ORSI ITALIANI MAGAZINE




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Three Rooms: Capitolo 3

Un racconto di Verybigbear


I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.


La stanza di Roberto


[...] Il portachiavi era una massiccia R di ferro arrugginito e quando colpì il pavimento fece un rumore che fece sussultare Giuliano. Nicolaj e Sila uscirono da dove erano venuti. La luce si spense e Giuliano piombò ancora nell’oscurità.


Giuliano era immerso in un silenzio irreale. Dopotutto era sempre in un edificio nel centro storico di Padova. Doveva essere notte fonda per non sentire alcun rumore, nemmeno il più impercettibile. Tentò di alzarsi e ci riuscì con uno sforzo sovrumano.


La forzata immobilità sommata alla sua grassezza fuori del comune gli avevano intorpidito tutti i muscoli e rese quasi inservibili le articolazioni. Appena fu in grado di reggersi in piedi sorreggendosi a quelle che dovevano essere le imbracature che lo tenevano sospeso, torcendo il busto tentò di capire lo stato del suo culo martoriato. Con stupore e spavento al posto del buco c’era un rigonfiamento umido e viscido al tatto. Ricordò i deliri a sfondo medico di Sila e capì che questa volta era andato fino in fondo, provocandogli dei danni permanenti.


Un’ondata di panico lo assalì, mista a rabbia e impotenza. Era intimamente combattuto tra il desiderio di vendetta e l’urgenza di porre rimedio alla sua condizione medica. Alla fine prevalse il raziocinio e decise che prima di tutto doveva uscire da lì. Si ricordò della chiave lanciata sul pavimento e a tentoni la cercò finché la trovò a due passi da lui.


La raccolse e passò le dita sul freddo metallo, seguendo gli spigoli della R che costituiva il portachiavi. Si chiese il significato di quella R… il primo portachiavi non aveva un significato particolare ma il secondo sì… R non era di sicuro un piano e comunque gli mancava solo il terzo piano…


Ma certo! Roberto! L’ingegnere, la causa di tutto, quello che l’aveva portato lì facendogli credere fosse una casa di piacere… In realtà era sempre stato complice di Sila e Nicolaj… Ma quindi al terzo piano lo attendeva lui? In che veste? Era forse lo spin doctor dei gemelli, solo un complice o magari anche lui una vittima? Giuliano tornò in sè, lucidamente guardando alla situazione che stava vivendo e si rese conto che l’unica cosa che poteva fare, che gli era concessa di fare, era andare avanti fino alla fine.


Sarebbe uscito vivo da tutto quello che stava succedendo? Non ne era affatto sicuro vista l’instabilità mentale di Sila e di Nicolaj, ma che alternative c’erano? Si ricompose e, nudo e dolorante, cercò a tentoni un’uscita. Fortunatamente la stanza era vuota e quindi scivolare lungo le pareti fu facile. Dopo poco trovò una maniglia. La premette e uscì nella camera da letto in cui aveva visto Nicolaj e Sila impegnati in un’incestuoso 69 quando era salito a quel piano la prima volta.


Ripercorse il cammino all’indietro fino all’ascensore. Salì nella cabina e inserì la chiave nella serratura corrispondente al terzo piano. Anche questa volta l’ascensore salì velocissimo e la porta si riaprì quasi istantaneamente. Davanti a lui c’era un pianerottolo su cui si affacciava una porta dal telaio in alluminio che incorniciava un vetro opalino. Qualcuno aveva dipinto sul vetro con un rossetto la parola


REVENGE?


“vendetta” in inglese, con alla fine un grosso punto di domanda. La R era esageratamente più grande, volutamente esagerata. Evidentemente era questo il significato della R del portachiavi. Una fitta di dolore proveniente dal prolasso riportò Giuliano alla realtà e riaccese in lui la voglia di vendetta, “revenge”.


Spinse la maniglia della porta che si aprì con minimo sforzo. Davanti a lui si presentò una scena che mai si sarebbe aspettato. Roberto, l’ingegnere, era crocifisso su una croce ibrida tra la croce di Sant’Andrea e quella tradizionale. La parte delle braccia era orizzontale come quella tradizionale mentre la parte delle gambe era divisa come la croce di Sant’Andrea. I piedi appoggiavano saldamente su dei supporti, così da non aggiungere al supplizio la difficoltà respiratoria.


