ORSI ITALIANI MAGAZINE



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Magari fosse vero! (Capitolo 4)

Un racconto in 11 puntate di billone61 (billone61@libero.it)

I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.


4 Capitolo

FUGACI ABBOCCAMENTI

In macchina feci una telefonata in Sitic a Francesco. Chiesi come andava eccetera eccetera. Poi mi feci passare Fabio.

'Ciao Fabio'

'Ah, ciao, ciao'

'Tutto bene?'

Si mise a spiegare un po’ quello che stava facendo.

Dopo averlo ascoltato aggiunsi 'Non stavo parlando di lavoro in effetti. Stavo ripensando alla telefonata di ieri sera'

'Ah… si. Scusa ancora'

'Ma che scusa. Volevo solo dirti che se una di queste sere, hai ancora voglia di chiamarmi, saro' felice di sentirti. Terro' il telefono acceso.'

'Sei gentile, ma spero che non succeda'

'Io invece spero di si. Ciao'

'Ciao, ciao'.

Tornai direttamente a casa. Per strada pensai che forse lunedi' c’era modo di fare ancora qualcosa con Baldovin. Gia' mi mancava la sua rotondita'.

Mi sovvenne che non gli avevo mai baciato la pancia. Pensai allora che in cantiere da Rondon potevo andarci l’indomani.

Chiamai Marco al telefonino.

'Ciao Marco sono Andrea'

'Ciao, dove sei?

'Sono in macchina, sto tornando da Vipiteno. Senti Marco, stavo pensando che non ho piu' visto il tuo cantiere da un sacco di tempo. Mi chiedevo se domani eri in cantiere, cosi' passavo a dare un’occhiata.'

'Si, certo che ci sono. Cosi' ti faccio fare un giro in cantiere. Ormai siamo molto avanti'

'E Rondon? Ci sara' anche lui?'

'Mah, penso di si'. Di solito al sabato e' sempre qui. Se vuoi glielo chiedo.'

'Magari si'. Facciamo cosi': avvertimi solo se per caso domani non ci fosse. E’ un po’ che non lo vedo e mi piacerebbe salutarlo.'

'D’accordo. Quando arrivo in ufficio glielo dico.'

'OK. Ciao Marco'

Dopo un quarto d’ora il telefono suono'.

'Pronto'

'Ah Bertoli', dove cazzo sei?

Era Rondon. Il suono della sua voce, dopo tutto quel tempo mi faceva ancora un certo effetto.

'Ciao Beppe. Sto tornando da Vipiteno.'

'Fai proprio schifo. Fino a Vipiteno vai, ma qui non ti fai mai vedere'

'Pistola. Se ho appena detto a Marco che domani mattina sono li''

'Lo so, lo so.'

'Andiamo bene, Beppe?'

'Insomma. All’inizio qui, a parte lo spaesamento, mi son trovato bene. Ultimamente, mi sembra di non riuscire piu' a seguire i ragionamenti di Marco.'

'Mi dispiace. Quindi non vai d’accordo con lui?'

'Non e' che non vado d’accordo. E che prende delle dritte che io non condivido e quindi faccio fatica a seguirlo.'

'Qualche esempio?'

'Senti, ne parliamo domani. Qui i muri hanno orecchie.'

'Che esagerato. Guarda che Marco e' un bravo ragazzo.'

'Si', si, lo so. Non e' a lui che mi riferivo.'

'Va bene allora ci vediamo domani.'

'Ciao Landi'

Sempre quell’abitudine di chiamarmi per cognome.

Mi ricordo che mi faceva malissimo un tempo.

Non riuscivo a capire che usava il cognome come arma per tenermi distante, proprio quando io invece continuavo ad avvicinarmi e a cercare di sedurlo.

La notte feci un po’ fatica a dormire, perche' Baldovin mi aveva lasciato un dolore diffuso al buco del culo.

Pensare al dolore, mi fece venire in mente anche i bei momenti e quindi faticai a prendere sonno.

L’indomani non fu particolarmente interessante. Io in effetti avevo un solo scopo e tra l’altro sganciai il mio incantesimo immediatamente, arrivando alle spalle di Rondon e appellandolo con il solito 'Mi scusi'.

'A Bertoli'' rispose lui allungando la mano.

Io la strinsi e la tenni a lungo stretta, quella mano meravigliosa che a suo tempo contribui' a farmi innamorare di quell’uomo.

Come sempre succedeva negli ultimi tempi, spogliato dell’interesse morboso che avevo nei suoi confronti e di tutto quello che lo concerneva, lo trovai piuttosto noioso.

