caparbieta' mentre tutto attorno e' follia. Questo mi dava la possibilita' di farmi ammirare per la straordinaria resistenza che riuscivo ad opporre.

Ora immaginavo il mio ritorno in cella in compagnia dei miei compagni e la voglia che avevo di servirmi di loro per il mio piacere era massima. Pensavo alla resistenza che avrei dovuto opporre alle loro attenzioni, affinche' poi il piacere della resa al loro livore fosse massimo, pensavo a come provocarli e a come far sentire Rambo il piu' impotente ed incazzato degli amanti. Intuendo il suo carattere virilmente orgoglioso, solo con lo scherno e la sfrontatezza avrei avuto ragione di lui.

Le porte della 387 si aprirono e noi entrammo ordinatamente. Io mi diressi verso la branda velocemente, mi tolsi la camicia, e la canottiera, mi sdraiai sopra il lenzuolo e stetti ad osservare gli altri.

Rambo aspetto' che tutti fossero al loro posto, si avvicino' togliendosi la canottiera e mostrando ancora una volta il suo meraviglioso torace. Piego' accuratamente la canotta sul letto sopra il mio. Io osservavo il suo corpo dai capezzoli alle ginocchia e tentavo di scorgere il gonfiore del suo randello sotto quei calzoni stretti in vita e abbondanti sulle cosce. Rambo si tolse anche i pantaloni mettendosi di profilo. L'addome glabro, piatto e scolpito saliva a V con plastica e scultorea eleganza. Osservavo la carnale curvatura della schiena e la muscolatura tesa sotto le scapole. Si intravedeva qualche costola. Sul davanti le forme circolari dei pettorali e la punta del capezzolo interrompevano la modanatura dei muscoli addominali. Gli slip di colore bianco descrivevano la rotondita' di un sedere sporgente e sodo e poco lasciavano all'immaginazione del membro che riempiva il gonfiore anteriore. L'elastico del gambale era visibilmente staccato dall'inguine e un ciuffo di peluria castana spuntava insolente. Le cosce erano massicce e leggermente pelose. In quei pochi istanti, per me senza fine, Rambo ripiego' i pantaloni e procedette ad abbassarsi gli slip. Mi sentivo morire. La maestria dell'azione era paragonabile a quella che avevo visto fare ai grandi spogliarellisti. Esitava continuamente e quando sembrava pronto a far predente aria al pene, ecco che mi faceva solo vedere i peli di pube. Mi tolsi i pantaloni sfiorandomi ripetutamente i miei 21 centimetri sodi e tesi, leggermente reclinati verso di lui. Finalmente si libero' anche di quel pezzetto inutile di stoffa, si piego' in avanti senza guardarmi, si calo' gli slip e si rialzo' immediatamente restando nudo davanti a me. Mentre cercavo faticosamente un altro soggetto della mia attenzione, distraendo lo sguardo da quel randello scappellato e semi eretto, Orso che spiava i miei sguardi, disteso sul suo giaciglio dall'altra parte della cella esclamo':

-Hey Rambo, al tuo amico li sotto gli piace il tuo cazzo.-

Era il momento che aspettavo. Istintivamente balzai dalla branda e mi diressi verso quella montagna di pelo.

-Tu fatti i cazzi tuoi grassone!-

La branda cigolo' e ondeggio' vistosamente ed il plantigrado, incazzato nero, sollevo' faticosamente i suoi rotoli di ciccia venendo verso di me.

-Io ti spacco la faccia a colpi di bigolo e quando ho finito con la faccia ti spacco anche il culo!!!-

Si avvento' su di me con una spallata. Io cercai di reggere l'impatto ma venni scaraventato contro la branda di Stilo. Le braccia di Stilo afferrarono le mie, bloccandomi contro il telaio del letto. Orso, sicuro della sua vittoria su di me si avvicino' sferrandomi un pugno nello stomaco. Strinsi i denti senza dargli la soddisfazione di gemere, sebbene i conati di vomito mi stessero soffocando e il telaio metallico del letto mi ammaccasse la schiena. Avrei potuto sferrargli un calcio nel pancione, ma mi offrii a lui completamente indifeso. Il secondo pugno, sferrato con maggiore ferocia, a denti stretti e con un sorriso sadico, mi fece molto piu' male malgrado i miei addominali ben sviluppati fossero compatti come pietra. Ansimavo, il dolore era sempre piu' forte.

-Adesso voglio divertirmi un po, con te- disse Orso.

