ORSI ITALIANI MAGAZINE



ATTENZIONE / NOTICE

Questa pagina contiene immagini di nudo maschile e testo a contenuto omoerotico: e' pertanto riservata a persone maggiorenni

This page contains pictures of male nudity and a text with homoerotic contents: it's intended for persons over 18


Magari fosse vero! (Capitolo 2)

Un racconto in 11 puntate di billone61 (billone61@libero.it)

I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.


2 Capitolo

BALDOVIN

Il giorno dopo andai a Milano in treno, facendo la solita levataccia.

Sul treno non riuscivo a concentrarmi e il libro non proseguiva. La mia mente zigzagava tra il ricordo dei pompini che avevo fatto a Valladier e delle sensazioni provate con il suo cazzo morbido dentro alla bocca, la prospettiva dell’incontro della sera dopo con Baldovin, e la speranza di cio' che poteva succedere con Fabio. Quest’ultima generava un immediato vuoto a livello del diaframma. Pensai che forse mi stavo innamorando.

Desideravo quel ragazzone come poche altre persone in tutta la mia vita. Strano a dirsi, la prima cosa che avrei voluto fargli era dargli un bacio sulla bocca, abbracciandolo. Era un sintomo, no?

Arrivai in Sitic e capii subito che fintanto che non avessi fatto quel passo, non sarei riuscito a concentrarmi. Anche perche' ero convinto che Fabio, timido com’era, avrebbe avuto dei tempi molto piu' lunghi per riuscire a dirmi quel che sentiva.

Per cui presi il coraggio a due mani e, pensando a quel che dovevo dirgli, entrai nello stanzone dell’Ufficio Tecnico e mi avvicinai a lui. Gli misi una mano sulla spalla e dissi sullo scherzoso la fatidica frase 'Mi scusi'

Quando lui si volto' proseguii.

'In Cospe non sono riuscito a trovare nessun libro sull’argomento che mi avevi chiesto. Pero' ho chiesto ad un amico e lui forse ha qualcosa. Nel caso te lo porto la prossima settimana'

'Va bene grazie. Non dovevi disturbarti'

'Nessun disturbo, ti assicuro.'

Me ne tornai in ufficio molto piu' sereno. Ero deciso a non lasciarmi prendere dalla fretta. Pazienza ci voleva, pazienza.

A meta' mattinata andammo a prendere il caffe' tutti insieme. Io mi comportai come tutte le altre volte, apparentemente, in realta' ero un’antenna, pronto a carpire la minima vibrazione di diversita' nell’atteggiamento di Fabio.

Come previsto non ci fu nessuna esternazione, se non che notai che non si era appartato, come al solito, per fumarsi la sigaretta.

Tanto che Francesco glielo chiese 'Non vai a fumare insieme ad Enrico?'

'Adesso non mi va. Dopo semmai'

Alzai lo sguardo e Fabio era visibilmente arrossito, senza apparente motivo, per cui non fu notato se non dal sottoscritto. Fui grato agli altri perche' non glielo fecero notare e lasciarono cadere il discorso.

Poco piu' tardi vidi Fabio che si fumava la sua sigaretta in corridoio. Non pero' nel solito posto davanti agli ascensori ma nell’unico posto da cui poteva vedere ed essere notato dalla mia postazione. Io avevo davanti Dominici. Alzai gli occhi e gli sorrisi e lui mi sorrise di rimando: un sorriso molto dolce.

Quando andammo in mensa, mi sembro' stranamente pieno di attenzioni nei miei confronti. Non un granche' intendiamoci, ma di solito mi guardava come si guardava una mosca, per cui la differenza io la notai. Mi si mise di fianco a tavola, non si lamento' del cibo, sorrise piu' di una volta (un record). Appena seduto accosto' la sua coscia alla mia e per tutto il pasto non la tolse di li'.