I suoi atteggiamenti, a mezzo tra il misterioso e il ‘so io come bisognerebbe fare, ma non me lo lasciano fare’ non attaccavano.

Tanto piu' che, anche senza sapere l’argomento, se avessi dovuto dare un’opinione di pelle, avrei sicuramente preso le parti di Marco, che conoscevo molto di piu' di Rondon e di cui avevo grande stima.

Cercai di stare attento ma di fatto appena potevo buttavo l’occhio fra le sue gambe.

Il gonfiore se ne stava ancora la', ben visibile. Sembrava ancora inarrivabile, come sempre.

Dopo un’oretta, in cui visitai il cantiere e ascoltai le lamentele di Rondon me ne ritornai in ufficio. Devo dire che non ravvisai il benche' minimo cambiamento in lui. La cosa non mi preoccupo' molto. Potevo fare a meno di Rondon. Anche se la curiosita' continuava ad essere tanta.

Passai un sereno fine settimana, dedicandomi finalmente, corpo e mente, alla mia famiglia, e mia moglie parve gradire, poiche' la domenica prese lei l’iniziativa e facemmo l’amore appassionatamente, come da tempo non succedeva.


Lunedi' in Cospe.

Lavorai con energia. La certezza della mia forza in campo sentimentale mi permetteva di avere la mentre sgombra (tranne qualche pensierino alla cena dell’indomani con Fabio).

Appena arrivo' Baldovin si fermo' nell’ufficio facendomi un sorriso a tutta faccia.

'Ciaocomestai?'

'Bene. E tu?'

'Magnifico. Ci vediamo piu' tardi?'

'Qualcosa mi dice che non stai parlando di lavoro.'

SI mise a ridere. 'In effetti no' Chiuse la porta con fare misterioso e mi si avvicino' parlando sottovoce. 'Dato che mi e' rimasta la voglia, a casa ho cercato di metterlo nel culo a mia moglie.'

'E…?'

'E niente. Non ne ha voluto sapere. Appena ho infilato la punta, non solo non ha voluto che continuassi, ma addirittura mi ha mollato li' e se ne e' andata'

Risi di gusto 'E tu allora?'

'Io mi sono fatto una sega pensando alla meravigliosa inculata dell’altra sera. Ho voglia di rifarlo.'

'A parte il fatto che mi ha fatto male il culo per un bel po’, non e' una cosa che si puo' fare nei corridoi. Per cui ho l’impressione che per un po’ te la puoi scordare'

'No senti, io giovedi' sera arrivo a Modena e dormo a Modena. Tu ci sei? Ci potremmo vedere al mio albergo.'

'Per esserci ci sono. Solo, che cosa dico a mia moglie? Non posso stare fuori la notte'

'Inventati una serata in pizzeria. Alle dieci ti lascio andare.'

'Non so. Ultimamente sono sempre via'

'Ti prego, Andrea.' Diede un rapido sguardo verso la porta 'Guarda' disse allargando la giacca e facendomi vedere la sagoma del suo cazzone duro che sporgeva orizzontale dai suoi pantaloni 'Posso andare in giro cosi'?

Eppure e' quello che mi succede quando ti vedo.'

'Sono veramente lusingato' dissi allungando una mano a tastare la durezza del cazzo di Baldovin. 'OK, vada per giovedi''.

Se ne ando' soddisfatto. Quando fu sulla porta pero' si giro' e mi chiese:

'A proposito, per oggi non si puo' proprio fare niente. Voglio dire una sveltina?

'E dove?'

'Non so, tipo, in bagno'

Ancora con ‘sto bagno. Non mi sembrava il massimo del romanticismo.

'Non so, Sandro, vedremo. Non e' che l’idea mi attizzi molto, per la verita'.'

Dopo un’oretta, mentre ero completamente immerso nel lavoro, vengo disturbato da una voce non conosciuta.

'Ing. Landi?'

Alzai la testa e vidi l’arch. Dall’Aglio.

'Buongiorno architetto, mi dica'

'Niente di importante. Avevo un appuntamento con Baldovin e sono passato a salutarla'

Oddio, pensai, l’incantesimo. Me ne ero dimenticato.

Avevo seminato a destra e a sinistra, pero' adesso non ero piu' tanto sicuro di aver fatto bene.

Dall’Aglio proprio non lo conoscevo. Mi immaginavo che fosse tormentato da un irrazionale desiderio sessuale nei miei confronti, ma contemporaneamente non avesse idea di come rompere il ghiaccio.