Il Prof accorse in aiuto di Stilo con alcuni lacci da scarpa e mi furono legati i polsi al telaio della branda. Non opposi la minima resistenza, le mie gambe restarono rigide e leggermente divaricate. Mentre Lince, intervenendo su di me, mi libero' degli slip svelando la mia evidente, incontenibile e insolente erezione, Stilo da sopra il suo letto mi schiaccio' il cuscino sulla faccia e tutto fu buio attorno a me. Udivo i sussurri soffocati dei miei violentatori che si incitavano a vicenda, mi vennero afferrate e divaricate le gambe ed i piedi mi furono sollevati da terra.

Il peso del mio corpo gravava interamente sui polsi. Afferrai con le mani la sbarra di ferro e mi feci reggere dai bicipiti che strattonati e tesi cominciavano ad indolenzirsi. La respirazione era faticosa, il battito del mio cuore era al massimo, il cuscino puzzava e non riuscivo ad avvicinare le cosce, bloccate in posizione divaricata da mani e braccia fortissime.

La mano enorme e rude di Orso mi afferro' l'asta e comincio' a menarmela con molta violenza. I movimenti sali e scendi del pollice e dell'indice sulla cappella mi procuravano un bruciore molto forte, come se il mio pene entrasse e uscisse velocemente e continuamente da un buco molto stretto.

Percepii che Orso mi lubrificava il pisello sputandoci sopra e continuando a sfregare come un ossesso, finche' io stesso venni con grande soddisfazione dei compagni di cella e mia personale. Tuttavia la cosa non termino' qui. Orso raccolse con la sua forte mano pelosa gli schizzi di sperma che avevano impiastricciato i peli del mio ventre e del mio petto e passo' ripetutamente quella mano sul mio buco, penetrandomi bene con un dito e allargandomi lo sfintere. La stretta dei due che mi trattenevano le gambe si fece piu' serrata, le forti mani di Orso mi afferrarono le natiche portando in buona evidenza il mio buco ed a questo sentii affacciarsi finalmente il suo cazzone.

-Sei pronto a farti fottere?- disse Orso. Il mio soffocato No! accompagnato da un finto scuotimento di capo venne percepito come una supplica che eccito' ulteriormente il bestione che si apprestava a stuprarmi.

Nel momento in cui Orso inizio' la penetrazione avevo il timore che il dolore atroce che stavo provando non avesse piu' termine. Era un dolore inaspettato che d'istinto mi fece scalciare con le gambe.

-Tenete ferma questa troia in calore!!!- ordino' Orso dopo un tentativo andato a vuoto di rimanere dentro di me. Ricomincio' a penetrarmi lentamente, il mio buco si stava dilatando enormemente mentre quell'albero maestro risaliva le mie viscere sempre piu' a fondo. Cominciai ad urlare dal dolore, cosa che mi era successa solo la mia prima volta, molti anni fa e seguitai a dimenare le gambe ricevendone in cambio una minacciosa strizzatina di capezzoli.

-Vuoi vedere che te li stacco a morsi?- Era la voce di Teschio che aveva raggiunto il gruppo. Sentii la sua dura barba attorno al mio capezzolo destro e i denti che cercavano di mordere i miei pettorali. La sua lingua flagellava il mio bottoncino rosato e le labbra si stringevano e succhiavano.

Orso riusci' a farmi sedere sul suo pube, avevo almeno 20 centimetri di carne dentro di me e un buco sanguinante e dilatato almeno per quattro/cinque centimetri. Orso comincio' a rantolare mentre seguitava a spingere dentro di me e finalmente dopo dieci minuti di pompate, mi inondo'. Ancora qualche colpo, poi mi spinse il petto e scivolo' fuori con un rantolo animalesco.

Mi lasciarono le gambe e Stilo mi tolse il cuscino dalla faccia rimanendo sdraiato sul suo letto. Mi prese la testa inclinandola di lato e malgrado le gocce di sudore che mi rigavano la faccia, mi diede un grosso bacio sulla guancia chiedendomi:

-Ti sei divertito?- e rise sboccatamente. Orso si stava tirando su gli slip palpandosi il pacco e sghignazzando con gli altri. Io rimasi in quella scomoda posizione mentre sangue e sperma mi colavano dalle gambe fino al pavimento e i lacci stretti attorno ai miei polsi mi dolevano. Il pavimento era freddo e bagnato, insozzato di sangue che cagavo come se avessi la diarrea. Avevo dolori lancinanti allo stomaco, la schiena gia' torturata da Massimo, il secondino di P., mi doleva ancora moltissimo. Restavo a capo chino ad osservare il sudore che mi colava dal corpo, le mie cosce ammaccate e arrossate. La sensazione di essere ancora un indifeso ostaggio nelle mani dei galeotti mi eccitava ancora. Il mio pene scappellato e ciondolante gocciolava ancora e ricominciava ad indurirsi e cio' non passo' inosservato.