“Oh mio Dio” esclamò Giuliano “Roberto cosa ci fai lì?” ma appena pronunciò quelle parole si rese conto che Roberto non gli avrebbe risposto visto che aveva la bocca bloccata da una grossa sfera legata alla testa da una robusta cinghia di cuoio.

“Eccoti finalmente” gli disse Nicolaj con tono canzonatorio.

“Stai lasciando una scia di merda e muco come una lumaca” gli disse Sila.


I due stavano in piedi, uno alla destra e uno alla sinistra di Roberto, con indosso solo un perizoma e un paio di anfibi. Sila con perizoma e anfibi bianchi, Nicolaj neri. Anche in quel frangente delirante mantenevano un certo stile.

“Siamo alla resa dei conti” gli disse Nicolaj. “Lì nell’angolo ci sono dei vestiti puliti, un pannolone e le tue cose. Se vuoi puoi andartene ora.”

“Ma saremmo molto delusi se lo facessi” lo incalzò Sila. “Qui appeso c’è colui che ha ideato il Three Rooms e ha progettato Hammer. Sapeva fin dall’inizio cosa volevamo farti e non solo non si è opposto, ma ha dato il contributo fondamentale.”


Roberto a quelle parole e vedendo la rabbia montare negli occhi di Giuliano iniziò ad agitarsi e tentò di parlare, ma gli uscirono solo lamenti incomprensibili.

Sila lo guardò ma distolse subito lo sguardo e ritornò su Giuliano “Hai la possibilità di vendicarti, di fargli quello che lui ha fatto a te secondo la più pura legge del taglione, o hai la possibilità di perdonarlo e di sentirti moralmente superiore. A te la scelta.”


E aggiunse: “Per completezza voglio darti un parere medico sulla tua condizione rettale. Hammer ha causato danni permanenti agli sfinteri anali, sia interno che esterno, e alla muscolatura di sostegno. Il risultato è un prolasso totale che potrà essere corretto solo chirurgicamente. Fino ad allora sarai totalmente incontinente ed esposto a complicazioni. Ti consiglio di farti vedere al più presto da un bravo proctologo.”


“BASTARDO!” gli urlò Giuliano agitando i pugni.

“Non ti consiglio di affrontarci” disse Nicolaj con voce ferma “soprattutto in quelle condizioni…”

“Non ho finito.” disse Sila, come se Giuliano non avesse nemmeno parlato. “Vista la tua obesità grave, è molto probabile che tu resti comunque incontinente. In questo modo ti ricorderai per sempre del Three Rooms e di Hammer, non è vero?”


Giuliano fu percorso da un brivido, come se avesse realizzato veramente solo in quel momento quello che istintivamente già sapeva.

“Allora, te ne vai o resti e ti vendichi? gli chiese Nicolaj.

Giuliano sentì appena quelle parole. Gli arrivò solo “vendichi” e capì che solo con la vendetta poteva sopportare quello che gli era stato fatto.

“Quando cominciamo?” chiese a Sila.

“Molto bene.” disse Sila serio. “In realtà noi non faremo nulla. La vendetta è tutta tua e solo tua.”

“Che ne dici di usare Hammer su di lui?” gli chiese Nicolaj. “Occhio per occhio, ricordi?”


Giuliano assentì, serio.

Roberto strabuzzò gli occhi e cercò di liberarsi con tutte le sue forze ma le corde che lo legavano alla strana croce erano molto serrate e non aveva nessuna possibilità di riuscirci.

“Vedrai come ti piacerà” gli disse Giuliano con un ghigno sadico sul volto.

“L’abbiamo messo su questa croce particolare pensando proprio a te” disse Sila a Giuliano. “Come vedi il suo culo è già aperto e pronto a ricevere la tua ira.”

“Hammer si può usare anche in verticale?” chiese Giuliano.

“Certo che sì” gli rispose Nicolaj “anzi, è ancora più distruttivo e doloroso, se possibile.”

“E’ sufficiente cambiare la configurazione del volano” disse Sila. “Guarda, l’abbiamo già preparato per te. Devi solo decidere il diametro di partenza.”