D’altra parte io ero pentito di aver provato l’incantesimo anche con lui.

Non mi interessava. Il problema era che non avevo la confidenza di avvicinarmi e dirgli il controincantesimo che era un gesto, come dire, familiare.

Guardai quell’uomo con curiosita'. Avevo seguito un impulso, spinto solo da un’impressione, fugace quanto antica, avuta nei suoi confronti la prima volta che lo vidi, ma realmente non ero sicuro che mi piacesse.

Mentre lui farfugliava qualcosa riguardo all’Hotel Pascoli, lo perlustrai per bene.

Non male, devo dire, proprio non male.

Sara' stato sulla cinquantina, l’eta' migliore, fisico robusto e abbondante, barba tra l’incolto e il lungo in una faccia rotonda, polo gialla che faceva vedere la pancia prominente, pantaloni di velluto liscio marroni attillati, con patta signorilmente rigonfia al centro.

Ora che ci pensavo, forse la patta era oscenamente rigonfia, come se Dall’Aglio, senza nessuna carta per convincermi e consapevole di non essere un conquistatore, ma con la certezza inconscia che io avrei contraccambiato la sua attrazione, avesse optato per mettere in mostra cio' che poteva offrirmi, giocando subito a carte scoperte.

Intanto che pensavo, mi resi conto che Dall’Aglio aveva cambiato argomento e stava parlando di non so quale iniziativa, nella quale penso volesse coinvolgermi. Io non capii pero' perfettamente, per cui gli chiesi di ripetere.

'Dicevo che in effetti stavo cercando qualcuno che portasse avanti il progetto strutturale di questo Centro Commerciale e mi chiedevo se lei potesse essere interessato'

Quale Centro Commerciale, mi chiesi, ma non lo feci capire.

'In effetti io sono piuttosto impegnato, non so se riesco a portare avanti un intero progetto.'

'Ma non c’e' problema! Voglio dire, io ho una persona giovane e brava che farebbe il lavoro e lo firmerebbe. Solo che io vorrei che qualcuno lo controllasse per evitare che facesse qualche castroneria.'

'Una specie di validazione, insomma'

'Ecco, si', proprio cosi''

'Beh, allora forse si puo' fare.'

'Quando possiamo parlarne meglio? Le va bene questa sera? Magari a cena?'

Quanto correva. Dovevo prendere tempo.

'No, questa sera non posso. Domani mi devo svegliare prestissimo per andare a Milano'

'Allora domani.'

'No, senta, domani dormo a Milano. Mercoledi' neanche, giovedi' mi devo vedere con Baldovin, venerdi' sono di nuovo a Milano… forse potrei venerdi' sera ma posso arrivare solo alle otto e dovrei essere a casa al massimo per le dieci.'

'Non c’e' problema. Senta facciamo una cosa. Ceneremo a casa mia, cosi' staremo piu' tranquilli.'

A casa sua? Ma allora rischiava di essere veramente una cena di lavoro!

'No, no, non voglio disturbare la sua signora. Mangiamo qualcosa fuori.'

'Nessuna signora. Io non sono sposato. O meglio, non lo sono piu'. Cucinero' io. Non sono male. E tra l’altro cucinare non e' nemmeno l’unica cosa che so fare bene…'

Lascio' cadere il discorso su questo accenno misterioso, di cui solo io avrei potuto intravedere il doppio senso vagamente sessuale.

'E dove abita?'

'In viale Carducci 45, appena dopo l’Hotel Monte Mario'

'OK allora. Ci vediamo venerdi' sera.'

'Perfetto. Arrivederci ingegnere.'

Quando usci', mi rimase il dubbio di non aver fatto la cosa giusta, ma ormai ero un po’ come trascinato dagli eventi.

Alle 12.30 mi suono' il telefono Sitic. Fabio mi stava chiamando dal suo cellulare. Il cuore mi rimbalzo' in gola.

'Pronto'

'Pronto, Andrea? Sono Fabio, ciao'

'Ciao Fabio. Tutto bene?'

'Si', si'.'

'E gli altri?'

'Anche gli altri stanno bene. Ora sono in mensa.'

'E tu non sei andato a mangiare?'

'No, io no, non avevo fame.'

'Come, come? Il Fabio che conosco io se non mangia diventa cattivo.'

'E’ che, insomma, mi vergogno a dirlo, ma avevo voglia di sentire la tua voce.'

'La mia voce?' sentii un vuoto nel petto. 'Ma dove sei?'