Ovviamente io non osavo spostarla di un millimetro, mentre mi sembrava che del fluido scorresse tra la sua gamba e la mia. Per chiedermi il sale mi pose una mano sul braccio e finche' non glielo passai non la tolse. Tutte vibrazioni scambiate.

Arrivo' addirittura a prendere l’iniziativa di rivolgermi la parola per primo:

'Sei in macchina o in treno?'

'Treno.'

'Stai qui a dormire questa sera?'

'No. Questa sera torno a casa. Domani devo ritornare in macchina, perche' alla sera devo andare a Vipiteno'

'Quindi venerdi' non sei qui'

'No, questa settimana faccio solo due giorni'

Non era molto, ma, per chi lo conosce, erano fiumi di parole, per di piu' su argomenti non strettamente necessari, anzi piuttosto futili.

Piu' tardi nel pomeriggio eccolo ancora li' che fuma in corridoio, ancora una volta senza Enrico. Gli scappa qualche occhiata furtiva nei miei confronti, ma quando alzo gli occhi solo una volta sostiene il mio sguardo, e quando lo fa mi fissa con quei suoi meravigliosi occhi chiarissimi, fino a che, dopo un tempo insostenibile, sono io ad abbassarli.

Lui entra, mettendo solo la testa dentro.

'Vuoi un passaggio in stazione questa sera?'

'Noo, non c’e' bisogno. Prendo il metro'. Grazie.'

'Guarda che ci devo passare per forza dalla stazione, per cui non mi dai nessun disturbo

'Allora grazie, molto volentieri'

'D’accordo. Quando ce l’hai il treno?'

'Alle 20. E’ un po’ tardi per te?' aggiunsi notando una smorfia appena accennata.

'No, no. Non c’e' problema, tanto ho un sacco di cose da fare.'

Se ne ando' e io mi sentii bene, come non mi ero sentito da molto tempo.

Quella sera vidi andare via i ragazzi uno a uno, fino a che alle 7.30, Fabio fece capolino dalla porta.

'Andiamo?'

'Certo, stavo proprio mettendo via' risposi, 'eccomi qua'.

Scendemmo ai garage, con un silenzio impaziente, piu' che imbarazzato, sull’ascensore.

'Scusa il disordine' fu l’ovvio avvertimento di Fabio prima che io salissi sulla sua Punto aziendale, accompagnato da un tentativo tenero di togliere delle briciole dal sedile dove mi sarei seduto.

'Non preoccuparti. Sono abituato a ben altro. Quanto ci vuole da qui ad arrivare in stazione?'

'Dieci minuti, non di piu'.' E aggiunse 'Tu sei sposato, vero?'

'Si, da 12 anni'

'Dodici anni? Hai figli?'

'Due, maschio e femmina di 6 e 8 anni. Tu una bimba sola vero?'

'Si, di quasi un anno. Vai a casa tutti i giorni o cosa?'

'No, anzi, molto spesso quando faccio due o piu' giorni consecutivi, resto a dormire in albergo.'

'Perche' allora qualche sera non andiamo a mangiare qualcosa fuori? Io conosco due o tre posti in centro molto carini.'

Non l’avevo mai sentito tanto ciarliero, il tutto condito dalla sua peculiare cantilena e pacatezza.

'Sicuro. Quando facciamo? Guarda, io la prossima settimana vengo tre giorni, per cui sto a dormire due notti a Milano. Potremmo fare mercoledi' sera, se per te va bene.'

'Perche' non martedi', cosi' salto il corso di tedesco.'

'Martedi', aspetta.' I miei programmi erano diversi, ma chi se la perde una serata con Fabio.

'Posso organizzarmi, si'. Va bene. Vorra' dire che anticipero' di una giornata.'

'No, beh, non volevo crearti fastidi'

'Ma che scherzi. Nessun fastidio, anzi…'

A quelle parole Fabio si volto' dalla mia parte e mi sorrise.

Io contraccambiai e, quando lui accosto' poiche' eravamo arrivati, allungai una mano ad accarezzargli la spalla.