“Diametro di partenza?” gli chiese Giuliano “Non ho nessuna intenzione di perdere tempo a dilatare questo bastardo. Si prenderà subito i 15 centimetri, senza sconti.”

“Sei sicuro?” gli chiese Nicolaj preoccupato. “Ti ricordi com’è finita con te con lo speculum la prima volta?”

“Pazienza se sviene” disse Giuliano. “So come farlo rinvenire.”

“Molto bene” disse Sila compiaciuto. “Resta solo un ultimo dettaglio. Comandi manuali o automatici?”

“In che senso?” chiese Giuliano.

“Hammer può essere programmato con un ciclo, come abbiamo fatto con te, o comandato manualmente.” rispose Sila. “Come vuoi procedere?”

“In manuale” rispose prontamente Giuliano. “Voglio essere l’artefice della sua sofferenza in prima persona.”

“In questo caso devi usare questa leva e questa manopola. La leva serve a spostare il fine corsa, mentre la manopola regola la frequenza dei colpi. E’ molto semplice.” disse Sila.


Sila e Nicolaj spostarono Hammer fin sotto la croce, con il mostruoso dildo ad ogiva del diametro di 15cm minacciosamente puntato verso l’alto.

“Ora siete solo tu e lui” gli disse Sila. “Io e Nicolaj andremo nell’altra stanza per non condizionarti in alcun modo.”

“Ti consiglio di iniziare piano” gli suggerì Nicolaj “non temere, soffrirà comunque. Credo tu lo sappia bene.”

Giuliano non disse nulla.


Era entrato in una sorta di trance. Ora esistevano solo loro due, lui e Roberto, e lui aveva una missione da compiere: ristabilire la Giustizia, trovare vendetta per il danno che aveva subito.

Sila e Nicolaj uscirono dalla porta a vetri e la richiusero dietro di loro, ma Giuliano non se ne rese nemmeno conto.

Accese la macchina e un flebile ronzio fu il segnale che il “gioco” poteva iniziare.


Giuliano testò la corsa di Hammer ruotando leggermente la manopola e la punta sfiorò le natiche divaricate di Roberto. Agì allora sulla leva aumentando leggermente la corsa e al ciclo successivo la punta lubrificata dell’ogiva penetrò per un paio di centimetri.


Soddisfatto di questa prima messa a punto Giuliano si staccò dalla macchina e la lasciò andare in quel modo per qualche ciclo. Voleva assaporare la paura negli occhi di Roberto. Lo fissò in volto e trovò quello che si aspettava. Roberto era paonazzo in volto e con lo sguardo implorava Giuliano di fermarsi, ma quando incontrò la follia nei suoi occhi e vide il prolasso rossastro pendere sotto il suo scroto rinunciò ad implorare ed iniziò a piangere.

Questa reazione, anziché suscitare pietà in Giuliano lo riempì di rabbia.


Si riavvicinò ai controlli, mise al minimo la manopola della frequenza e attese che Hammer toccasse il punto morto inferiore, quindi agì sulla leva della corsa e la portò a due terzi. L’ogiva nera iniziò molto lentamente l’inesorabile risalita e quando la punta toccò l’ano di Roberto non si fermò come al solito ma lo penetrò come un coltello rovente taglia il burro. Quando l’ogiva fu completamente dentro Roberto e la parte cilindrica iniziò a spingere lo sfintere esterno, Giuliano sentì lo stesso rumore di tessuti lacerati che aveva sentito su di lui ai primi colpi di Hammer. Roberto soffocò un urlo dopodichè, viola in volto, piegò la testa di lato e svenne.


Un ghigno sadico si dipinse sul volto di Giuliano, evidentemente soddisfatto del lavoro fatto su quello che una volta era un suo grande amico. Fermò Hammer al punto morto superiore della corsa e si allontanò. Prese un bicchiere di acqua fredda dal lavandino che era in un angolo della stanza e lo lanciò in faccia a Roberto che si risvegliò con un sussulto. Giuliano lo guardò con la testa reclinata come si ammira un’opera d’arte incompleta e si ritenne soddisfatto, per il momento.