'In questo momento a dire il vero sono in bagno.'

Era andato in bagno per telefonarmi.

'Capisco.'

'No, non penso che tu possa capire'

Mi parve di sentire il rumore di sottofondo ritmato che avevo notato anche nella scorsa telefonata.

'Aspetta solo un momento'

Presi il telefono e andai anch’io di corsa dentro al bagno della Cospe.

'Andrea. Andrea. Pronto.'

'Sono qui Fabio. Eccomi.'

Mi sedetti sul water e mi tirai giu' i pantaloni. Erano bastate quelle poche parole per farmelo diventare duro.

'Senti Andrea, per favore, parlami. Di qualsiasi cosa, ma di' qualcosa'

Sentii di nuovo il rumore sordo ritmato e la consapevolezza per poco non mi stordi'. Mi cercai di immaginare Fabio nel bagno, con quel suo corpaccione, intento a farsi una sega.

'OK, d’accordo. Ma prima dimmi una cosa. Rispondimi sinceramente: ce l’hai duro in questo momento?'

'…'

'Non ho capito, Fabio. Insomma, ti stai facendo una sega? Non mi incazzo, bada.'

'Si' rispose in modo strascicato.

Mi presi in mano l’uccello durissimo.

'Allora senti Fabio, fai come ti dico. Mettiti il telefono tra le palle e sul cazzo, che voglio sentire il rumore che fa'

'D’accordo'

Sentii solo dei fruscii indistinti, ma io mi figuravo il contatto tra il telefono e i peli pubici di Fabio ed era quasi come averli davanti.

'Hai sentito?'

'Si che ho sentito. Ora sbatti l’uccello contro il telefono'

Per tutta risposta sentii diversi colpi sordi e ancora una volta non esitai a figurarmi la scena.

'Lo vuoi ancora?'

'No, ora menatelo e ascoltami solamente. Stai per venire, vero?'

'Si, sento che sono vicino.'

'Allora io in questo momento e' come se ti vedessi. Grosso, con i calzoni abbassati, con il braccio sinistro muscoloso teso nello sforzo della sega, la tua meravigliosa mano sinistra stretta attorno al tuo cazzo. Fra le tue gambe, Fabio, se guardi bene, ci sono io. Allora sborrami in faccia, dai'

'Sii, ecco, ahh, ahh, sii'

Nello stesso momento venni anch’io in preda a spasimi di eccitazione.

Dopo poco sentendo il suo ansimare gli chiesi 'Tutto a posto Fabio?'

'Si, grazie, Andrea'

'Di niente, e' stato bello per me'

'A chi lo dici'

'OK, ciao Fabio.'

'Ciao… Aspetta!'

'Dimmi'

'Quando possiamo farlo in modo non virtuale?'

'Mi sembra ovvio: domani sera'

'Domani, gia'. Molto bene. Ciao allora.'

Non era possibile che stesse succedendo proprio a me, mi dissi mentre mi pulivo alla bene meglio dallo sperma.


Era difficile in quei giorni concentrarsi sul lavoro. L’aria, la mia vita, i miei pensieri, erano come permeati di sesso. Ciononostante detti fondo a tutta la mia professionalita' per portare a termine alcune operazioni delicate.

Alle quattro mi capito' davanti Rondon, proprio lui.

All’inizio la sensazione non fu piacevolissima. Insomma, non si poteva lavorare due ore dietro fila senza essere disturbati, tenuto conto che nel frattempo Baldovin era gia' entrato due volte nell’ufficio cercandomi di convincere a fargli un pompino ed era stato mandato via malamente.

Quando pero' sentii l’incipit del discorso che mi stava per fare Rondon, non pensai piu' a niente e ebbi orecchie solo per lui.

Mi saluto' alla solita maniera e si sedette davanti a me.

Per un po’ non disse niente, girando sulla sedia con stampato sulla faccia un sorriso tra l’enigmatico e l’imbarazzato.

Io non dicevo niente, limitandomi a rispondere a quel sorriso con un altro speculare. Intanto che il tempo passava, sentivo pero' che il cuore mi batteva sempre piu' forte.

'E allora?' chiesi infine 'C’e' qualcosa che non va?'

Lui per tutta risposta, sempre con il sorriso sulla bocca, allargo' gli occhi e mi fece cenno di si' con la testa, scoppiando in una risata, questa si', solo imbarazzata.

'No, e' che mi chiedevo… insomma…'

'Sii?'

'Mi chiedevo… se per te vale ancora quello che mi dicesti cinque o sei anni fa.'