Orso rimaneva seduto sulla sedia di fronte a gustarsi lo spettacolo della sua vittima ancora legata e inerme.

-Non dimenticare mai di avere rispetto per quelli piu' anziani di te.-

La sua voce cavernosa ridesto' la mia attenzione.

-Vaffanculo!!- gli risposi con durezza. Si avvento' contro di me con un calcio al ventre. -Scioglietelo!!- e Stilo esegui' diligentemente. Mi accasciai in ginocchio premendomi lo stomaco con le mani e vidi i suoi piedi enormi, nudi e grassottelli avvicinarsi. Si piazzo' di fronte a me e allargo' le gambe. Alzai lo sguardo e vidi solo il suo redivivo randello appena sotto il pancione.

-Succamelo!!-

-Avanti succamelo, brutto stronzo!!- urlo'.

Potei osservare cosi' la trave che mi aveva penetrato. Il dolore che avevo provato era piu' che giustificato, il suo pene era almeno sei centimetri di larghezza alla base, e non meno di 17 o 18 di lunghezza. Un'arma di tutto rispetto ancora puntata verso di me e la mia bocca. La cappella rossa e grinzosa non era ancora perfettamente lucente e rigonfia di sangue, ma non importava, sapevo che ci avrei dovuto pensare io. Afferrai il cazzo del bisonte alla base e mi avvicinai con la bocca spalancata. La sua pancia nascose il suo sogghigno e da quel momento fummo solo io e il suo cazzo. Mi lubrificai bene le labbra e presi in bocca la punta facendola entrare bene tutta. Chiusi leggermente i denti per gustarmi l'idea di averlo in mio potere. Orso era stupidamente convinto di avere fatto di me la sua puttana. Io ero certo che lo avrei soddisfatto al punto da costringerlo a ritornare da me - vedete come le cose basta osservarle da angolazioni differenti perche' appaiano diverse?

Mi servirono pochi secondi per inturgidire la cappella, presi a leccarla con ampie e lunghe linguate da sotto in su e tutt'attorno. L'uomo aveva il respiro rotto dai primi rantoli ed era visibilmente combattuto tra la volonta' di afferrarmi la testa e spingersi dentro e la curiosita' di vedere fino a che punto mi sarei spinto io.

Io assaporavo il suo aroma e mentre una mano mi serviva per massaggiargli le palle, l'altra mano premeva sulle sue pelose natiche che si stringevano e si rilassavano sempre piu' velocemente e sempre piu' ritmicamente.

Gli sguardi di Lince, Stilo e di Prof erano tutti per me. Li vedevo gonfiarsi ansiosi di prendere il posto di Orso.

-Calma ragazzi, ho fiato anche per voi.- pensai, mentre il gusto salato dello sperma di Orso cominciava ad inebriarmi.

Accennai a succhiare appena appena.

-No, non cosi' in fretta baldracca!!- e ripresi il mio movimento di lingua. Improvvisamente uno scatto pelvico diede il segnale. Schizzi abbondanti e salati mi riempirono la bocca ed io ingoiai quel succo candido e profumato continuando a succhiare con avidita'.

Orso si fece da parte e comparve Lince innanzi a me che comincio' ad abbassarsi i pantaloni dicendo: -Fai divertire anche me!!-

Il cazzo di Lince era duro e ben fatto, piu' piccolo di quello di Orso, ma comunque molto invitante. Lui voleva essere protagonista. Mi afferro' la testa fra le mani e mi ficco' il suo randello in gola cominciando a rantolare e gemere come un animale ferito.

Improvvisamente usci' da me strattonato da Rambo. Io rimasi a bocca aperta mentre lui spingeva Lince lontano bestemmiando e tirando cazzotti. Lince cadde a terra con i calzoni calati fino alle caviglie e strisciava sul pavimento per allontanarsi da quella furia.

-Basta!!! Lasciatelo stare!!! Il primo che si avvicina ancora lo ammazzo!!!-

Abbassarono gli sguardi a terra come cani bastonati ed ognuno guadagno' la propria branda. Anche Orso si alzo' dalla seggiola e ciabatto' fino al letto.

-E tu cosa aspetti zoccola!!! Alzati e vai a lavarti.

Io restai in ginocchio, con il cazzo teso ad ammirare la sua maschia autorita', il suo corpo corazzato e sodo, la sua pelle nuda, chiara e pulita.

Feci come mi disse, ripulii il mio corpo e il pavimento e tornai alla branda.