Si avvicinò a Roberto che tremava come una foglia, dolorosamente ancora impalato, e gli prese il cazzo in bocca. Iniziò a succhiarlo dolcemente, introducendo la lingua nel prepuzio e stimolando le labbra del glande con piccoli colpi di lingua. Roberto era in uno stato di shock ma l’abile lavoro di bocca di Giuliano riuscì comunque a provocargli una vigorosa erezione. Giuliano contemplò il notevole membro di Roberto e si compiacque dell’efficacia della sua fellatio. Azionò nuovamente Hammer con gli stessi settaggi di prima e si mise alle spalle di Roberto. Gli cinse il ventre prominente con il braccio sinistro e con il destro iniziò a masturbarlo mentre il grosso dildo usciva e rientrava con una lentezza tale da aggiungere supplizio al supplizio.


Poteva sentire il suo corpo rilassarsi quando il pistone scendeva verso il punto morto inferiore e tendersi quando si faceva strada dentro di lui. Continuò così per dieci minuti buoni finchè Roberto, con un fremito più forte del solito, ebbe un orgasmo ed eiaculò spruzzando seme davanti a lui. Giuliano allora fermò nuovamente Hammer al punto morto superiore in modo che Roberto fosse pieno e immobile e succhiando gli ripulì il glande da ogni residuo di sperma, riportandolo in uno stato di semierezione.

“Come hai potuto farmi questo?” chiese Giuliano a Roberto. “Guardami. Sputtanato sul web, col culo rotto, probabilmente incontinente a vita… Cosa ti ho fatto di male?”


Roberto tentò di dire qualcosa, ma a causa della sfera che gli ostruiva la bocca gli uscivano solo dei suoni senza senso.

Giuliano tentò di allentare la cinghia ma era bloccata alla sfera da ambo i lati da due pesanti lucchetti.

“Non ho tempo per le tue patetiche scuse” gli disse infine Giuliano. “Sai che mi hanno lasciato tre ore in balia della tua creazione? Sai che ho desiderato morire ogni fottuto minuto di quegli interminabili centottanta minuti? Ma ora lo capirai bene, perché stai per provare la stessa cosa anche tu…”


Roberto tentò per l’ennesima volta di protestare con ogni muscolo del proprio corpo, ma riuscì solo ad agitare appena la testa.

Giuliano spostò la leva fino a fine corsa e spostò la manopola in modo che Hammer si muovesse molto lentamente. Gli fece fare una decina di cicli, osservando sadicamente l’alternanza di espressioni di sollievo e dolore sul volto del suo amico. Tutto ad un tratto spostò la manopola su max, portando la frequenza a tre cicli al secondo. Roberto strabuzzò gli occhi una seconda volta ma non svenne come la prima volta. Piegò la testa in avanti ma gli occhi rimasero aperti, fissando con sguardo vuoto il suo carnefice.


Nello stesso istante Giuliano sentì la porta dell’ascensore aprirsi alle sue spalle e una voce gli intimò: “Si allontani immediatamente da lui e alzi le mani!”

Giuliano si voltò di scatto alla richiesta inaspettata e alzò le mani obbedendo d’istinto ma non si allontanò da Roberto.

“Si allontani le ho detto!” gli intimò un uomo con una pettorina su cui c’era una scritta “CARABINIERI” scritta davanti e dietro, puntandogli una pistola in faccia.


Giuliano arretrò spaventato mentre altri tre carabinieri irrompevano nella stanza e lo tenevano sotto tiro. Uno di loro rimise la pistola nella fondina e andò da Roberto per verificare se fosse vivo.

“Capitano, anche questo è morto” disse il carabiniere al primo che aveva fatto irruzione nella stanza.

“Lei è Giuliano C***?” chiese il capitano a Giuliano.

“S-sì sono io” balbettò Giuliano.

“Giuliano C***, la dichiaro in arresto per duplice omicidio. Porga i polsi.”

“D-duplice omicidio?”

“Non faccia il finto tonto con me!” gli urlò in faccia il capitano. “Questo poveraccio è il numero due, mentre il vecchio all’ingresso è il numero uno. L’ha già dimenticato?”

“Gianmaria…?” si chiese assorto Giuliano.