'Perdonami, che cosa ti dissi cinque o sei anni fa?'

'Riguardo a me. Tu e me, voglio dire.'

'Ah, quello. Perche' mai mi fai una domanda come questa? Cosi'… piena di insidie, ecco.'

'Perche' mi interessa. Ecco perche'.'

Ci pensai su un po’.

'Veramente, non saprei. E’ passato tanto tempo. Diciamo che con il tempo mi sono fatto una ragione. Soprattutto con il tempo mi sono reso conto di quanto stupido sono stato e di quanta pazienza hai avuto a non mandarmi malamente a quel paese.'

'Ma ora?'

'Ora, cosa vuoi che ti dica? Diciamo che ci ho messo una pietra sopra. E devo dire che non avendoti vicino negli orari di ufficio, e' stato piu' facile del previsto.'

Parve deluso.

'Quindi, niente da fare?' e fece con la mano destra un gesto rotatorio, come a ribadire il senso di quello che aveva appena detto.

'Ma insomma, che vuoi dire? Sembrerebbe quasi che adesso te ne dispiaccia, se sono riuscito a dimenticarti!'

'Infatti…' e scoppio' a ridere in quel suo modo che serviva solo a cercare di sdrammatizzare (senza riuscirvi) il senso di quello che stava dicendo.

'Senti, Beppe. Sappi che io sono stato molto male qualche anno fa.

E la fatica che ho fatto per togliermi dalla testa ogni velleita' nei tuoi confronti e' stata immane.

Non voglio ritornare in quell’abisso, in cui ho fatto piombare tra l’altro, inevitabilmente, anche la mia famiglia. Per cui non accetto che tu scherza su questo argomento.'

'E chi scherza?' e ancora rise, ma smise subito quando vide il mio volto veramente alterato.

'Ok, ok. D’accordo.

Volevo soltanto dirti che, insomma, mi dispiace che io non ti interessi piu'… in quel senso' e alzo' subito la testa facendomi battere il cuore fortissimo.

'Ma perche'?'

'Perche' se me lo chiedessi ora, non risponderei alla stessa maniera.'

'Vuoi dire che tu… sei…'

'Oh, oh, non cominciamo eh. Io non sono niente.'

'Ma allora, perche' vuoi… stai cercando di… adescarmi?'

'Che ne so? So che ora mi va.'

'Ti va di fare delle cose con me? Quelle cose?'

'Certe cose. Non tutte. Non mi dicevi che tu eri completamente passivo?'

'Vedo che te lo sei ricordato. Si, e' vero.'

La conversazione mi stava cominciando a piacere. Mi stava diventando duro.

'Pero', a tua volta, tu mi avevi detto che non lo trovavi piu'…' stavolta fui io a ridere in modo un po’ sadico.

'Beh, diciamo che lo dicevo soprattutto per dissuaderti.'

'Ma tu non sei riuscito a dissuadermi. Con delle mani come le tue non ci si poteva sbagliare. Me le fai vedere, per favore?'

Lui mi porse la mano destra, che io presi fra le mie.

'Chi possiede una mano come questa piccolo piccolo non puo' averlo. Impossibile. Sai quante volte me la sono immaginata stretta attorno al tuo cazzo… e allora pensavo che il tuo cazzo potesse non essere lungo, magari, ma sicuramente era grosso, largo.'

Gli lasciai la mano e alzai lo sguardo rendendomi conto di quello che avevo appena detto. Ugualmente continuai:

'E’ cosi'?'

Rondon degluti'.

'Non sta a me giudicare'

'E allora fammi giudicare a me'

'Quando? E come?'

'Ora. Basta che allarghi le gambe e mi lasci guardare per bene la tua patta.'

All’inizio Rondon parve sorpreso 'Adesso?' poi cedette al mio gioco. 'Ok'

Allargo' le gambe e con le due mani circoscrisse la zona della borsa e la strinse, in modo che questa sporse ancora di piu' in avanti.

Mi sporsi per guardare meglio, ma nonostante fosse una scena magnifica, non riuscivo a intravedere nulla di preciso.

'Non riesco a vedere. Senti tirati giu' la lampo che voglio vederlo attraverso le sole mutande.'

'Come? Qui?'

'Perche', che c’e'? Chi vuoi che ti veda a parte me?'

'Ma, se entra qualcuno…'

'Ascolta. Sei tu che vuoi vendermi la tua mercanzia. Cosa vuoi che io la compri senza dare almeno un’occhiata?'