'Grazie mille Fabio. Sei stato molto gentile.' E scesi.

'Di niente' fece lui. Un ultimo sguardo, un cenno con la mano e poi riparti'.

Le cose cominciavano proprio a girare per il verso giusto.

La mattina seguente Antonio mi parlo' dei progetti che aveva per il mio futuro, con la creazione di un ufficio, a cui avrebbero dovuto appartenere anche Francesco e Fabio.

Lavorare con Fabio. Questa si' che era una bella notizia.

Antonio la tiro' piuttosto alla lunga. Io ero in ogni caso molto entusiasta dell’occasione professionale che mi veniva offerta e ne continuai a discutere anche con Francesco, che sapeva gia' tutto. Egli mi suggeri' di parlare subito con Fabio, poiche' secondo lui da un po’ di tempo era parecchio scoglionato e forse gli avrebbe fatto piacere sentire che avevamo progetti su di lui.

Sorrisi notando quanto diversi erano questi progetti per ciascuno di noi, promettendogli che l’avrei senz’altro fatto nel pomeriggio.

E cosi' feci. A meta' pomeriggio, approfittando della assenza di Mario, che era tutto intento a discutere con Dominici nell’ufficio di quest’ultimo, andai nello stanzone e mi avvicinai a Fabio. Sul suo computer lo screen saver mostrava una ragazza bionda procace ed in abiti succinti.

Lui mi guardo' sorridendo imbarazzato, quasi scusandosi.

'Posso parlarti un attimo Fabio nel mio ufficio?'

Lui mi segui' senza rispondere, andandosi a sedere sulla sedia davanti al mio tavolo.

Gli parlai della nostra idea, dell’ufficio che stava per nascere, di cui anche lui avrebbe dovuto far parte. Gli chiesi quali erano le sue ispirazioni, le sue specializzazioni se ne aveva, se la cosa lo interessava.

Rispose attenuando le mie aspettative dal punto di vista tecnico, ma dimostrandosi entusiasta di cominciare una nuova avventura. Mentre parlava io non gli toglievo gli occhi di dosso, finalmente avevo una scusa per poterlo osservare senza dare nell’occhio.

Spesso, appena lui non mi guardava, lasciavo scivolare lo sguardo giu', tra le sue gambe e quello che intravedevo non faceva che solleticare la mia curiosita'. Il rigonfiamento dei pantaloni non era invadente e osceno, semmai invitante, come se gia' dalla vista si potesse avvertire un non so che di morbidezza. Ma quando alzava lo sguardo, fissavo i miei occhi in quelli suoi, meravigliosamente chiari, da perdercisi dentro.

Notavo come i suoi lineamenti fossero contemporaneamente delicati (gli occhi appunto, ma anche le labbra) e indubbiamente maschi. Il suo corpo in particolare era fantastico. Il busto era potentissimo e finiva in una pancia generosa. Le gambe e soprattutto il culo (il primo culo di uomo che mi faceva veramente girare la testa perfetto com’era) erano fantastici.

Non lo ascoltavo proprio attentamente, per cui persi buona parte del discorso. A scanso di equivoci, ripetei 'Quindi mi pare di capire che saresti favorevole ad uno sviluppo di questo genere?'

'Si decisamente. Sono curioso di natura, per cui mi fa piacere poter sperimentare un lavoro nuovo. E spero di imparare qualcosa da chi ne sa piu' di me e…' alzando lo sguardo concluse 'e sono felice di lavorare a stretto contatto con te'

'Anch’io lo sono. Anche se a dire il vero, non vedo su che basi hai fatto un simile commento, visto che non mi conosci personalmente.'

'Ci ha pensato Francesco a tessere le tue lodi, sia dal punto di vista professionale che da quello umano'.

'Mi fa piacere. D’accordo allora. Per me e' tutto, se tu non hai altro.'

'Ecco forse qualcos’altro ci sarebbe…'

Mi sentii battere il cuore all’impazzata.