“Vede che se lo ricorda?” disse sarcastico il capitano.

“Io non… “ disse Giuliano mentre la sua mente cercava di ricostruire la situazione inaspettata che si era presentata. “Posso vestirmi almeno?” chiese prima che gli venissero serrate le manette ai polsi.

“C’è un’ambulanza qui sotto e, nonostante non se lo meriti, credo che i sanitari debbano prendersi cura di lei prima di noi” gli disse il capitano indicando il prolasso che gli pendeva dal perineo.


Poi aggiunse rivolto ai suoi compagni “Portatelo giù così come sta, semplificheremo il lavoro ai sanitari.”

Giuliano tentò di protestare, ma due carabinieri gli serrarono le manette ai polsi e lo trascinarono via quasi di peso.


Entrato in ascensore notò una cosa che lo inquietò non poco: la pulsantiera non aveva serrature come quella che aveva utilizzato fin dal suo ingresso, ma c’erano quattro semplici pulsanti T,1,2 e 3. Com’era possibile?

Tutto ad un tratto la verità lo travolse: Sila! C’era lui dietro tutta questa storia.

Chiese ad un carabiniere: “Come mi avete trovato?”


Il carabiniere lo guardò con evidente disprezzo e gli rispose: “Non c’è voluto molto. Hai mandato l’omicidio di questo poveretto in streaming senza curarti di mascherare l’IP. Ci abbiamo messo 30 secondi a trovarti.”

“Avrete visto anche Sila e Nicolaj allora!” disse Giuliano.

“Sila e Nicolaj?” chiese il carabiniere “Non so di cosa parli. Nel video ci siete solo tu e il poveretto sulla croce.”


La porta dell’ascensore si aprì al piano terra e sulla destra Giuliano vide Gianmaria disteso a terra in una pozza di sangue con la gola squarciata. Accanto a lui una grossa R di ferro che era stata usata come arma.

“Ecco il numero uno” disse uno dei due carabinieri indicando il cadavere di Gianmaria. “Scommetto che su quella R troveremo le tue impronte.”


Giuliano sapeva benissimo che le avrebbero trovate.

Uscirono in strada dove una piccola folla di curiosi si era radunata per vedere a cosa fosse dovuto tanto spiegamento di forze. Quando la gente vide Giuliano nudo e in manette iniziò a fare foto e video con il cellulare. Non c’era dubbio che il giorno seguente, sui giornali, Giuliano sarebbe apparso in tutto il suo grottesco splendore. Cercò di non guardare la gente e di salire sull’ambulanza il più velocemente possibile, vincendo il suo istinto di cercare Sila in mezzo a loro.


In cuor suo sapeva che non si sarebbe perso quella scena per nulla al mondo.


FINE


Nota dell’autore: Questo racconto finisce in modo repentino perché ho voluto lasciare il lettore in sospensione. Ci sarà una terza trilogia a completare la Trilogia delle Trilogie. La prima, la “Trilogia di Nicolaj il Grande” ci ha mostrato come sia facile cadere in un abisso oscuro a partire da un incontro casuale. La seconda, la “Trilogia del Three Rooms”, ci ha mostrato quanto profondo può essere l’abisso del male e quanto complici (in)consapevoli ne possiamo essere. La terza dovrebbe essere una storia di redenzione, di riscoperta dell’amore a scapito della violenza, ma ancora non l’ho scritta quindi non faccio promesse.

Da ultimo vorrei rispondere alle critiche che mi sono state mosse per la violenza e lo scarso erotismo delle ultime storie. Avete ragione. Cosa devo dire? Ci sono storie belle e storie brutte, ad alcuni piacciono molto e ad altri no. Vi ringrazio delle vostre opinioni ma non decido io cosa scrivo. E’ un flusso di coscienza ed è scarsamente filtrato. Scrivo di getto e rileggendo correggo solo gli errori di battitura (e di grammatica e di sintassi, le poche volte che scappano). Se queste righe vi hanno turbato mi dispiace. anche se spesso ciò che turba fa riflettere e fa porre domande. Leggerò le vostre opinioni con grande interesse e risponderò a tutti. Buona vita. Giuliano verybigbear@protonmail.com