Lui diede uno sguardo alla porta e con fare circospetto si abbasso' la lampo.

'Anche la cintura, che' se no non si vede' ordinai io.

Lui obbedi' e allargo' i due lembi dei pantaloni.

Mi avvicinai ancora di piu' (ad un osservatore esterno sarebbe stato un po’ difficile spiegare che cosa stessi facendo). La sagoma ora era visibilissima: un begone molto grosso se ne stava di fianco, sonnolento, mentre in basso due grosse palle davano forma agli slip.

'Accidenti, che bello. Stai fermo cosi'.'

Mi sporsi ancora di piu' sul tavolo e allungai una mano per toccare i tanto attesi e desiderati genitali di Rondon. La morbidezza che sentii mi fece venire meno.

Poi d’un tratto pensai: ‘e se succedesse qualcosa e non mi riuscisse di fare cio' che vorrei fare?’ Sarebbe stata una beffa troppo grossa.

Per cui piano piano, sotto il suo sguardo quasi inebetito, presi l’elastico delle mutande e lo tirai verso il basso in modo da scoprire un uccellone tutto raggrinzito, con, ben visibile, il rigonfiamento della cappella, che sulla punta aveva un grumo di pelle. Diedi un’occhiata anche alle palle, ma non resistetti e con un dito cercai di scappellarlo. La pelle raccolta sulla punta dolcemente segui' il movimento del mio dito, scoprendo la punta di una enorme cappella lucida, probabilmente il doppio di quella di Baldovin.

Richiusi cappella e mutande e mi sedetti.

Rondon stette un attimo a guardarmi con la bocca aperta, poi si richiuse in fretta la patta.

'Allora?'

'Allora promosso a pieni voti.'

'Grazie' disse leggermente imbarazzato anche se compiaciuto. 'Ci vedremo allora?'

'Certo. Tutto sta a vedere dove e quando. Siamo due uomini sposati, noi.'

'Senti, la prossima settimana mia moglie se ne va per un mese giu' in Puglia, per cui io sono solo in casa.'

'Perfetto allora. Facciamo lunedi' prossimo. Comunque sentiamoci prima.'

'Va bene.' Fece per alzarsi e andarsene.

'Toglimi una curiosita', se posso osare.'

'Che c’e'?'

'Insomma, non e' che non ti tira, voglio dire prima te l’ho visto ed era molto bello e tutto quanto, ma non mi sei sembrato molto eccitato, non so se mi spiego. Hai dei problemi di erezione?'

'Cazzo dici? Prima mi hai preso alla sprovvista. Non preoccuparti che quando sara' l’ora si alzera'.'

'Ok. Io ci conto. Volevo solo dire che se avessi bisogno, per eccitarti, che so, di filmini porno o cose cosi', io non mi offendo'

'Ma che, scherzi? Semmai ho il problema opposto.'

'Cioe'?'

'Non so cosa mi e' successo, ma da quando mi sei venuto a trovare sabato, mi sono tornate piu' forte di prima degli strani pensieri nei tuoi confronti, e spesso me lo sono trovato duro anche quando non doveva.'

'Hai detto tornate? Vorresti forse dire che qualche anno fa eri in qualche modo tentato dalle mie avances?'

Sorrise imbarazzato.

'Mi sono tradito. Beh, un po’ devo ammetterlo la storia mi aveva preso. Voglio dire all’inizio era una grossa scocciatura averti sempre intorno. Poi pero' il sapere che c’eri tu che avresti fatto qualsiasi cosa, dico qualsiasi cosa, per farmi contento… insomma, devi capire che mia moglie e' all’antica: un pompino per intenderci non sa neanche che cosa sia.'

'Quindi qualche pensiero l’avevi fatto?'

'Piu' d’uno. E qualche volta, al pensiero che tu mi facevi delle cose incredibilmente oscene, mi sono… insomma…'

'Ti sei fatto delle seghe… non posso crederci. E io che nel frattempo ti sbavavo dietro. Che tempo sprecato. O forse no, e' stato meglio cosi', probabilmente avrei distrutto la mia famiglia.' E aggiunsi 'Comunque mi devi promettere una cosa.'

'Cioe'?'

'Che tutte quelle cose che avevi sognato, tutte, me le fai fare davvero.'

'Mamma mia, il solo pensiero me lo fa diventare duro'

'Fa vedere'

Lui si giro' e con le mani si palpo' in modo da farmi vedere sotto i pantaloni la sagoma del suo cazzo duro.

'Allora e' vero che ti si rizza. Va beh, ciao Beppe.'