'Si? Dimmi.'

'No, nulla. Magari te ne parlero' la prossima settimana, quando andremo a cena fuori. Magari dopo essermi ubriacato…' sorrise e cosi' dicendo si alzo' per andarsene, aggiungendo pero' 'Te lo ricordi vero martedi' prossimo?'

'Certo che me lo ricordo. Puoi star certo che non lo dimentichero''

La sincerita' della mia asserzione parve rasserenarlo, distendendo il suo viso in un bel sorriso, mentre salutava con un cenno della mano.


Alle sei feci baracca e burattini e uscii, presi la macchina e andai verso Vipiteno.

Il riverbero di quei pochi minuti passati con Fabio, il pensiero di cosa sarebbe stato martedi' prossimo, distoglievano la mia attenzione da cio' che mi aspettava di li' a poco.

Mi sembrava obbiettivamente strano pensare di incontrare Baldovin, con tutta la testa piena solo di Fabio. Mi sentivo quasi come se stessi per tradirlo.

A parte il fatto che per Baldovin, come d’altra parte per Valladier, non nutrivo una vera e propria attrazione. Certo il suo fisico era invitante, ma forse un po’ troppo caricaturale. In ogni caso non si poteva dire che poi con Valladier non mi fossi divertito, per cui attendevo gli eventi con serenita'.

Durante il viaggio Baldovin mi chiamo' sul telefono per ben tre volte, per monitorare il mio avvicinamento. Questa attenzione mi mise di buon umore.

Quando arrivai lui era al casello. Mi si avvicino' tendendomi la mano.

'Ciaocomestai?' mi chiese 'hai fatto buon viaggio?'

'Si grazie' risposi stringendogli la mano tozza.

'Ho prenotato in un bel posticino qui a Vipiteno, vedrai ti piacera'. Seguimi che lasciamo la tua macchina all’albergo.'

Giusto il tempo di parcheggiare, notare che l’albergo era molto bello, ed entrare nella macchina di Baldovin.

In effetti il ristorante era piu' che buono e d’altra parte c’era da aspettarselo, dato che sapevo che la moglie di Baldovin teneva dei corsi di cucina, per cui immaginavo che in famiglia c’era passione per il cibo, passione peraltro testimoniata dalle sue forme generose.

Durante la cena parlammo del piu' e del meno, principalmente di lavoro e in particolare di Vipiteno, anche se a dire il vero Baldovin non fece nessun richiamo all’incontro di domani, che tutto sommato non doveva preoccuparlo troppo.

Io parlai del mio nuovo lavoro e di come stava ingranando.

'Non avevo dubbi che avresti avuto dei riconoscimenti di stima'

'Perche' dici questo?'

'Ma perche' e' cosi' evidente la tua professionalita'. Raramente ho incontrato delle persone piu' preparate.'

'Mi stupisce che tu me lo dica. In effetti non abbiamo lavorato quasi mai insieme'

'E me ne dispiace. Ma quello che ho detto e' cio' che penso realmente. E spesso ne abbiamo parlato con Martini e anche lui la pensa cosi'. Anzi lui la condisce anche con elogi dal punto di vista del tuo carattere e della tua personalita'.'

'Mi stai imbarazzando'

'Io purtroppo non ho avuto modo di conoscerti molto bene', disse e aggiunse ridendo 'ma si puo' rimediare'. Sollevo' il bicchiere per un brindisi.

'A chi brindiamo?' chiesi

'Perche' no? A noi due. Che ne dici?'

'A noi due d’accordo' e dopo aver sorseggiato, aggiunsi 'Non avevi detto che dovevi parlarmi?'

'Si', a dire il vero, si'. Ecco e' una faccenda piuttosto strana e in qualche modo imbarazzante.'

'Mi incuriosisci. Spara.'

'No, ecco, il problema e' che non vorrei che tu pensassi male.'

'E’ qualcosa di sgradevole?'

'Ma no, almeno non per me. E gia' questo e' strano, tra l’altro.'