Quella notte non riuscii a dormire, il pensiero di lui mi tormentava il cervello. Verso l'una del mattino lo sentii scendere dalla branda e dirigersi verso il cesso. Quando ritorno' dopo pochi minuti decisi di affrontarlo. Lo lasciai risalire e poi mi alzai in piedi.

-Perche' mi hai difeso stasera?- bisbigliai.

-Non ti ho difeso.- e si volto' dall'altra parte.

Girai attorno al letto e gli parlai ancora.

-Ti prego, dimmi perche'.-

-Ti ho detto di non scassarmi la minchia, torna a dormire!!

-Ti piaccio davvero? Rispondi, ti piaccio davvero?-

-No, mi fai schifo!!-

E non ebbi piu' il coraggio di proseguire. Qualcosa mi faceva bruciare lo stomaco e non erano le botte ricevute. Pensare a lui sdraiato sopra di me mi faceva stare male, pensare ai prossimi dieci anni cosi' vicino eppure cosi' lontano da lui mi faceva impazzire. Credo di aver pianto per la prima volta da quando ero bambino. La branda ondeggio' leggermente. Lui si sedette sul letto con le gambe penzoloni. Io guardai i suoi polpacci nerboruti e pelosi e la tentazione di leccarli era fortissima. Appoggio' un piede sulla sponda del mio letto e scese.

-Voglio stare con te stanotte- e tiro' via il lenzuolo. Io mi voltai su di un fianco e lo accolsi accanto a me.

La sua pelle era fresca e profumata, il suo volto liscio e giovanile, il suo corpo duro come pietra.

La mia bocca accolse la sua lingua e ci baciammo per molti minuti. Ero inebriato dalla sua fragranza. Gli leccai le orecchie ed il collo giu' fino ai pettorali che ansimavano di piacere. Era come baciare un bronzo di Riace. Giocherellai con il suo piercing al capezzolo e gustai ogni centimetro quadrato dei suoi addominali fino all'ombelico. Non volevo fermarmi. Mentre le mie dita cercavano i solchi dei suoi muscoli io scesi con la bocca al pube e al pene circonciso. Lo annusai lungamente giocandoci con il naso. Cominciai a baciarlo alla base del pene, dove questo appoggia sullo scroto e palpando la consistenza dei suoi glutei e delle sue cosce finalmente lo presi in bocca. Era caldo e saporito, morbido. Non badai alle dimensioni, pure interessanti, ma non cercavo quel piacere in particolare. Mi bastava la gioia di renderlo felice e con questo proposito lo spompinai lungamente.

-Che meravigliosa puttana!!- sospirava, ed era tutto cio' che riusciva a dire. La sua verga comincio' ad eruttare crema bianca lattiginosa. Non una goccia fu sprecata.

-Cosa devo fare per te?- gli chiesi.

-Scopami.-

Lo feci sdraiare supino sopra di me. Lui allargo' le gambe per acquisire stabilita' e afferro' con le mani la testata della branda. In questo modo venne a trovarsi disposto ad X sopra di me.

Io gli allargai le natiche con le mani e cominciai lentamente a penetrarlo. Mentre entravo in lui sentivo crescere un calore immenso. Gli cingevo il torace ampio e scolpito con le braccia, raggiungendo i capezzoli turgidi come chiodi. Lui emise un rantolo e comincio' a muoversi seguendo il ritmo delle mie pompate. Mentre me lo fottevo cercai il suo randello con le mani, lo trovai, lo menai per un po,.

-Basta.- mi disse, -continua con i capezzoli, ti prego.-

-Che bel torace hai- dissi.

-Anche tu, mi piace la peluria che ti ricopre.- e gemette una prima volta.

-Cosa faremo domani?- chiesi.

-Che ti frega del domani, pensiamo ad ora. Ma non voglio piu' vederti fare lo stronzo con qualcuno.-

-Che cosa significa?- chiesi ansimando e ormai prossimo all'orgasmo.

-Che sei mio, non lo hai ancora capito?-

Pompai con maggiore vigore e con una gioia incontenibile. Venni dentro di lui, nel suo caldo e morbido rifugio, nel suo umido e intimo cuore e restammo abbracciati per il resto della nostra prima notte... e molte altre ne seguirono.

Ah! Dimenticavo di dirvi che gli ho fatto leggere queste pagine della nostra storia prima di pubblicarle, per verificare che non avessi dimenticato nulla. Adesso, mentre sto terminando di scrivere, e' di la' nell'altra stanza che mi sta preparando una tazza di caffe'. Stiamo trascorrendo gli arresti domiciliari insieme e ci vogliamo bene.