'Ciao'

'Ah, un’altra cosa.'

'Non cominciamo, eh. Cosa devo fare ancora?'

'Solo una raccomandazione: fino a lunedi' prossimo, cura la tua igiene intima. Lavati e cambiati le mutande tutti i giorni.'

'Ma…'

'Niente ma. Ciao Beppe'

'Ciao'

E se ne ando' con quel suo passo dondolante.


Io mi diedi una palpata tra le gambe. La vista dell’uccello di Rondon e le ultime battute pepate me l’aveva fatto diventare durissimo e mi aveva lasciato una voglia di cazzo indicibile.

Il lampo di una idea mi attraverso'. Uscii dall’ufficio e andai in quello, a fianco, di Baldovin, il quale stava scrivendo una lettera.

Appena mi vide mi sorrise.

Io entrai lo presi sotto braccio, davanti a tutti gli altri, e lo spinsi fuori dall’ufficio, lungo tutto il corridoio.

Diedi un’occhiata in giro e lo guidai dentro il bagno imponendogli di tacere. Individuato il primo bagno libero ci infilammo dentro.

Mi abbassai in ginocchio e gli sfilai i pantaloni e le mutande, insieme. Poi lo feci sedere sul bordo della sedietta del water, con le gambe larghe.

'Anche tu hai voglia ora.'

Gli alzai la camicia e la maglietta. Lui mi aiuto' arrotolandosele sul petto. Avevo la sua panciona nuda davanti. Fra le gambe tozze eccomi ancora davanti il suo uccellone, molle, quasi sorpreso nel sonno. Le palle penzolavano verso il basso.

'Mi dispiace, mi hai colto alla sprovvista'

Annusai la pelle del cazzo che pendeva verso il basso sul fianco delle palle. Sentii un leggero odore di sudore misto a borotalco. Baciai la pelle morbida e guardai l’orditura di venuzze che lo percorrevano.

Lo scappellai e lo tenni diritto. Anche molle aveva una forma conica, largo alla base e stretto in punta. Glielo presi in bocca tutto intero e sentii nella bocca il salsicciotto serpeggiare per occupare il suo spazio. Lo feci uscire tutto bagnato e ancora una volta pensai che non poteva essere la mia saliva a bagnare quel cazzo grassoccio.

'Che bello sentire ancora il calore della tua bocca attorno al cazzo'.

Feci passare le mie braccia sotto le gambe di Baldovin e gli tenni le cosce sul davanti, all’attaccatura con la pancia. In quella posizione, Baldovin sembrava in mio possesso.

Diedi prima un bacio all’interno delle cosce pelose e tozze e nell’inguine. Poi senza mani andai a cercare con la bocca la cappella e ingoiai di nuovo l’uccellone. Cominciai ad andare su e giu', aiutato anche dal fatto che il cazzo si stava indurendo. Baldovin prima se ne stette con le due braccia penzoloni, poi me le mise entrambe sulla testa, guidando il pompino.

Alzai la testa. Il cazzo era dritto e duro. Mi sembro' ancora una volta enorme e mi ricordai che mi era entrato tutto nel culo.

Mi riabbassai a ingoiare i coglioni che non pendevano piu' come prima ma avevano la pelle tutta tesa. Le gambe di Baldovin mi stringevano la testa per poi allargarsi e poi stringersi di nuovo.

'Cazzo, mi fai morire'

Quando alzai di nuovo la testa, lui si prese l’uccello con la sua mano grassoccia e me lo porse.

'In bocca, dai. Prendilo'

Io gli presi in bocca la sola cappella. Lui allora comincio' a masturbarsi. Io seguivo il ritmo della mano con la testa.

Poi gli feci togliere completamente i pantaloni.

Gli alzai le gambe tenendole da sotto le ginocchia leggermente divaricate. Lui si appoggiava con le mani sulla sedietta.

Gli leccai il culo e le palle. Gliele morsi, gliele tirai con la bocca. Poi mi misi i piedi sulle spalle e gli allargai le gambe il piu' possibile. Gli presi il cazzone con entrambe le mani e gli feci una sega muovendomi piu' velocemente che potevo.

Lui si teneva la testa fra le mani. Un momento guardando il raspone, l’altro buttando la testa all’indietro. Riabbassai la testa e rimisi in bocca il bastone durissimo sempre senza smettere di masturbarlo.

Ormai sentivo che stava venendo, per cui misi la mia faccia proprio sopra al suo cazzo. Con la destra continuavo a menarglielo, mentre con la sinistra gli smanazzavo i coglioni, glieli tiravo, li schiacciavo.