'Insomma, che c’e'?'

'Mi verrebbe in mente di risponderti con i versi di una canzone famosissima, ma non mi sembra il caso. Comunque ti devo dire, prima di tutto, che io sono una persona normale'

Scoppiai a ridere ma smisi subito vedendo che lui era rimasto serio.

'Non sto scherzando, non ho …tendenze strane, se cosi' posso dire'

La voce un po’ gli tremava.

'Scusa ma non ti capisco. O meglio, penso di aver capito, ma non vedo cosa c’entri nel contesto.'

'C’entra, c’entra' rispose lui e si passo' una mano sulla faccia, come se fosse un po’ sofferente.

Ritornai serio. 'C’e' qualcosa che non va?' In effetti io stavo assistendo alla scena come un telespettatore guarda un giallo in cui conosce gia' l’assassino e quindi non ero per nulla preoccupato. Pensavo di sapere insomma cosa c’era dietro.

Arrivo' la cameriera con i caffe' e non mancai di fare un apprezzamento cameratesco sul di lei sedere, veramente notevole.

Lui diede un’occhiata sfuggevole e poco attenta e come se gli fosse venuta l’ispirazione proruppe: 'Ecco, e' proprio questo. La cameriera e' proprio una gran figa, ma questa sera e' come se non la vedessi nemmeno. Eppure a me piacciono le donne.'

'Sara' forse un momento di stanchezza'

'No, no, tutt’altro. E’ che oggi mi interessa qualcos’altro.' E aggiunse alzando gli occhi di improvviso fissandoli nei miei 'Qualcun altro a dire il vero'

Provai a prendere la cosa con piu' disinvoltura: in fin dei conti non ero mai stato corteggiato, e volevo sperimentare la sensazione.

'Se non ti conoscessi direi che mi stai facendo delle avances' e lo guardai mentre sorseggiavo dal bicchiere.

'Piu' o meno' rise imbarazzato, arrossendo vistosamente.

'Dici sul serio? Oh, ma allora la cosa si fa interessante!'

'Ecco, mi piacerebbe che noi due …insomma …siamo due persone adulte. Non dobbiamo avere dei pregiudizi.'

'Io infatti non ne ho. Nessuno.' E a prova di quanto stavo dicendo gli posai la mano sulla sua sinistra appoggiata sul tavolo.

Lui alzo' stupito gli occhi, ma subito mise la sua destra sopra la mia racchiudendola cosi' tra le sue mani grassocce.

'Allora anche tu …hai voglia di…'

'Beh dipende da quelli che sono esattamente i tuoi programmi. Non vuoi raccontarmeli?'

'Son cose che non si raccontano, si fanno.'

'Per esempio, se io ti lasciassi fare, dove metteresti la mano che tieni tra le tue?'

Ancora Baldovin parve preso di sorpresa, ma capi' subito a cosa alludevo.

Si guardo' in giro, ma nessuno pareva accorgersi di noi. Molto lentamente e circospezione, come si temesse una reazione improvvisa e negativa da parte mia, poso' la mia mano sulla sua gamba sinistra.

Io strinsi la sua coscia e dissi 'Tutto qui? Pensavo a qualcosa di meglio'

Allora lui prese coraggio: allargo' le gambe e contemporaneamente si porto' la mia mano sulla patta.

Io feci solamente in tempo ad accorgermi (e stupirmi) che la' dentro c’era del duro, quando ritorno' la cameriera, per cui ritrassi la mano immediatamente.

Baldovin pago' il conto e appena la cameriera se ne ando' mi chiese: 'Hai visto in che stato sono?'

'Piu' che visto, ho sentito. Non mi e' sembrato un brutto stato, se proprio devo dirla tutta'

Sorrise compiaciuto 'Allora …ci stai?'

'A fare cosa?' mi piaceva tenerlo sulle spine.

'Insomma, hai capito: sesso!'

'Mi piacerebbe sapere che cosa hai in mente, intendo nel dettaglio.'

'Ecco, mi vergogno a dirlo, ma in effetti mi vengono in mente le cose piu' oscene. Quelle che non ho mai nemmeno osato chiedere a mia moglie'

'Aha, la cosa si fa ancora piu' interessante. Ma c’e' un problema: io non sopporto gli uomini con le unghie lunghe'

'Che c’entra questo?' chiese guardandosi le mani; poi parve accorgersi 'Queste intendi?' facendomi vedere le lunghe unghie dei mignoli 'Non c’e' problema' e cosi' dicendo si taglio' le unghie con un coltellino svizzero multiuso.

'Pensavo fossi affezionato a quelle unghie: le hai sempre avute lunghe.'

'E’ cosi' infatti. Ma sai che ti dico? Non me ne frega piu' niente' e rise di gusto.

'Ma c’e' anche un’altra cosa'

'Spero di non dovermi tagliare nient’altro' ammicco' maliziosamente.

'Ecco, ti sei lavato?'

'Lavato e cambiato di fresco. Come nuovo.'

'Qualche malattia? Non e' che mi fai qualche scherzetto?'

'Noo, ma che scherzi? Ma lo sai che ad oggi ho tradito mia moglie solo una volta e almeno dieci anni fa?'

'Ciononostante, preferirei usare il cappuccetto'

'Come, tu vuoi usare il preservativo? Senti ci deve essere un equivoco…'

Mi accorsi del malinteso e ridendo stetti al gioco 'Scusa ma sei stato tu a dire…'

'Si, ma nei miei programmi non era assolutamente contemplato che tu ti mettessi il preservativo!'

'Va beh, vorra' dire che non me lo mettero'.'

Lui parve ancora piu' confuso 'No ascolta, non volevo dire quello. E’ che, in effetti io avevo pensato di fare sesso con te, ma senza che tu facessi sesso con me, non so se ho reso l’idea.'

'L’hai resa, calmati. Stavo solo scherzando. D’accordo allora, rettifico; preferirei che tu usassi il preservativo.'

'Va bene, non c’e' problema. Mi fermo in farmacia sulla strada dell’albergo.'

Ci alzammo e uscimmo.

Mi divertii molto a vedere la faccia imbarazzata di Baldovin, quando il farmacista gli pose la scatola di preservativi, non prima di aver dato delle rapide occhiate da me a lui e viceversa, con la bocca atteggiata ad un lieve disgusto.

Ridemmo della cosa e risalimmo in macchina.

Mentre lui guidava io gli misi una mano sulla coscia. Feci per salire e contemporaneamente gli accarezzai la parte interna. Lui allargo' le gambe come ad invitarmi a proseguire.

Io pero' invece gli slacciai la cintura il bottone e abbassai la lampo dei pantaloni. Aprii la patta e stetti a rimirare la sagoma del cazzo di Baldovin, anche questa volta, gia' duro.

'Beh, che fai? Mi lasci cosi'?'

'Non vorrei che andassi contro una pianta. E poi volevo guardare che cosa mi aspetta'. In effetti fui piacevolmente sorpreso nel constatare che l’uccello in questione era lungo piu' della mia spanna. Il che significava piu' di venti centimetri! E cosi' i miei timori non erano fondati, dopotutto.

'Che te ne pare? Ho passato l’esame?'

'Proprio non male. Pero' adesso se ne sta buono li'' E cosi' dicendo richiusi la patta.

'Sei proprio un bel tipo' fece lui.

Arrivammo in albergo salimmo in camera. 'Io mi faccio una doccia. Ci vediamo tra un quarto d’ora.'


Quando mi spogliai mi resi conto che ce l’avevo durissimo. Se appena me lo fossi toccato avrei immediatamente sborrato. Rimasi un attimo indeciso sul da farsi. Non volevo rischiare di disgustarmi. Volevo mantenermi all’apice del desiderio. Mi tenni l’erezione e quel senso di rifluimento interno all’altezza del basso ventre.