'Madonna, te sboro in faccia'

Volevo vedere il primo schizzo di sperma e finalmente esso arrivo', non senza un involontario verso soffocato di Baldovin, colpendomi le labbra.

Poi ancora ne usci', colpendomi guancia e naso. Baldovin allungo' un mano e se lo prese indirizzandomi il cazzo nella bocca, mentre con l’altra mano mi spingeva la testa. Lo accontentai succhiando lo sperma. Poi mi alzai, poiche' no ce la facevo proprio piu'. Mi abbassai la lampo e mi estrassi l’uccello.

Mi riabbassai mettendo a contatto il mio cazzo con il suo ancora durissimo e maestoso. Palle contro palle, asta contro asta, sentii inevitabilmente la sborrata rimontarmi immediatamente.

Potei notare che il cazzo di Baldovin era una volta e mezza almeno il mio, prima di schizzare il mio sperma sui suoi peli pubici.

Mi appoggiai alle sue spalle mentre tiravo qualche respiro affannoso post coitale.

'Scusa ma non ce la facevo piu'. Avevo bisogno del tuo cazzo al piu' presto.'

'Quando vuoi io sono sempre a disposizione. E questo e' tutto tuo.' Disse prendendoselo in mano ormai semiduro, ma ancora scappellato.

Scesi un attimo ancora fra le sue gambe e glielo presi amorevolmente in mano.

'Il mio uccellone. E’ magnifico.'

Lo baciai, ne sentii la gommosita'. Guardai per bene la cappella che era ora scurissima e baciai anch’essa, succhiando l’ultima goccia di sperma che era uscita.

'Basta ora' dissi rialzandomi e anche Baldovin si rivesti'.


La giornata si concluse in serenita', essendo ormai appagato.

Prima di andare a casa, passai a salutare Baldovin.

Era solo. I cappotti stavano ad indicare la presenza di almeno altri due colleghi, momentaneamente fuori dall’ufficio.

'A giovedi' allora', gli dissi salutando con la mano.

'Andrea, aspetta un attimo' mi disse quasi sottovoce.

'Che c’e'?' risposi, anch’io sottovoce.

'C’e' che stavo proprio pensando a poco fa e…' si abbasso' la lampo ed estrasse il cazzo completamente duro '…guarda qui'.

'Complimenti, sono lusingato. Ma ora dai rimettitelo dentro che potrebbe arrivare qualcuno.'

'Senti, fammi un favore. Stai li' sulla porta e guarda che non arrivi nessuno'

Si alzo' e si sedette davanti a me sulla poltroncina per gli ospiti. Se lo prese in mano e comincio' a menarselo.

'Non devi fare altro che guardarmi mentre mi faccio una sega. Non ci metto molto, vedrai.'

'Ma sei proprio matto.' Fui pero' intenerito da tanto ardore. 'Ok, dai. Ma sbrigati.'

Lui si menava a grande velocita'.

Io ero un po’ agitato e temevo che arrivasse qualcuno.

'Guardamelo, che sto per venire'

Io cominciai ad eccitarmi, fissando la mano grassoccia che impugnava quel cazzone che spuntava fuori dai pantaloni, e mi palpai la patta.

'Mi stai eccitando, Alessandro'

Diedi un ultima occhiata al corridoio e mi precipitai fra le gambe di Baldovin, il quale mi lascio' subito il testimone mettendosi le mani sui fianchi.

'Madonna, dai che so drio venir'

Io glielo presi in mano continuando immediatamente la sega e feci appena in tempo a vedere il primo schizzo di sperma, proprio prima che glielo prendessi in bocca e assaporassi ancora una volta la meravigliosa sensazione di avere la bocca occupata da un cazzo duro.

Ingoiai lo sperma caldo, mentre Baldovin, continuava, con i suoi 'Madonna, Madonna…' feci la mattata, mentre ancora avevo il cazzo di Baldovin in bocca, di aprirmi la patta, tirarmelo fuori e spararmi una sega.

Due colpi e gia' sborravo sulla moquette.

Appena calmato il climax, mi resi conto della situazione pericolosissima.

Mi alzai e ricomposi alla svelta imitato da Baldovin. Diedi un’occhiata al corridoio e, in fondo, Alberto si stava avvicinando.

'Sandro, sta arrivando Alberto. Pensa tu a pulire. Io vado. Ciao'

'D’accordo. Ciao. E grazie.'

continua...

ORSI ITALIANI