Telefonai a casa e dovetti sembrare molto svagato, dal momento che la mia mente era tutta presa da quello che sarebbe successo da li' a poco.

Dopo pochi minuti sentii bussare.

'Parola d’ordine!' intimai scherzosamente prima di aprire.

Lui al momento rimase sorpreso ma si riprese immediatamente rispondendo con prontezza:

'Pompino'

'Cazzo' dissi aprendo 'non parli certo sotto metafora, tu'

'Non eri tu che volevi sapere nel dettaglio che cosa volevo da te?' mi disse tutto rosso in volto. Mi piaceva questa contraddizione tra la evidente timidezza dell’uomo e la sfrontatezza delle cose che diceva.

Si mise in piedi davanti al mio letto.

'Allora. Che devo fare?'

'In che senso?'

'Voglio dire, mi metto nudo o basta che mi tiri giu' le braghe? Mi spoglio io, o lo fai tu? Sto in piedi o mi stendo sul letto? Non sono molto esperto, te ne sarai accorto.'

'Pero' pragmatico lo sei. Non so, fammi pensare… Direi, innanzitutto che ti voglio tutto nudo, ci mancherebbe. Poi, ecco, aspetta'

E cosi' dicendo mi avvicinai a lui e gli tolsi gli occhiali.

'Ma cosi' non ci vedo bene!'

'E cos’e' che devi vedere? Tutto cio' che devi fare e' sentire, solo sentire. E poi mi piace troppo lo sguardo inerme che hai in questo momento. Fidati di me.'

Gli sbottonai la camicia e gliela tolsi. Poi gli tolsi la maglietta. Come mi aspettavo era decisamente peloso. Aveva delle braccia molto robuste e bei pettorali, anche se la vista era monopolizzata da quel pancione perfettamente rotondo.

Mi inginocchiai e gli slacciai la cintura, poi sbottonai e feci scendere lo zip.

'Vediamo un po’ in che stato si trova ora'

'Ho paura che sia lo stesso di prima. Mi e' ritornato duro appena ho pronunciato la parola ‘pompino’"

In effetti quando tirai giu' i pantaloni, notai subito la grossa sagoma orizzontale del cazzo di Baldovin che spingeva dentro le mutande. Gli sfilai i pantaloni, le scarpe e le calze.

Avvicinai il naso ai suoi slip bianchi. 'Nessun odore sgradevole, molto bene'

Baciai gli slip lungo l’asta. Poi gli baciai le palle. Erano sode. 'OK sono pronto' dissi e gli sfilai le mutande. Il suo cazzo, come se avesse dentro una molla, si dispose subito perpendicolare al suo corpo. Era scuro, largo, e ancora coperto. Sotto, le palle erano gonfie e, stranamente, glabre. Lo scappellai incuriosito e sentii subito quanto era duro. Vidi che la cappella non era grande, anzi, era piu' stretta del fusto. Ciononostante l’insieme era molto armonico.

'Mi piace il tuo uccello.'

'Perche' allora non l’assaggi?'

'Prima distenditi sul letto'

Lui sali' in ginocchio sul letto e quando vide quelle due chiappe cosi' strette, non potei esimermi dall’accarezzarle. Salito che fu, si volto' sulla schiena, piegando la gamba destra.

Io lo stetti a guardare attentamente.

'Dai, masturbati, che ti voglio vedere'

'Perche' non me la fai tu una sega?'

'Dopo. Ora prenditelo in mano'

Baldovin si rassegno' ad ubbidirmi. Vidi la sua mano grassoccia ma piccola impugnare il cazzo e farlo sembrare ancora piu' grosso, in proporzione.

Lo teneva con tutta la mano e non con le sole dita come facevano in tanti nei film porno. Forse per le dimensioni anomale della cappella, questa ogni volta si ricopriva completamente per poi di nuovo scoprirsi.

Mi avvicinai e lui smise di menarselo, come a lasciarmi il testimone. Apri' di piu' le gambe e io prendendole per le ginocchia le divaricai ulteriormente, anche quella sinistra che era rimasta distesa. In quella posizione, con quel cazzo diritto e quell’uomo tondo nudo in una posizione marcatamente oscena, lo rimirai un poco. Finalmente abbassai il capo. Eccolo li' che mi puntava. Io scartai leggermente di lato e continuai il mio movimento andando a pizzicare con le labbra la sacca dello scroto. Sentii la morbidezza soda delle palle mentre sulla guancia sentivo il contatto con l’asta di Baldovin. Leccai tra palle e base del cazzo, nell’inguine e poi sotto sollevando le palle con la lingua. Tutto senza mani, con il cazzo che mi sbatteva sul viso.

Lui aveva delle reazioni involontarie e muoveva le gambe.

Aprii di nuovo le sue gambe piu' che potei. Ora erano completamente spalancate. Gli vedevo il buco del culo. Lo leccai ancora sotto le palle, partendo quasi dal buco stesso. Gli titillavo il cordone che dal buco del culo arriva allo scroto. Poi ancora sollevai le palle con la lingua, lasciandole cadere. Lui cominciava a gradire o forse a sentire troppo, perche' cercava di chiudere le gambe, ma io non lo permisi.

'Prendimelo in bocca, dai, che non ce la faccio piu'.'

E finalmente lo accontentai, afferrandogli l’uccello e succhiando quella strana cappella e poi mettendomelo in bocca lentamente. In bocca era molto grosso e non riuscivo a tenerlo tutto. Era molto duro, almeno era infinitamente piu' duro di quello di Valladier. Cominciai a spompinare.

'Ecco cosi', finalmente, tienilo in bocca ora.'

Alzai gli occhi e vidi, oltre la pancia tondeggiante, Baldovin che teneva gli occhi chiusi e la testa girata verso l’alto. Sentii le sue due mani che mi prendevano la testa e me la guidavano di nuovo sul cazzo, e quando l’alzavo me la spingevano di nuovo verso il basso.

Presi a massaggiare le palle e la loro morbidezza dentro le mie mani mi fece quasi star male.

'Cazzo, sto per venire, la Madonna.'

Allora Baldovin fece una cosa molto strana ma che mi piacque molto: sempre tenendomi la testa in mezzo alle gambe schiacciata sul suo cazzo, si giro' su un fianco e chiuse le gambe attorno al mio collo. Quindi, in posizione leggermente rannicchiata, si mise ad andare avanti e indietro con il bacino, schiaffandomi l’uccello in bocca con violenza.

'Tieni, tieni, ohh, ohh'

Io gli misi le mani attorno al culo a guidare quel movimento avanti e indietro. Ero come in trance, con quell’uccellone durissimo che mi entrava fino in fondo alla gola e usciva dalla bocca mentre venivo colpito in faccia dalla pancia sudata di Baldovin, e sul collo ero circondato dalle gambe pelose e tozze.

Finalmente butto' in avanti il bacino e li' rimase, mentre sentii in bocca lo schizzo di sperma. Glielo ripresi in mano e ingoiai tutto lo sperma che usci' senza mai fare uscire l’uccello di bocca.

'Cosi', dai, ingoia tutto, bravo'.

Dopo poco lui comincio' ad ansimare e capii che era entrato nella fase post-coitale di rilassatezza. Allora, ormai al climax del piacere, con il suo uccello semiduro in bocca, mi tolsi l’uccello dalle mutande e mi sparai una sega. La sborrata mi parve infinita.

Baldovin non si mosse piu' da quel momento: evidentemente ne aveva avuto abbastanza per quella sera. Altrettanto evidentemente non aveva nessuna intenzione di tornare nella sua camera.

Lo coprii con la coperta e mi distesi accanto a lui dopo essermi spogliato. Dormiva il sonno degli angioletti.

continua...

ORSI ITALIANI